Assegno circolare clonato: gli elementi sintomatici della falsificazione e il concorso di responsabilità in caso di Check Image Truncation (CIT).



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 3 settembre 2021, n. 19684.

di Antonio Zurlo

 

Nella specie, il Collegio milanese dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), presa visione dei documenti prodotti, osserva come il titolo asseritamente clonato presentasse tutti gli elementi previsti come necessari dalla Circolare, in particolare il Data Matrix in posizione apparentemente conforme alle indicazioni dell’ABI; la comparazione dei due titoli indicava, altresì, che il numero di assegno corrispondesse effettivamente a quello del modulo originale. Pur tuttavia, lo stesso Organismo arbitrale evidenzia la sussistenza di elementi di differenza; segnatamente:

  • la firma apposta sul titolo clonato era difforme da quella presente su quello originale;
  • difformità erano riscontrabili con riferimento alla modalità grafica di redazione del titolo contraffatto; la firma dell’emittente; la distanza del luogo, data di emissione e importo dalla linea di riferimento (che è maggiore); l’indicazione dei codici ABI e CAB e della clausola di non trasferibilità (non in linea con l’indicazione della data di esigibilità); l’importo in lettere (posto sulla stessa linea di “euro” e non in posizione sfalsata).

Ciò premesso, onde valutare la condotta dei due intermediari convenuti e del cliente – ricorrente, il Collegio rileva che l’assegno contestato fosse stato emesso e incassato nell’ottobre 2020 e, quindi, in data successiva all’adozione della Check Image Truncation (CIT), che impone[1]: agli intermediari negoziatori di provvedere alla lettura del codice Data Matrix e di segnalare al trattario/emittente le eventuali anomalie riscontrate “quali ad esempio l’assenza o impossibilità di leggere il codice”, e di trasmettere, in tali casi, “al trattario/emittente l’immagine dell’assegno per consentire lo svolgimento delle verifiche di competenza”; agli intermediari emittenti di gestire il flusso di “presentazione al pagamento” ricevuto dall’aderente negoziatore e accettare il regolamento dei titoli presentati al pagamento.

Nel caso di specie, risulta effettivamente l’incasso dell’assegno tramite CIT da parte del beneficiario. La banca negoziatrice sottolineava che, in particolare, la lettura dei Data Matrix avesse prodotto la medesima codeline, che la carta fosse filigranata e presentasse l’impronta della scritta “B***P***” ripetuta in sequenza su tutta la superficie e che l’assegno, inserito nell’apposito lettore, non evidenziasse alcuna anomalia nell’acquisizione dell’immagine. Enfatizzava, altresì, che la negoziazione fosse avvenuta alla presenza del beneficiario, proprio correntista, correttamente individuato.

D’altra parte, al fine di determinare con precisione la diligenza della negoziatrice nel verificare l’autenticità dell’assegno, l’ABF, richiamate le disposizioni del Regolamento della Banca d’Italia del 22 marzo 2016, rileva che, mentre la presentazione al pagamento degli assegni bancari/postali di importo sino a 8.000 euro debba avvenire in CIT mediante i soli dati contabili (essendo necessaria la trasmissione dell’immagine solo in presenza di incoerenze o anomalie sul titolo), la banca sia tenuta a inviare all’emittente l’immagine dell’assegno (unitamente ai dati di cui all’articolo 8 del Regolamento) per gli assegni bancari e postali di ammontare superiore (Art. 7, comma 1).

Nel caso di specie, pertanto, la banca negoziatrice è risultata evidentemente inadempiente all’obbligo di trasmettere all’emittente l’immagine dell’assegno circolare, essendo questo di 17.000 euro. Tale inadempimento è risultato causalmente rilevante, proprio in quanto la sola verifica tramite CIT non ha permesso di riscontrare anomalie (in virtù del carattere presuntivamente sofisticato della frode), che, per contro, avrebbero potuto essere notare dall’emittente qualora gli fosse stata trasmessa l’immagine dell’assegno.

Del pari, il Collegio rileva profili di negligenza in capo all’intermediario emittente, che, tramite la procedura CIT, ha ricevuto i dati dell’assegno e ha dato corso sic et simpliciter al pagamento: non ha richiesto, invece, la trasmissione dell’immagine, che, appunto, gli avrebbe permesso di mettere a confronto il titolo clonato con quello originario e notare le numerose differenze.

Da ultimo, è parimenti comprovato che, nel caso di specie, il ricorrente avesse trasmesso al sedicente venditore una foto parziale dell’assegno contenente i dati essenziali necessari per la clonazione. (condotta negligente, contestata da entrambi gli intermediari). Di talché, l’Arbitro non può astenersi dal rilevare che il comportamento de quo sia stato effettivamente incauto e abbia consentito l’innescarsi della frode, concorrendo, assieme alla condotta negligente dei due intermediari, alla causazione dell’evento dannoso, nella misura, equamente determinata, di un 1/3. Occorre sottolineare, infatti, che, qualora i due professionisti avessero puntualmente adempiuto alle loro obbligazioni, l’evento non si sarebbe potuto verificare, cosicché il loro apporto causale appare preponderante.

 

Qui la decisione.


[1] Sul punto, Circolare ABI, Serie Tecnica, n. 12 del 4 luglio 2018.

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