Tra i due contendenti, il saldo zero gode.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 5 agosto 2020, 22388.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

La censura di parte ricorrente investiva il punto della decisione non definitiva in cui veniva addebitato alla stessa Banca il mancato adempimento del proprio onere probatorio, con riferimento agli estratti conto riferiti alla prima parte dei rapporti di conto corrente dedotti in giudizio. Nello specifico, si assumeva che l’applicazione del criterio del c.d. saldo zero risultasse errata, in quanto la controparte non si era limitata a chiedere la revoca del decreto ingiuntivo opposto, ma aveva domandato la determinazione del credito vantato dall’Istituto e, quindi, introdotto un’azione di accertamento negativo. In proposito, veniva addotto che, laddove il correntista agisca in via riconvenzionale o per l’accertamento negativo del proprio credito, la mancata produzione dei primi estratti conto determini la necessità di considerare vero e reale il saldo portato dal primo degli estratti conto versati in causa.

A giudizio della Sesta Sezione Civile il motivo è infondato.

Invero, la Banca ricorrente omette di considerare che, nella controversia in esame, la domanda riconvenzionale (di accertamento del saldo e di ripetizione dell’indebito) della correntista si contrappone a quella diretta al pagamento del saldo del rapporto di conto corrente: domanda da essa originariamente azionata in via monitoria. In quest’ultima ipotesi, entrambe le parti sono onerate della prova delle contrapposte pretese, aventi rispettivamente a oggetto l’inesistenza e l’esistenza del credito dedotto in lite[1]. Ciò significa, in concreto, che ciascuno dei due contendenti ha l’onere di dar prova delle operazioni da cui si origina il saldo.

In linea generale, nella prospettiva dell’art. 2697 c.c., la mancata documentazione di una parte delle movimentazioni del conto, il cui saldo sia a debito del correntista, non esclude una definizione del rapporto di dare – avere fondata sugli estratti conto prodotti da una certa data in poi. Essendo sia la Banca che il correntista onerati della prova dei propri assunti, la mancata produzione degli estratti conto assume una colorazione neutra sul piano della ricostruzione del rapporto di dare – avere e giustifica, come tale, un accertamento del saldo di conto corrente che non sia influenzato dalle movimentazioni del periodo non documentato.

Difatti, proprio in quanto ognuna delle parti assume la veste di attore, all’interno del giudizio, è inconcepibile che l’una e l’altra possano giovarsi delle conseguenze del mancato adempimento dell’onere probatorio della controparte. In tal senso, mancando la prova delle movimentazioni del conto occorse nel periodo iniziale del rapporto, il correntista non potrà aspirare a un rigetto della domanda di pagamento della Banca, ma, al contempo, questa non potrà invocare, in proprio favore, l’addebito della posta iniziale del primo degli estratti conto prodotti.

In conclusione, il criterio adottato dal giudice di appello, che è conforme alla giurisprudenza di legittimità[2], non merita censura.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Per l’ipotesi di contrapposte domande di pagamento e di accertamento negativo, Cass. 16 giugno 2005, n. 12963; Cass. 15 febbraio 2007, n. 3374; con specifico riguardo al caso in cui il correntista agisca in giudizio chiedendo di rideterminarsi il saldo del conto e la ripetizione degli importi da lui indebitamente versati, mentre la banca spieghi riconvenzionale per la corresponsione degli importi di cui si assuma creditrice: Cass. 7 maggio 2015, n. 9201.

[2] Cfr. Cass. 29 ottobre 2020, n. 23852.

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