Manipolazione indice EURIBOR: tra nullità del contratto e determinabilità dell’oggetto.



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Nota a Trib. Sassari, 21 aprile 2022, n. 415.

Massima redazionale

 

Se è vero che il contenuto del contratto possa essere determinato per relationem, è altrettanto veritiero che «la clausola contrattuale che preveda un meccanismo di sua indicizzazione, quantunque integrabile “per relationem” con riferimento agli indici oggetto di loro rilevazione futura, deve comunque – a pena di nullità per indeterminabilità dell’oggetto del contratto – prevedere e descrivere ex ante il criterio per determinare con esattezza ed in modo univoco gli importi che da essa discenderanno, non potendo lasciare invece aperte – in ragione della possibilità di optare per l’una o l’altra diversa formula di calcolo parimenti compatibile con la descrizione contrattuale della clausola ed a parità dei fatti oggetto d’inserimento al momento del loro venire ad esistenza – diverse soluzioni di risultato»[1].

Nel caso di specie, gli attori avevano dedotto che l’indice EURIBOR fosse numericamente determinato, nonché perfettamente determinabile, «essendo frutto di un sistema di calcolo e quindi di un’operazione matematica». Di talché, deve concludersi per l’insussistenza di elementi tali da poter ritenere nullo il contratto per indeterminatezza dell’oggetto, ai sensi degli artt. 1418 e 1346 c.c.

Peraltro, come noto, la Commissione Europea, nella decisione del 4 dicembre 2013, ha multato alcuni Istituti bancari per un accordo finalizzato a manipolare l’indice EURIBOR, con riferimento al periodo dal settembre 2005 al maggio 2008. Nella specie, il contratto di finanziamento era stato stipulato nell’ottobre 2002, quindi precedentemente al lasso temporale attenzionato, dovendosi escludere prova della illegittimità del tasso applicato. L’illegittimità del tasso EURIBOR, in ogni caso, non può integrare un’ipotesi di nullità, tra quelle contemplate dall’art. 1418 c.c., né di illiceità della causa, ex art. 1343 c.c. Al più, il mutuatario, che assuma di aver subito un danno conseguente alla manipolazione, può esercitare un’azione risarcitoria nei confronti delle imprese partecipanti all’intesa distorsiva.

 

 

Qui la sentenza.

[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 25.06.2019, n. 16907.

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