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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 3 novembre 2021, n. 22652.

Massima redazionale

 

Nel caso di specie, parte ricorrente fondava le proprie domande unicamente sulla base della perizia elaborata dal proprio consulente tecnico, senza, pur tuttavia, allegare alcuna documentazione contrattuale a sostegno delle proprie asserzioni; si era limitata, infatti, a versare in atti solo la documentazione di rito e copia della preventiva interlocuzione con l’Istituto resistente, omettendo di fornire evidenza sia degli estratti conto (dai quali avrebbero dovuto risultare gli addebiti asseritamente illegittimi), sia di copia del contratto di affidamento e di quello di conto corrente (pur avendo mosso rimostranze relative a entrambi i rapporti bancari).

Ciò premesso, il Collegio rileva che la ricorrente non abbia assolto l’onere probatorio, ai sensi dell’art. 2697 c.c. A tal riguardo, viene richiamata la decisione n. 10638/2019, per cui: «questo Collegio osserva che, secondo il consolidato orientamento dei Collegi territoriali ABF, “il giudizio dinanzi all’ABF debba necessariamente rispettare i princípi generali del vigente sistema processuale. Il principio della domanda così come il rispetto del contraddittorio costituiscono cardini di tale sistema, cui il procedimento ABF non può sottrarsi. Da ciò consegue che il ricorrente è tenuto a formulare una domanda che sia articolata quanto al petitum (il provvedimento o il bene della vita richiesto) e alla causa petendi (la situazione giuridica giustificatrice della domanda) ed a produrre la documentazione dimostrativa» (già, in questi termini, Collegio di Coordinamento ABF, decisione n. 10929/2016, richiamato dalle decisioni del Collegio ABF di Bari n. 21623/2018 e 7055/2018».

Peraltro, le contestazioni mosse all’Intermediario si riferiscono a importi che non trovano riscontro nei documenti in atti e sembrano assurgere a mere asserzioni, non sostenute da alcuna pertinente prova documentale; di talché, le contestazioni appaiono generiche e riguardanti una serie di doglianze in materia di usura, anatocismo e commissioni applicate; in alcuni passaggi dell’elaborato peritale vengono utilizzati gli indicatori del TAEG e del TEG in modo non sempre chiaramente identificabile e in maniera interscambiabile. In altri termini, il ricorso appare richiedere lo svolgimento di un’attività a carattere consulenziale, normativamente preclusa secondo la pacifica giurisprudenza arbitrale[1].

 

Qui la decisione.


[1] ABF, Collegio di Bologna, n. 931/2018 e 920/2018.

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