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Nota a ACF, 3 febbraio 2022, n. 5060.

Massima redazionale

 

Con la recentissima decisione, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) accoglie la domanda, subordinata, di risarcimento del danno, formulata dal ricorrente, che aveva investito in obbligazioni subordinate, ritenute asseritamente inappropriate e inadeguate rispetto al proprio profilo di rischio. Invero, l’ACF rileva la non corretta informazione ricevuta, relativamente alle caratteristiche e alla rischiosità del titolo de quo. Non può non rilevarsi che parte resistente si sia limitato ad allegare, nelle proprie difese, di avere correttamente informato l’investitore – ricorrente in ordine alle caratteristiche e al grado di rischio dei titoli, senza, pur tuttavia, produrre alcun elemento probatorio a sostegno di quanto asserito.

Peraltro, il modulo d’ordine, relativo all’operazione contestata e sottoscritto da parte ricorrente, non conteneva informazioni idonee e complete sullo specifico strumento finanziario; dalla documentazione versata in atti, non risulta che l’investitore fosse caratterizzato da un profilo «sufficientemente evoluto», tanto da poterne fare discendere anche una conoscenza, de relato, delle caratteristiche effettive dello strumento attenzionato. A tal proposito, dagli estratti conto risultava che, in precedenza, il ricorrente aveva investito il proprio patrimonio in BTP e in titoli emessi dallo stesso resistente: tale operatività non solo revoca in dubbio l’addotta circostanza che si fosse trattato di investimento «a cui parte ricorrente si sarebbe indotta in modo totalmente autonomo», ma appare «sintomatica di un profilo di investitori con limitate competenze ed esperienza in materia di investimenti finanziari, oltre che poco propensi ad effettuare investimenti caratterizzati da un apprezzabile livello di rischiosità e, oltretutto, in modo consapevolmente autonomo.».

 

Qui la decisione.

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