In tema di opposizione alla devoluzione dei rapporti bancari cointestati, caduti in successione.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 13 ottobre 2021, n. 21516.

di Donato Giovenzana

 

Oggetto della controversia è la nota questione relativa al diritto del coerede alla liquidazione pro quota delle somme e dei titoli relativi ai rapporti caduti in successione, nel caso di rifiuto dell’intermediario di liquidarli perché un altro coerede ha manifestato la propria opposizione.

In subjecta materia non si può fare a meno di richiamare le più recenti decisioni arbitrali, commentate sulla presente Rivista.

  – Nota a ABF, Collegio di Palermo, 23 giugno 2021, n. 15500, “Il diritto del coerede ad ottenere la propria quota dei crediti ereditari uti singulus viene caducato dall’opposizione di uno dei cointestatari e/o degli eventuali eredi (che impone il concorso di tutti”, secondo cui  “a fronte della formale opposizione dei coeredi ed in presenza di un’apposita previsione pattizia, il Collegio reputa legittimo il rifiuto della banca di dar seguito alla richiesta della ricorrente e rigetta il ricorso”;

 – Nota a ABF, Collegio di Torino, 26 febbraio 2021, n. 5059, “Successione: la legittima richiesta del coerede di devoluzione della sua quota-parte è “bloccata” dall’attivazione di altro coerede dell’opposizione alla liquidazione, prevista contrattualmente”la cui conclusione è stata “nel dare atto che, in presenza di opposizione del coerede, non era possibile procedere a liquidare la quota del 50 % dell’attivo del conto, come il richiedente domandava, la Banca non ha dunque fatto altro che attenersi alle condizioni contrattuali pattuite”.

Il Collegio meneghino precisa innanzitutto che sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione a sezioni unite, la quale, con la sentenza n. 24657 del 28/11/2007, che ha chiarito come i crediti del de cuius non si dividano automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrino a far parte della comunione ereditaria, specificando, tuttavia, che ciascuno dei partecipanti ad essa può agire singolarmente per far valere l’intero credito ereditario comune o anche la sola parte di credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi; precisa, infine, che la partecipazione al giudizio degli altri coeredi può essere richiesta dal convenuto debitore in relazione ad un concreto interesse all’accertamento nei confronti di tutti, della sussistenza o meno del credito. Il principio è stato confermato dal Collegio di Coordinamento dell’Abf, che, con la pronuncia n. 27252/2018ha inoltre precisato che il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente ha efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del coerede soddisfatto.

L’Abf milanese ribadisce che l’opposizione dell’intermediario alla liquidazione della quota può giustificarsi unicamente sulla base di disposizioni contrattuali relative ai rapporti caduti in successione e sottoscritti dal de cuius che prevedano il necessario concorso di tutti i coeredi in caso di opposizione anche di uno solo di essi (cfr., le decisioni 9784/2020 e n. 9794/2021; v. anche la decisione del Collegio di Torino n. 5951/2021).

Il Collegio arbitrale osserva, poi, che l’intermediario resistente, pur non sollevando alcuna eccezione in merito alla qualità di eredi della parte ricorrente e delle cointestatarie del ricorso, ha motivato il proprio rifiuto della liquidazione da loro richiesta sulla base dell’opposizione di altra coerede e dell’art. 8 delle Condizioni generali relative al rapporto banca-cliente, sottoscritte dal de cuius, il quale così recita, per quanto rileva in questa sede:

Art. 8 – Cointestazione del rapporto […]

3. Nel caso di morte […] di uno dei titolari del rapporto, ciascuno degli altri cointestatari conserva il diritto di disporre separatamente del rapporto. Analogamente lo conservano gli eredi del cointestatario, che saranno però tenuti ad esercitarlo tutti insieme […]. 4. Tuttavia nei casi di cui al precedente comma, la banca deve pretendere il concorso di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi […] quando da uno di essi le sia stata presentata o recapitata opposizione in forma scritta […]”.

A questo punto, – ed ecco il quid veramente innovativo elaborato dal Collegio lombardo – viene asserito che

“ Come giustamente rilevato dalla parte ricorrente, tuttavia, la clausola in questione non attiene alla liquidazione della quota dei rapporti bancari intestati al de cuius, ma alla facoltà di disporre di – e, quindi, di operare su – rapporti cointestati nel caso di decesso di uno dei cointestatari.

La clausola in questione non può pertanto essere invocata dall’intermediario al fine di rifiutare la liquidazione delle quote ereditarie spettanti alla parte ricorrente e alle cointestatarie del ricorso.”.

 

Qui la decisione.

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