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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 31 marzo 2022, n. 10448.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, in tema di responsabilità della banca preponente per i danni arrecati a terzi dal promotore finanziario, l’accertamento compiuto dal giudice in ordine alle condotte da quest’ultimo dolosamente poste in essere al fine di dissimulare il reale negativo andamento delle gestioni patrimoniali a lui affidate – autonomamente valutando in sede civile la sentenza di applicazione della pena ai sensi degli artt. 444 e 445 c.p.p. per il reato di truffa – fa presumere il nesso di causalità tra detto illecito del promotore finanziario ed il danno subito dall’investitore, consistito nella perdita, parziale o totale, del capitale investito; è fatta salva la prova contraria, spettante al promotore finanziario od alla banca preponente, che il profilo di rischio del cliente è stato rispettato ovvero che le perdite si sarebbero ugualmente verificate, in pari o diversa misura, anche se il profilo di rischio del cliente fosse stato rispettato o se l’illecito del promotore finanziario non vi fosse stato, ovvero che il cliente non avrebbe disinvestito pure se fosse stato reso edotto del reale negativo andamento della gestione patrimoniale.

Il tentativo della banca di differenziare la presente fattispecie da quella oggetto di un precedente analogo, valorizzando la circostanza che in quel caso era stata dedotta anche la violazione dei criteri di gestione concordati, non dedotta invece nel caso che ci occupa, non è fruttuoso. Al fondo, infatti, l’errore contenuto nella sentenza impugnata nel giudizio de quo, così come nella sentenza cassata dalla richiamata sentenza di legittimità, consiste nel non aver tenuto conto che, in presenza della violazione del dovere di informazione sull’effettivo andamento dell’investimento, è da presumere (salvo prova contraria) il nesso causale con il danno (quest’ultimo da individuare, di regola, nella differenza tra somma investita e somma residua), atteso che, secondo l’id quod plerumque accidit, un investitore informato del cattivo andamento del suo investimento potrebbe ritirare l’investimento stesso.

Pertanto, la sentenza impugnata, in relazione ai motivi accolti, è stata cassata con rinvio.

 

Qui l’ordinanza.