Gli obblighi informativi nella “execution only”.



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Nota a ACF, 22 aprile 2021, n. 3651.

di Antonio Zurlo

 

Con la recentissima decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) ha evidenziato come la prestazione, da parte dell’intermediario, di un servizio di mera esecuzione di ordini (c.d. “execution only”) non possa fungere da esonero per il puntuale adempimento degli obblighi informativi, previsti in materia di prestazione di servizi di investimento, a favore della clientela retail, che restano, pertanto, ineludibili pure nell’ipotesi di servizi di investimento cc.dd. esecutivi (ricezione e trasmissione di ordini, collocamento e negoziazione per conto proprio).

Nel caso di specie, il Collegio, in primo luogo, rileva l’insufficienza dell’informativa ex ante, consistita nella presa visione dell’“Opuscolo informativo sulla prestazione dei servizi d’investimento”; invero, come già stabilito dalla giurisprudenza arbitrale, «non [può] essere considerato idoneo allo scopo l’Opuscolo Informativo consegnato al Ricorrente in sede di stipula del contratto-quadro. Tale documento, invocato dal Resistente in chiave difensiva, si limitava infatti 6 a rappresentare, per categoria, le caratteristiche di tutti gli strumenti finanziari che potevano essere oggetto di investimento, forniva la definizione dei rischi ipotizzabili e, quanto alle azioni, ne riportava sinteticamente i rischi, nell’ambito di un generico distinguo tra titoli di capitale e titoli di debito»[1].

In secondo luogo, l’ACF rileva l’insufficienza dell’informativa specifica sui titoli, che, nella specie, si era esaurita nell’indicazione, nella documentazione relativa agli ordini di investimento, che si trattasse di “titoli illiquidi”, che vi fosse una situazione di conflitto d’interessi, che l’operazione venisse svolta in regime di “execution only” e “fuori mercato”. È premura del Collegio, altresì, evidenziare come il regime di “execution only” sia da ritenersi incompatibile con operazioni d’investimento in titoli dichiarati “illiquidi” e “fuori mercato”.

Da ultimo, l’Arbitro non può astenersi dal rilevare che i questionari di profilatura, versati in atti, compilati nello stesso giorno dell’effettuazione degli ordini di investimento, restituissero il profilo di un investitore poco o per nulla propenso all’assunzione di rischi (per un rischio indicato come “medio-basso”), e che, al contempo, nel contesto della verifica di appropriatezza, venisse fornito ai ricorrenti l’avvertimento del carattere inappropriato degli ordini di acquisto, ma senza un’esplicitazione delle ragioni; a tale ultimo riguardo, «la mancata indicazione dei motivi posti a fondamento di tale valutazione impedisce al cliente di orientarsi con autentica consapevolezza nel momento in cui è chiamato a decidere se confermare l’ordine ovvero revocarlo»[2].

Quanto all’incidenza causale degli inadempimenti accertati, può ragionevolmente affermarsi, in applicazione del criterio del “più probabile che non”, che parte ricorrente non avrebbe compiuto gli investimenti contestati, qualora fosse stata correttamente informata circa le caratteristiche dei titoli controversi e l’Intermediario avesse dato conto delle motivazioni sottese alla valutazione di non appropriatezza.

In merito alla determinazione del danno risarcibile, a giudizio del Collegio può trovare applicazione il principio per cui si debba quantificare «il danno in misura pari alla differenza tra il capitale investito […] e il valore che comunque il ricorrente può ancora ritrarre dalla vendita degli strumenti finanziari in suo possesso, e che oggi vengono scambiati attraverso il sistema multilaterale di negoziazione Hi-Mtf», sempre che una tale operazione sia «allo stato realizzabile con sufficiente dose di certezza attraverso il sistema Hi-Mtf, dove le azioni del resistente vengono scambiate oggi per quantitativi e volumi sì ridotti ma complessivamente tali da consentire che un ordine di vendita … possa trovare soddisfazione»[3].

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ex multis ACF, 25 novembre 2020, n. 3162.

[2] V. ACF, 3 settembre 2020, n. 2860.

[3] Cfr. ACF, 3 settembre 2020, n. 2860; ACF, 25 novembre 2020, n. 3162.

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