Non tutte le ricostruzioni del dare/avere escono con gli estratti conto.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 7 dicembre 2021, n. 38976.

Redazione

 

Con la recentissima ordinanza, la Sesta Sezione Civile ha evidenziato come l’estratto conto non costituisca l’unico mezzo di prova attraverso cui ricostruire le movimentazioni del rapporto; invero, consente, certamente, di avere un appropriato riscontro dell’identità e consistenza delle singole operazioni poste in atto, ma, in assenza di alcun indice normativo che autorizzi una diversa conclusione, non può escludersi che l’andamento del conto possa accertarsi avvalendosi di altri strumenti rappresentativi delle intercorse movimentazioni. Per far fronte alla necessità di elaborazione dei dati, l’Organo giudicante potrebbe avvalersi di un consulente d’ufficio, essendo sicuramente consentito svolgere un accertamento tecnico contabile al fine di rideterminare il saldo del conto, in base a quanto comunque emergente dai documenti prodotti in giudizio[1].

In conclusione, deve ritenersi che l’accertamento del dare/avere possa attuarsi con l’utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all’inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto[2]: il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione di quanto indebitamente trattenuto dalla banca (e, dunque, da lui pagato) con il saldo finale del rapporto non è, quindi, tenuto a documentare le singole rimesse suscettibili di ripetizione soltanto mediante la produzione in giudizio di tutti gli estratti conto mensili[3].

In tal senso, a fronte della mancata acquisizione di una parte degli estratti, il giudice del merito potrebbe valorizzare, a norma degli artt. 2709 e 2710 c.c., le risultanze delle scritture contabili. Nella specie, la Corte territoriale ha errato nel negare, in punto di diritto, che documenti diversi dagli estratti conto potessero essere utilizzati per la ricostruzione delle intercorse movimentazioni.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. 1 giugno 2018, n. 14074, ove il richiamo a Cass. 15 marzo 2016, n. 5091; Cass. 3 dicembre 2018, n. 31187.

[2] Così Cass. 2 maggio 2019, n. 11543.

[3] Cfr. Cass. 21 dicembre 2020, n. 29190, secondo cui la prova dei movimenti del conto può dunque desumersi anche aliunde, vale a dire attraverso le risultanze dei mezzi di cognizione assunti d’ufficio e idonei a integrare la prova offerta.

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