Eccepibilità della nullità “antitrust” di una fideiussione omnibus nel giudizio di legittimità.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 14 ottobre 2021, n. 28028.

di Antonio Zurlo

 

La Terza Sezione Civile, con la recente ordinanza in oggetto, in tema di nullità “antitrust” delle fideiussioni omnibus, rileva come, pur non essendo in discussione, la rilevabilità d’ufficio di tale invalidità anche nel giudizio di legittimità, si debbano sottolineare i limiti che tale rilievo deve incontrare in tale sede, ex art. 372 c.p.c.

Invero, come già statuito dalla giurisprudenza di legittimità[1], la possibilità di rilievo d’ufficio della nullità per cui è causa riguarda anche il giudizio di legittimità, per espresso disposto dell’art. 101, par. 2, TFUE, occorrendo avere riguardo agli “effetti derivati” della nullità di un’intesa anticoncorrenziale di tipo orizzontale, intervenuta tra i vari operatori economici di un determinato settore, e rilevando, quindi, se gli effetti distorsivi si siano effettivamente trasferiti sui negozi stipulati “a valle” dell’intesa illecita. La stessa decisione ha, pur tuttavia, opportunamente precisato che:

– dalla declaratoria di nullità di un’intesa tra imprese, per lesione della libera concorrenza, emessa dalla Autorità antitrust, ai sensi dell’art. 2 della l. n. 287/1990, non discende automaticamente la nullità di tutti i contratti posti in essere dalle imprese aderenti all’intesa;

– le nullità “a valle” delle fideiussioni omnibus debbono essere valutate alla stregua degli artt. 1418 c.c. ss. e può trovare applicazione l’art. 1419 c.c., ove l’assetto degli interessi in gioco non venga pregiudicato da una pronuncia di nullità parziale, limitata alle clausole rivenienti dalla intesa illecita, posto che, in linea generale, solo la banca potrebbe dolersi della loro espunzione. Tale possibile effetto limitato della nullità dell’intesa “a valle”, ovviamente, comporta un ulteriore vaglio degli interessi in gioco da parte del giudice.

Ciò premesso e con riferimento al caso oggetto di ricorso, la nullità dell’intesa (coinvolgente lo schema contrattuale predisposto dall’ABI), costituente il presupposto di validità del titolo negoziale in questione (ovverosia, la fideiussione, indicata come conforme al modello ABI), da cui deriva la legittimazione attiva della creditrice, per quanto rilevabile d’ufficio, in sede di giudizio di legittimità non può, del pari, essere accertata sulla base di una “nuda” eccezione, sollevata per la prima volta con il ricorso per cassazione, rimandando la deduzione a contestazioni, in fatto, mai effettuate dalle parti convenute, a fronte della quale l’intimato sarebbe costretto a subire il “vulnus” di maturate preclusioni processuali[2].

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass., 19.02.2020, n. 4175.

[2] Cfr. Cass. 09.08.2019, n. 21243.

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