Sulla variazione dei saggi di interesse dei B.F.P. trentennali.



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Nota a Trib. di Santa Maria Capua Vetere, 4 febbraio 2021, n. 246.

di Marzia Luceri.

 

 

 

 

Con la sentenza in esame, in sede di appello, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha ribadito, in tema di buoni fruttiferi postali (d’ora in poi B.F.P.) trentennali – nel caso di specie, titoli “serie Q/P” – quanto già affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 13979/2007, in punto di modifica dei rendimenti di cui alla tabella stampigliata a tergo dei moduli cartacei.

In particolare, avuto riguardo alla controversia posta all’attenzione del giudicante, sul B.F.P. in contestazione risultava stampigliata, al momento dell’emissione (13.09.1986), una tabella riportante tassi di interesse difformi rispetto a quelli disposti con decreto del Ministro per il tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e le telecomunicazioni (art. 173 D.P.R. 156/1973), ovverosia D.M. 13.06.1986.

Ciò posto, nella suindicata sentenza, la Suprema Corte ha affermato i seguenti principi di diritto: “rileva anzitutto l’art. 173 dell’allora vigente codice postale (come sostituito dal D.L. n. 460 del 1974), il quale prevedeva che le variazioni del tasso d’interesse di buoni postali fruttiferi, disposte con decreto del Ministro del Tesoro di concerto con quello delle Poste e Telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta ufficiale, non solo avessero effetto per i buoni di nuova emissione, ma potessero essere estese anche ai buoni in precedenza già emessi (primo comma); e questi buoni si consideravano rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie (comma 2). Il comma 3 del medesimo articolo precisava, poi, che gli interessi sarebbero stati corrisposti sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni, la quale, però, per i titoli i cui tassi fossero stati modificati dopo l’emissione, era da intendersi integrata da altra tabella (destinata evidentemente a riportare le accennate modifiche) messa a disposizione presso gli uffici postali” nonché che “alla stregua di questo quadro normativo, deve certo convenirsi circa la possibilità che il contenuto dei diritti spettanti ai sottoscrittori dei buoni postali subisse, medio tempore, variazioni per effetto di eventuali sopravvenuti decreti ministeriali volti a modificare il tasso degli interessi originariamente previsto; e deve pure convenirsi, di conseguenza, sulla necessità in casi siffatti di un’integrazione extratestuale del rapporto”; “ciò, tuttavia, non autorizza a svalutare totalmente la rilevanza delle diciture riportate sui buoni stessi anche quando – come accaduto nella fattispecie in esame – in corso di rapporto non è intervenuto alcun nuovo decreto ministeriale concernente il tasso degli interessi e nessuna modificazione si è quindi prodotta rispetto alla situazione esistente al momento della sottoscrizione dei titoli. Al contrario, il fatto che la legge imponesse espressamente di procedere al rimborso degli interessi sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni sottoscritti dal risparmiatore, mentre solo in caso di sopravvenuta modifica per decreto di quei tassi si sarebbe dovuto tener conto anche dell’ulteriore tabella da mettere a disposizione presso gli uffici postali; le già descritte modalità di emissione e di successivo rimborso dei titoli, specularmente concepite in modo da garantire la corrispondenza dell’operazione ai dati scritturali risultanti anche dai titoli medesimi; la circostanza che lo stesso D.M. 16 giugno 1984, con il quale era stata disposta l’ultima variazione dei tassi d’interesse precedente all’emissione di cui è causa, si fosse fatto carico di imporre agli uffici emittenti l’obbligo di contrassegnare i buoni di nuova emissione con una sigla diversa dai precedenti, pur quando fossero stati utilizzati moduli preesistenti, espressamente indicando sul documento il differente regime cui essi erano soggetti: sono tutti elementi che persuadono di come il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli fosse destinato a formarsi proprio sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti”.

Inoltre, rilevata l’asimmetria informativa sussistente tra la posizione del risparmiatore e quella dell’intermediario, improntata sul massimo rispetto dei principi di correttezza e buona fede, gli Ermellini hanno precisato che: “il sottoscrittore era edotto della possibile successiva variabilità del tasso d’interesse, per effetto di un’eventuale posteriore determinazione in tal senso dell’amministrazione pubblica, o doveva comunque presumersi che di ciò fosse edotto, trattandosi di un elemento normativo caratterizzante ormai quel genere di titoli. Ma non può in alcun modo ritenersi che dovesse essere edotto anche del fatto che – già in quel momento – le condizioni dell’emissione erano diverse da quelle che gli venivano prospettate mediante la consegna di titoli così formulati”.

Pertanto, in considerazione di quanto precede, il Tribunale ha rigettato l’appello, confermando quanto statuito dal Giudice di Pace di Arienzo, il quale, sulla scorta dei summenzionati principi di diritto, ha condannato l’odierno appellante alla corresponsione al sottoscrittore del B.F.P. dell’ulteriore importo pari alla differenza tra la somma calcolata in applicazione dei rendimenti stampigliati a tergo del titolo e la somma già consegnata in fase di rimborso.

 

 

Qui la pronuncia.

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