Sull’utilizzo fraudolento di strumenti di pagamento.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 21 gennaio 2022, n. 1439.

di Antonella Negro

L’ABF, nella decisione in epigrafe, ha ribadito l’orientamento dei Collegi ABF, secondo cui, nell’ipotesi di utilizzo fraudolento di strumenti di pagamento, l’operazione disconosciuta rimane a carico dell’utente solo ove quest’ultimo si sia avveduto della stessa in un momento in cui era ancora revocabile e, nonostante ciò, abbia omesso di segnalarla alla banca. Esso ha altresì riaffermato il principio in base al quale, nelle controversie in questione, occorre valutare, da un lato, la condotta del cliente con riguardo agli obblighi di diligenza nella custodia dello strumento di pagamento, dei dispositivi collegati e delle relative credenziali riservate d’accesso e, dall’altro, la condotta dell’intermediario, il quale è chiamato ad adempiere al mandato secondo la diligenza professionale e qualificata ex art. 1176, comma 2, c.c. Trattasi di circostanze, in ogni caso, da valutare caso per caso.

Nell’ipotesi di disconoscimento di operazioni di pagamento da parte dell’utente, è onere dell’intermediario provare che le operazioni siano state autenticate, correttamente registrate e contabilizzate, ai sensi dell’art. 10 del d.lgs. n. 11/2010, che codifica l’inversione dell’onere della prova.

La questione posta al vaglio dell’ABF concerne la mancata corrispondenza tra il beneficiario del bonifico e quello cui è riferibile l’IBAN correttamente inserito dal correntista. Trattasi di situazione verificatasi per l’esecuzione di due bonifici.  Nella fattispecie in esame, il Collegio ha ritenuto l’istituto di credito responsabile dello sviamento dei beneficiari dei bonifici, considerandolo obbligato alla restituzione integrale dell’importo del primo bonifico e della metà dell’importo del secondo. In particolare, il Collegio è giunto a tale decisione, stante la considerazione di alcune situazioni riferibili alla società attrice:

“a) risulta dimostrato dalle stesse asserzioni della società che le operazioni contestate sono state effettuate dagli uffici della società cliente e non dalla persona fisica denominata “utente” indicata in contratto, con evidente utilizzo delle credenziali da parte di un soggetto non abilitato, al quale le stesse sono state cedute. Il contesto nel quale questo comportamento si è realizzato in qualche misura lo spiega ma non può certo giustificarlo né cancellare l’irregolarità; per contro, non risulta questo, nel concreto, un aspetto decisivo ai fini della soluzione della questione;

b) dopo il primo bonifico contestato e anteriormente al secondo, la banca ha fatto tenere a parte attrice una sorta di allarme su possibili intromissioni volte a modificare i destinatari dei bonifici, suggerendole alcune azioni; parte attrice non è intervenuta se non successivamente al secondo bonifico. Parte ricorrente ha perciò colpevolmente deciso di non tener conto dell’avvertimento che controparte le aveva comunicato e che, ove seguito o comunque valutato tempestivamente, avrebbe potuto evitare il secondo evento dannoso. Siffatto complessivo comportamento deve essere valutato ai sensi della sussistenza di un elemento colposo destinato a concorrere agli effetti pregiudizievoli derivanti dal secondo bonifico, sollecitando il Collegio a una valutazione equitativa della quota di danno che può essere posta in capo all’ordinante del bonifico stesso”.

 

Qui la decisione.

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