Sul pregiudizio sotteso all’illiquidità delle azioni.



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Nota a ACF, 27 aprile 2021, n. 3682.

di Antonio Zurlo

 

Con la recente decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), senza soluzione di continuità con i numerosi precedenti in seno alla giurisprudenza arbitrale, riguardanti operazioni di acquisto di strumenti finanziari cc.dd. illiquidi, ha statuito che “il danno che l’investitore soffre in dipendenza di una scelta non consapevole ed informata a causa degli inadempimenti dell’intermediario agli obblighi da cui è gravato nella prestazione del servizio si concretizza già per il fatto stesso che il suo risparmio è immobilizzato in uno strumento di cui non può realizzare rapidamente il valore, trovandosi così «prigioniero» di un investimento da cui non può uscire. Si tratta di un pregiudizio configurabile in via generale in relazione a ogni tipo di strumento finanziario, e che si manifesta come particolarmente rilevante proprio nel caso dell’investimento azionario, dal momento che in assenza di un meccanismo che assicuri una rapida realizzabilità del valore delle azioni – vale a dire in assenza di un regolare sistema di scambi e di negoziazioni – l’investimento rischia di essere perpetuo, giacché il socio non dispone di un diverso potere di uscire dal rapporto, nelle società per azioni non prevedendosi, com’è noto, alcun meccanismo di recedibilità ad nutum, ed essendo anzi il diritto di recesso condizionato al ricorrere di determinati, e assai limitati, presupposti tipici[1].

Con precipuo riferimento all’impossibilità di smobilizzo degli strumenti finanziari, è sufficiente ai fini della configurazione che questa sia anche relativa, ovverosia intesa come impossibilità di alienare le azioni entro un periodo di tempo ragionevolmente breve. Nella specie, tale circostanza è comprovata dalla circostanza per cui il titolo, sebbene ammesso alla negoziazione sul sistema multilaterale Hi-Mtf dal dicembre 2017, non avesse generato da oltre due anni alcun volume di scambi, che potesse assumere una qualche significatività, così dimostrandosi la sostanziale illiquidità, quantomeno nel breve periodo, dello strumento finanziario.

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ACF, 20 gennaio 2021, n. 3349.

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