Sull’onere probatorio circa il mancato incasso dell’assegno.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 11 novembre 2021, n. 33566.

di Francesco Vantaggiato

 

 

 

 

1. Il caso.

Tizio citava in giudizio Caio davanti al Tribunale Civile di Modena Caio dopo aver venduto a questi un terreno, con fabbricati, per il prezzo di Euro 120.000,00, dei quali Euro 30.000,00 a mezzo assegno circolare ed Euro 90.000,00 a mezzo assegno bancario indicato nell’atto di vendita. Tuttavia, Tizio lamentava il mancato incasso del secondo assegno perciò chiedendo al Tribunale di condannare il convenuto al pagamento di Euro 90.000,00. Il Tribunale rigettava la domanda.

Adita la Corte di Appello di Bologna, questa, nella sentenza n. 1931/2019, accoglieva la domanda poiché il pagamento eseguito con assegno bancario avrebbe efficacia estintiva del debito solo al momento dell’incasso del titolo, indimostrato nel caso di specie.

Caio, allora, proponeva ricorso per la cassazione della sentenza di appello sulla scorta di due motivi. Il primo motivo atteneva alla mancanza della prova dell’accordo simulatorio allegato in prima battuta dall’attore. Con il secondo motivo, invece, lamentava che quando nel contratto sia prevista una quietanza di pagamento tramite consegna di assegno bancario, gravi solo sull’accipiens l’onere di dimostrare il mancato incasso del titolo.

 

2. Il principio di diritto ripreso dalla Suprema Corte: onere probatorio sul creditore.

La Suprema Corte, Sez. VI, nell’ordinanza n. 33566 (ud. 10.06.2021) dep. 11.11.2021, relatore Dott. Stefano Oliva, ha ritenuto di aderire alla proposta del relatore di definizione ex art. 380-bis c.p.c. circa l’accoglimento del secondo motivo di ricorso con assorbimento del primo.

In particolare, la censura è stata ritenuta fondata poiché la Corte di Appello di Bologna aveva mal interpretato la richiamata sentenza Cass. civ., Sez. 1, Sent.  n. 17749 del 30.07.2009. Infatti, nel caso in oggetto, la Suprema Corte ha aderito esattamente al principio già affermato in quel precedente – Cass. civ., Sez. I, Sent., 30.07.2009, n. 17749 (Rv. 609903) proveniente da una sentenza della Corte di Appello di Lecce – secondo cui: “In caso di pagamento effettuato mediante assegni di conto corrente, l’effetto liberatorio si verifica con la riscossione della somma portata dal titolo, in quanto la consegna del titolo deve considerarsi effettuata, salva diversa volontà delle parti, “pro solvendo”; tuttavia, poiché l’assegno, in quanto titolo pagabile a vista, si perfeziona, quale mezzo di pagamento, quando passa dalla disponibilità del traente a quella del prenditore, ai fini della prova del pagamento, quale fatto estintivo dell’obbligazione, è sufficiente che il debitore dimostri l’avvenuta emissione e la consegna del titolo, incombendo invece al creditore la prova del mancato incasso, la quale, pur costituendo una prova negativa, non si risolve in una “probatio diabolica”, in quanto, avuto riguardo alla legge di circolazione del titolo, il possesso dello stesso da parte del creditore che lo ha ricevuto implica il mancato pagamento”.

Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio della causa alla Corte di Appello di Bologna in differente composizione.

 

3. Indirizzo consolidato.

Tale principio, già nell’ottica della citata pronuncia del 2009, discende dalla considerazione pacifica che l’assegno bancario costituisce un mezzo di pagamento agevole e sostitutivo della moneta, oltre che un titolo di credito pagabile a vista perfezionatosi giuridicamente nel momento in cui entra in circolazione. Proprio per questi motivi, il Supremo Consesso aveva già chiarito negli anni Sessanta del secolo scorso che il fatto estintivo di una obbligazione dato dalla prova del pagamento possa essere dimostrato con l’avvenuta emissione di un assegno, senza contraddizione di sorta tra il valore attribuito al rilascio del titolo e l’astrattezza dello stesso (cfr. Cass. civ. n. 115 del 1962 e n. 3863 del 1969), in armonia con la legge di circolazione del titolo ai sensi del R.D. n. 1736 del 21 dicembre 1933 (si veda, ad es., l’accertamento del mancato pagamento tramite protesto).

In maniera analoga sull’onere probatorio del creditore si è espresso, nella giurisprudenza di merito, il Tribunale Ivrea, 4 marzo 2016, Dott. Matteo Buffoni (“poiché l’assegno, in quanto titolo pagabile a vista, si perfeziona, quale mezzo di pagamento, quando passa dalla disponibilità del traente a quella del prenditore, ai fini della prova del pagamento, quale fatto estintivo dell’obbligazione è sufficiente che il debitore dimostri l’avvenuta emissione e la consegna del titolo. E’ onere del creditore provare il mancato incasso del titolo”).

Granitico in sede di legittimità anche il principio, cennato nell’ordinanza in esame, secondo cui si addiviene all’estinzione del debito solo all’effettiva riscossione della somma portata dal titolo, in quanto la consegna, salva diversa volontà delle parti, va considerata “pro solvendo”. Precisamente, in tali termini, si vedano, tra le altre, Cass. civ., Sez. II, Sent., 05.06.2018, n. 14372, Rv. 648974-01, e Cass. civ., Sez. III, Sent., 12.12.2014, n. 26161, Rv. 633548 (quest’ultima precisa finanche che “la consegna del titolo, nell’identificare il distacco dello stesso dalla sfera giuridica del traente ed il suo passaggio nella disponibilità del prenditore, rileva ai soli fini della sua venuta ad esistenza, che consente al creditore di esigere immediatamente il pagamento”).

 

Qui l’ordinanza.

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