Sull’insufficienza della mera verifica della conformità della sottoscrizione allo specimen firmae.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 23 settembre 2021, n. 25894.

di Donato Giovenzana

 

L’obbligo di diligenza posto a carico della Banca nello svolgimento del rapporto di conto corrente non è stato interamente adempiuto con la verifica dell’autenticità delle firme apposte sui moduli contenenti gli ordini di liquidazione delle polizze e di quelli di bonifico e con la successiva comunicazione al cliente dell’avvenuta esecuzione di tali operazioni, non tiene adeguatamente conto della circostanza, sostanzialmente pacifica tra le parti, che la consegna dei predetti moduli non è stata effettuata personalmente dal ricorrente, ma da altro soggetto, non autorizzato ad operare sul conto personale dello stesso, ma solo su quello aziendale.

In riferimento all’esecuzione di ordini pervenuti attraverso canali inusuali, la Suprema Corte ha affermato costantemente che la responsabilità della banca non può essere esclusa in virtù del mero riscontro della conformità della sottoscrizione allo specimen, dal momento che, in presenza di circostanze del caso concreto tali da suggerire, secondo le regole di diligenza cui è tenuto il mandatario, ulteriori controlli, l’omissione degli stessi integra un comportamento colposo ostativo alla configurabilità di una situazione di apparenza idonea a giustificare l’esonero della banca da detta responsabilità (cfr. Cass., Sez. I, 9/10/2017, n. 23580; 20/09/2013, n. 21613; 20/02/1988, n. 1764). Tale principio, ritenuto applicabile sia al caso di ordini di bonifico non consegnati di persona dal cliente sia al caso di ordini trasmessi in via telefonica o telematica da soggetti non meglio individuati, trova giustificazione nella natura professionale dell’attività svolta dal banchiere nella ricezione e nell’esecuzione degl’incarichi affidatigli, la quale gli impone, a sensi dell’art. 1176, secondo comma, cod. civ., di predisporre l’organizzazione necessaria per garantire la sicurezza nell’effettuazione delle operazioni e di adottare tutte le cautele suggerite dalla tecnica e dall’esperienza, al fine di impedire l’esecuzione di pagamenti non autorizzati.

In quest’ottica, ed avuto riguardo anche alla consistenza dell’importo ricavato dalla liquidazione delle polizze, la circostanza che la signora non fosse autorizzata ad operare sul conto corrente personale del ricorrente avrebbe imposto alla Corte territoriale di non limitarsi a dare atto dell’autenticità delle firme apposte sui moduli con cui era stato disposto lo smobilizzo dei titoli e della non rilevabilità ictu oculi della falsità di quelle apposte sugli ordini di bonifico, ma di verificare, ai fini dell’esclusione della responsabilità della Banca, se, indipendentemente dall’esistenza di una delega scritta, le predette modalità di consegna corrispondessero ad una prassi invalsa tra le parti, idonea ad ingenerare nella Banca un incolpevole affidamento in ordine alla legittimazione della presentatrice, in quanto conosciuta dal correntista e da lui mai precedentemente contestata. Nessun rilievo può assumere, in contrario, la circostanza che l’avvenuta liquidazione delle polizze emergesse dall’annotazione dell’accreditamento del relativo importo negli estratti conto inviati al cliente, trattandosi di un comportamento estraneo alla sequenza causale in esame, in quanto anteriore al trasferimento delle somme sul conto corrente aziendale, che ha consentito alla signora di disporne legittimamente, in qualità di delegata, in tal modo favorendone la definitiva uscita dalla sfera patrimoniale del ricorrente.

Quanto poi al comportamento negligente di quest’ultimo, concretizzatosi nel mancato controllo delle comunicazioni e degli estratti conto inviati dalla Banca, che gli avrebbero consentito di accorgersi tempestivamente delle operazioni effettuate dalla signora senza autorizzazione, secondo la Cassazione, spetterà alla Corte territoriale stabilire se ed in quale misura lo stesso si sia inserito con efficacia causale nella successione degli eventi che hanno reso possibile la sottrazione delle somme ricavate dalla liquidazione delle polizze, sì da poter configurare un concorso di colpa del danneggiato.

 

Qui la sentenza.

 

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