Pagamento di assegno contraffatto, responsabilità della banca e colpa grave della cliente (nella determinazione del danno).



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 29 aprile 2021, n. 11090.

di Donato Giovenzana

 

Come risultante dalla narrativa del ricorso, la ricorrente il 9/9/2019 emetteva un assegno per € 5.312,86, che recava quale data di emissione il 31/12/2019. Tale assegno, emesso per il pagamento di una fattura rilasciata da un fornitore della ricorrente, veniva consegnato “nelle mani di un corriere” appositamente incaricato dal fornitore. Nel ricorso, si specifica che il titolo era stato regolarmente posto in una “busta chiusa”. Nei giorni precedenti alla presentazione della denuncia, il rappresentante legale della ricorrente veniva contattato dal fornitore, che lo informava del mancato pagamento dell’importo portato dal titolo. Il rappresentante legale della ricorrente apprendeva, quindi, che l’assegno era stato duplicato da ignoti che lo avevano portato all’incasso il 24/12/2019.

Secondo il Collegio arbitrale, tali circostanze, considerate nella loro concatenazione, fotografano la sussistenza di gravissime negligenze imputabili alla ricorrente: ed infatti,

  • in primo luogo la negligenza di aver affidato ad un vettore, benché in precedenza fosse stata vittima di analoghe truffe, l’assegno in questione apponendo, peraltro, sul titolo, la data del 31.12.2019, successiva, dunque, di oltre 3 mesi dalla consegna del titolo al corriere per la spedizione;
  • tale elevato lasso temporale avrebbe dovuto indurre la ricorrente a monitorare con costanza l’esito della spedizione e la consequenziale consegna del titolo al fornitore, ed invece, tutto ciò non ha fatto, considerato che espressamente riconosce di aver appreso, solo nei primi giorni del 2020, che tale assegno era stato pagato il 23/12/2019 a un soggetto diverso dal beneficiario.

Secondo il Collegio, va da sé che se la ricorrente avesse monitorato la spedizione e si fosse diligentemente informata, contattando il fornitore, avrebbe agevolmente saputo che tale titolo non era stato consegnato, ed avrebbe potuto denunciarne lo smarrimento e darne tempestiva notizia alla banca.

Aggiungasi, e tale è la seconda circostanza attestante la grave negligenza della ricorrente, che, essa si è ben guardata anche dal monitorare il proprio conto corrente il che le avrebbe consentito, come eccepito dalla banca, di denunciare con immediatezza l’addebito dell’assegno avvenuto in data 24/12/2019, “e cioè prima della data di emissione del 31/12/2019 indicata dal medesimo, consentendo alla banca di effettuare il tentativo di recupero della relativa somma nei confronti della negoziatrice”.

Infine, nonostante la ricorrente dichiari di aver appreso nei primi giorni del 2020 della frode subita, ha sporto denuncia solo in data 15.1.2020.

A questo insieme di circostanze, che attestano inequivocabilmente la colpa grave della ricorrente e le sue gravi responsabilità nella determinazione del danno, non fa riscontro una concorrente responsabilità ascrivibile all’operato della banca che consentirebbe l’applicazione alla fattispecie in esame dell’art. 1227, comma 1, c.c..

Ed infatti, benché il titolo contraffatto risulti negoziato in modalità di check image truncation, con invio all’intermediario trattario dei dati e dell’immagine dell’assegno, modalità la cui adozione, indubbiamente, agevola il processo di negoziazione, ma comporta, inevitabilmente, il rischio, per gli intermediari, della mancata piena percezione delle difformità dei titoli negoziati, rispetto agli originali, tuttavia nella fattispecie in oggetto l’assegno contestato possiede tutti gli elementi di sicurezza previsti per gli assegni di nuova tipologia, quali micro foratura del numero dell’assegno e stampa del codice Data Matrix etc.

Sotto tale profilo, pertanto, la banca ha assolto all’obbligo di adozione dei dovuti presidi di sicurezza del titolo. Aggiungasi che la banca ha versato in atti sia il titolo originale che quello contraffatto, nonchè lo specimen di firma della ricorrente, ed eccepito l’insussistenza di alterazioni nel titolo contraffatto.

Nel contempo parte ricorrente non ha versato in atti alcuna perizia attestante la supposta falsità della firma apposta su tale titolo. Ebbene, da una semplice comparazione delle firme sui documenti innanzi indicati si rileva che la firma apposta sul titolo contraffatto è apparentemente conforme a quella dell’intestataria del conto.

Il Collegio napoletano ha pertanto ritenuto che la banca abbia fornito idonea dimostrazione che le alterazioni del titolo non sarebbero state rilevabili nella diversa ipotesi di procedura ordinaria e, pertanto, sia applicabile in questo caso la massima giurisprudenziale secondo la quale l’intermediario va esente da responsabilità allorquando l’alterazione non sia rilevabile ictu oculi, in base alle conoscenze del bancario medio, il quale non è tenuto a disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo (cfr. Cassazione Civ., sez. I, sent. n. 12806/16).

In ragione di tutto quanto innanzi – per l’Abf – non sussistono i presupposti per ravvisare un concorso di colpa nella condotta tenuta dalla banca, dovendosi ascrivere ogni responsabilità per i fatti oggetto del ricorso alla condotta gravemente negligente della società ricorrente.

 

Qui la decisione.

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