Sull’interest rate swap: il punto della Prima Sezione Civile.



3 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. I, 1 luglio 2022, n. 21008.

Massima redazionale

 

La Prima Sezione Civile, nell’esaminare il primo motivo di ricorso, ripropone quanto recentemente statuito dalle Sezioni Unite[1], sui contratti di “swap”. Nello specifico, hanno affermato che il c.d. interest rate swap è un contratto di scambio di obbligazioni pecuniarie future: è, perciò, definito come un derivato c.d. over the counter (OTC), ovverosia un contratto:

  1. a) in cui gli aspetti fondamentali sono dati dalle parti e il contenuto non è etero-regolamentato come, invece, accade per gli altri derivati, cd. standardizzati o uniformi, essendo elaborato in funzione delle specifiche esigenze del cliente (per questo, detto bespoke);
  2. b) non standardizzato e, quindi, non destinato alla circolazione;
  3. c) consistente in uno strumento finanziario rispetto al quale l’intermediario è tendenzialmente controparte diretta del proprio cliente.

È stato, altresì, chiarito, sempre nell’arresto da ultimo ricordato che «… lo swap, per quanto appena detto, non ha le caratteristiche intrinseche degli strumenti finanziari, e particolarmente non ha la cd. negoziabilità, cioè quella capacità di rappresentare una posizione contrattuale in forme idonee alla circolazione, in quanto esso tende a non divenire autonomo rispetto al negozio che lo ha generato. Inoltre, benché siano stipulati nell’ambito della prestazione del servizio di negoziazione per conto proprio, ex articolo 23, comma 5, Tuf, nei derivati OTC l’intermediario stipula un contratto (con il cliente) ponendosi quale sua controparte. Posto che … il rate swap è il contratto derivato che prevede l’impegno reciproco delle parti di pagare l’una all’altra, a date prestabilite, gli interessi prodotti da una stessa somma di denaro, presa quale astratto riferimento e denominato nozionale, per un dato periodo di tempo, gli elementi essenziali di un interest rate swap sono stati individuati, dalla stessa giurisprudenza di merito, ne:

  1. a) la data di stipulazione del contratto (trade date);
  2. b) il capitale di riferimento, detto nozionale (notional principal amount), che non viene scambiato tra le parti, e serve unicamente per il calcolo degli interessi;
  3. c) la data di inizio (effective date), dalla quale cominciano a maturare gli interessi (normalmente due giorni lavorativi dopo la trade date);
  4. d) la data di scadenza (maturity date o termination date) del contratto;
  5. e) le date di pagamento (payment dates), cioè quelle in cui sono scambiati i flussi di interessi;
  6. f) i diversi tassi di interesse (interest rate) da applicare al detto capitale.”

A ciò va aggiunto che – sempre secondo le indicazioni ricevute dalle Sezioni Unite sopra citate – “se lo swap stipulato dalle parti è non par, con riferimento alle condizioni corrispettive iniziali, lo squilibrio così emergente esplicitamente dal negozio può essere riequilibrato con il pagamento, al momento della stipulazione, di una somma di denaro al soggetto che accetta le pattuizioni deteriori quindi misurabile) da esplicitare necessariamente ed indipendentemente dalla sua finalità di copertura (hedging) o speculativa»; b) la potenziale passività insita in ogni contratto di swap trova una sua evidenza concreta ed attuale nella clausola di upfront, in fatto presente in due dei tre rapporti sostanziali oggetto di giudizio.».

È stato, altresì, precisato sempre dalla giurisprudenza di legittimità che, più in particolare, il contratto di interest risk swap con up front (cioè con effettivo finanziamento iniziale da restituire) non è di per sé nullo per difetto o illiceità della causa, occorrendo verificare caso per caso il concreto assetto dei rapporti negoziali predisposto dalle parti, sicchè il detto contratto deve ritenersi valido se la causa aleatoria del contratto di “swap” e quella del sottostante rapporto di finanziamento, pur collegate, restano autonome e distinte, senza risultare snaturate e senza comportare alcuna alterazione del rischio a carico dell’operatore commerciale[2]. Orbene, la descrizione dei contratti operata dalla ricorrente non consente tuttavia il rilievo della dedotta nullità contrattuale, sub specie di “difetto di causa” ovvero di illiceità della stessa.

 

 

[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 12.05.2020, n. 8770.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 28.07.2017, n. 18781.

Seguici sui social:

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori

  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap