Investimenti tramite canale telematico: esonero dagli oneri informativi e ed eziologia tra condotta e danno.



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Nota a ACF, 7 giugno 2021, n. 3832.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Nel caso di specie, le operazioni di investimento risultavano eseguite tramite canale telematico (a tal riguardo, l’intermediario aveva versato in atti l’estratto dei propri archivi informatici, relativo all’elenco di tutti gli investimenti posti in essere dal ricorrente, tramite la piattaforma di internet banking, dichiarando, altresì, di disporre di tutte le evidenze relative ai collegamenti effettuati alle piattaforme di trading dal medesimo investitore, tramite l’utilizzo dei propri codici di accesso). Ciò premesso, la mancata produzione di copia cartacea degli ordini di investimento non è, in sé, idonea a determinare quale effetto la nullità delle operazioni controverse. Invero, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (d’ora innanzi, ACF) ha più volte ribadito, senza soluzione di continuità con la giurisprudenza maggioritaria, che il requisito della forma scritta, richiesto a pena di nullità dall’art. 23 TUF, abbia riguardo al contratto-quadro e non anche alle singole operazioni di investimento.

In secondo luogo, è necessario valutare l’invocata nullità della clausola (perché asseritamente vessatoria), contenuta nell’art. E9, comma 4, del contratto, di esonero dalla valutazione di appropriatezza, nell’ambito della prestazione del servizio di esecuzione e/o ricezione e trasmissione di ordini su iniziativa del cliente. Anche in questo caso la doglianza è priva di fondamento. Difatti, è sufficiente rilevare che siffatta clausola sia riproduttiva (pressoché fedelmente) della previsione contenuta nell’art. 43 Reg. Intermediari, a mente del quale, nell’ambito del servizio di mera esecuzione o ricezione di ordini, l’intermediario non è tenuto a valutare l’appropriatezza e, pertanto, l’investitore non beneficia della protezione offerta dalle relative disposizioni. Con precipuo riferimento alle contestazioni mosse da parte ricorrente relativamente alla mancata informazione preventiva circa le caratteristiche dei titoli oggetto d’investimento, il Collegio osserva che, dalla documentazione in atti, l’intermediario non abbia prodotto documenti (o, comunque, altre evidenze di tipo informatico) da cui evincere quali e quante informazioni siano state effettivamente rese all’investitore-ricorrente, prima dell’esecuzione delle diverse operazioni oggetto di contestazione.

In casi non dissimili, l’ACF, nell’esaminare ricorsi aventi a oggetto operazioni di investimento disposte nell’ambito del servizio c.d. di “execution only”, ha già avuto modo di sottolineare, in linea generale, che gli obblighi informativi in materia di prestazione di servizi di investimento a favore della clientela retail devono essere puntualmente adempiuti dall’intermediario anche nelle ipotesi di servizi di investimenti c.d. esecutivi[1]. La circostanza che il cliente impartisca un ordine di investimento via internet di per sé non esonera l’intermediario dal rispetto delle norme comportamentali, e, dunque, dall’obbligo di fornire all’investitore le informazioni previste dalla normativa di settore[2].

Nella specie, le risultanze istruttorie non forniscono elementi bastevoli per poter affermare con certezza che gli obblighi informativi siano stati correttamente adempiuti. Pur tuttavia, ciò non può portare, sic et simpliciter, all’accoglimento della domanda risarcitoria avanzata da parte ricorrente, essendo necessario, altresì, verificare che il nocumento lamentato possa qualificarsi come conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento ascritto all’intermediario. Ad avviso del Collegio la sussistenza del necessario nesso eziologico tra quanto testé rilevato e il danno non può configurarsi. Appare dirimente in tal senso l’operatività complessiva e pregressa del ricorrente, sintomatica di un’intensa e reiterata attività d’investimento in azioni e della conoscenza di variegati strumenti finanziari, in quanto tale attestativa di un profilo di investitore con un apprezzabile livello di esperienza e conoscenze in ambito finanziario, oltre che con una considerevole propensione al rischio. Consequenzialmente, si può fondatamente ritenere che, anche laddove l’intermediario avesse reso preventivamente edotto l’investitore circa le caratteristiche dei titoli in contestazione, quest’ultimo non si sarebbe comunque astenuto dal loro acquisto; tale circostanza interrompe la sequenza causale tra il comportamento illecito dell’intermediario e il danno lamentato.

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ACF, 22.04.2021, n. 3651, già commentata in questa Rivista, con nota di A. Zurlo, Gli obblighi informativi nella “execution only”, 6 maggio 2021, Gli obblighi informativi nella “execution only”. | Diritto del risparmio.

[2] V. ACF, 30.11.2020, n. 3174.

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