FINANZIAMENTI CON AMMORTAMENTO GRADUALE: ITALIANO E FRANCESE. Nella conformazione dell’oggetto del contratto si consuma la criticità posta sul crinale fra trasparenza e violazione degli artt. 1284 e 1283 c.c.



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Approfondimento a cura di Roberto Marcelli[1].

 

SOMMARIO: 1. Introduzione: aspetti preliminari. – 2. Le due distinte tipologie contrattuali di ammortamento graduale. – 3. Contratto di finanziamento con ammortamento a quota capitale costante (all’italiana). – 4. Contratto di finanziamento con ammortamento a rata costante (alla francese). – 5. L’ammortamento alla francese e all’italiana: rilievi giuridici distinti.

 

1.   Introduzione: aspetti preliminari.

I finanziamenti con ammortamento a rata costante hanno evidenziato più recentemente, in dottrina e in giurisprudenza, plurime criticità che si pongono sul crinale fra gli obblighi di trasparenza e il divieto di anatocismo, coinvolgendo altresì il rispetto degli artt. 1284, 1194 e 1195 c.c.[2].

Ben si comprendono le titubanze e lo scetticismo insorti al riguardo nella giurisprudenza per una formulazione contrattuale diffusamente adottata da lungo tempo. Tuttavia, si può agevolmente riscontrare che: i) sino ai noti interventi della Cassazione del ’99, si riteneva che gli usi di mercato rientrassero nelle deroghe dell’art. 1283 c.c. e successivamente, con la legge n. 342/99 e la Delibera CICR 9 febbraio ’00, veniva introdotta una espressa deroga al menzionato presidio normativo ma, con la modifica legislativa dell’art. 120 TUB del 2013, successivamente rivista nel 2016, è stata rimossa ogni commistione fra capitale ed interessi, ripristinando, implicitamente, per i finanziamenti, il divieto di anatocismo[3]; ii)  il dovere di informazione e comprensibilità, che discende dall’art. 1337 c.c., integrato dai più ampi e pervasivi standard di trasparenza della normativa bancaria, apprezzabilmente implementati negli ultimi decenni negli artt. 117 e segg. del TUB, impongono un rigoroso presidio di conoscenza e consapevolezza nei rapporti di credito, in un corretto bilanciamento del contratto, fra chi lo predispone e chi lo subisce[4].

 

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[1] Presidente di AssoCTU. Il presente contributo è stato redatto in data 30 giugno 2021.

[2] Cfr.: C.A. Bari, Rel.: C. Romano, n. 1890 del 3 novembre 2020; Corte d’Appello Campobasso, R. Carosella, n. 412, 5 dicembre 2019; Trib. Viterbo, P. Bonofiglio, n. 733 del 7 giugno 2021; Trib. Brindisi, A.I. Natali, n. 709. 21 maggio 2021; Trib. Campobasso, M. Dentale, n. 523 del 6 novembre 2020; Trib. Cremona, N. Corini, n.227, 28 marzo 2019, n. 221 27 marzo 2019, n. 201 18 marzo 2019; Trib. Roma, A. Zanchetta, 29 maggio 2019; Trib. Massa, Provenzano, 13 novembre 2018, 7 febbraio 2019, 10 gennaio 2020 e 5 agosto 2020; Trib. Napoli, Pastore Alinante, n. 1558, 13 febbraio 2018 e n. 4102 del 16 giugno 2020; Trib. Lucca n. 763/18 e n. 476/2020; Trib. Ferrara n. 287/18.

[3] Con i chiarimenti ai quali è approdata la Cassazione e la rimozione delle deroghe precedentemente previste dalla Delibera CICR del 2000 l’obbligazione accessoria rimane distinta dalla principale e, solo per i finanziamenti in conto, su espressa deroga introdotta con il nuovo art. 120 TUB, previo assenso del correntista, si trasforma in capitale al 1° marzo dell’anno successivo alla sua maturazione.

[4] Gli obblighi di trasparenza, nell’enforcement impresso da dottrina e giurisprudenza, si sostanziano travalicando il dovere di far conoscere nel dovere di far comprendere. Il dovere di informazione discende direttamente dall’art. 1337 c.c. che sancisce la responsabilità del creditore reticente, tanto più che, trattandosi di contratti predisposti, si deve applicare la regola di semplice conoscibilità dell’art. 1341, comma 1, c.c. e all’occorrenza dell’art. 1184 c.c.

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