Sull’obbligo informativo al momento dell’acquisto.



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Nota a Decisione ACF, del 02 settembre 2021, n. 4161.

di Gennaro Colella

 

Premessa.

Con la decisione in commento, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie si è pronunciato in tema di obbligo di informazione sulle caratteristiche e sui rischi degli strumenti finanziari, gravante sull’intermediario, al momento del loro acquisto da parte del cliente e sui profili di responsabilità nascenti in caso di inadempimento del suindicato obbligo.

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Le circostanze fattuali.

La fattispecie oggetto di causa trae origine dall’acquisto da parte dell’utente, tra dicembre 2010 e febbraio 2011, di n. 200 azioni, emesse dallo stesso intermediario, per un controvalore complessivo di € 9.070,00.

Il suddetto acquisto veniva posto in essere su consiglio dell’intermediario resistente che avrebbe rassicurato parte ricorrente in ordine alla liquidità e al basso livello di rischio dell’investimento.

Tuttavia, a seguito dell’ammissione delle suindicate azioni alla negoziazione sul sistema multilaterale HI-MFT, l’investitore prendeva coscienza del fatto che i titoli avevano subito un sensibile deprezzamento e, soprattutto, che il relativo smobilizzo risultava di difficile attuazione in quanto trattavasi di azioni illiquide, come tra l’altro indicato nella scheda titolo pubblicata sul sito dello stesso intermediario.

Per tali motivi, adiva l’Arbitro per le Controversie Finanziarie per chiedere, previa declaratoria di responsabilità dell’intermediario per violazione degli obblighi di informazione sullo stesso gravanti, la condanna al risarcimento del danno subito da quantificarsi in misura analoga all’investimento effettuato.

Costituitosi nei termini, l’intermediario chiedeva il rigetto del ricorso, asserendo, a tal proposito, di aver assolto gli obblighi informativi posti a suo carico, come dimostrato dal modulo, depositato in atti, recante la dichiarazione che l’investitore aveva ricevuto informazioni sui principali rischi che caratterizzavano l’operazione e dallo stesso sottoscritto e negando l’esistenza di qualsiasi danno dal momento che parte ricorrente era ancora in possesso dei titoli e non aveva dimostrato né la loro totale assenza di valore né l’impossibilità di recuperare l’investimento originario mediante la loro successiva vendita.

 

La decisione del Collegio.

Nella decisione in commento, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, in primo luogo, ha sottolineato come l’onere della prova di aver adempiuto correttamente gli obblighi di informazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari può ritenersi assolto dall’intermediario, al momento dell’acquisto, solo se il cliente viene edotto, in maniera, non solo formalistica ma, soprattutto in concreto, sulle caratteristiche dello strumento acquistato in modo da consentire una decisione consapevole.

In secondo luogo, si è pronunciato in merito all’esistenza del danno, statuendo, a tal proposito, che il danno che l’investitore subisce a seguito di una scelta non consapevole ed informata, dovuta all’inadempimento degli obblighi, gravanti sull’intermediario nella prestazione del servizio, si concretizza per il solo fatto che il suo risparmio è immobilizzato in uno strumento di cui non può realizzare, in tempi ragionevolmente brevi, il relativo valore, venendosi così a trovare “prigioniero di un investimento da cui non può uscire”.

Infine, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, con la decisione in commento, analizza il tema della quantificazione del danno, stabilendo, sulla base di un orientamento consolidato nella materia per cui è causa, che lo stesso debba liquidarsi in misura pari alla differenza tra il capitale investito, i benefici in concreto ritratti dall’operazione e la somma che l’investitore potrebbe realizzare attraverso la loro vendita nel sistema dove sono negoziate.

In virtù delle precedenti considerazioni, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, non essendo stata consegnata al cliente alcuna scheda prodotto inerente le caratteristiche degli strumenti finanziari acquistati e considerando il modulo predisposto a stampa dallo stesso resistente e sottoscritto da parte ricorrente (depositato in atti) uno strumento non idoneo a porre l’investitore nelle condizioni di effettuare una scelta consapevole, ha accolto parzialmente il ricorso, non ritenendo assolto, da parte dell’intermediario resistente, l’onere della prova di aver correttamente adempiuto gli obblighi di informazione sullo stesso gravanti.

Di conseguenza, in ossequio al principio del “più probabile che non”, ovvero che in presenza di una corretta informazione, parte ricorrente si sarebbe astenuta dall’eseguire il suindicato investimento, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie. ha attribuito all’inadempimento dell’intermediario rilevanza causale del danno subito da parte ricorrente.

Per tali motivi, ha condannato l’intermediario resistente a risarcire il danno da quantificarsi, secondo il principio suindicato, in € 4.410,60, ovvero € 9.070,00 (capitale investito) – € 459,40 (benefici percepiti a titolo di dividendi) – € 4.200,00 (somma che l’investitore potrebbe realizzare mediate la vendita delle azioni di cui è in possesso nel sistema HI-MTF in cui sono negoziate) oltre la somma di € 454,29, a titolo di rivalutazione monetaria, per una somma complessiva pari ad € 4.864,89.

 

Qui la decisione.

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