Responsabilità della Banca per la negligenza nella gestione della pratica successoria (con ritardo nella liquidazione del patrimonio ereditario).



2 min read

Nota a ABF, Collegio di Roma, 26 gennaio 2021, n. 2042.

di Donato Giovenzana

 

Il ricorrente si duole del fatto che a causa di comportamenti negligenti e contraddittori dell’intermediario resistente è riuscito con ritardo ad acquisire la disponibilità del patrimonio ereditario (il patrimonio del de cuius al momento del decesso ammontava a circa 436.000,00 euro), subendo un danno da perdita di valore di circa 100.000,00 euro.

Viene censurata la condotta dell’intermediario con particolare riferimento alla idoneità della dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio ai fini del buon esito della pratica.

Secondo il Collegio le doglianze del ricorrente risultano fondate tenuto conto innanzitutto che nella prima richiesta, del 9 ottobre 2019, contenente l’indicazione dei documenti necessari per l’esecuzione della pratica, l’intermediario per un verso ha dimostrato di essere a conoscenza che il valore del patrimonio del de cuius era superiore a 100.000,00 euro e per altro verso ha considerato sufficiente la dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio salvo precisare che per casistiche particolari poteva essere richiesta ulteriore documentazione. In data 12 ottobre 2019 il ricorrente trasmetteva la dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio che, peraltro, non faceva riferimento al testamento dal de cuius, scoperto successivamente. Ma vi è di più; per quanto in base alla normativa pro tempore l’intermediario non era obbligato ad accettare la dichiarazione sostitutiva, laddove l’esigenza dell’atto notorio fosse stata esplicitata sin dall’inizio, o quantomeno successivamente alla trasmissione del testamento (risalente al 29.11.2019), la pratica si sarebbe conclusa in tempi verosimilmente più brevi.

Non assume, del resto, alcun rilievo ai fini dell’esonero della responsabilità gli eventuali ritardi da parte del private banker nella richiesta della documentazione integrativa (si rileva, tra l’altro, che l’intermediario non ha offerto la prova delle eventuali richieste dell’atto notorio che sarebbero state inoltrate dal private banker al ricorrente prima del febbraio 2020) ove si consideri che esso rappresenta l’interlocutore che la banca offre al cliente, e che nel caso di specie quando il ricorrente ha provato a interloquire direttamente con l’ufficio successioni, quest’ultimo ha specificato l’esigenza di fare riferimento al personal banker.

In merito, infine, alle istruzioni di disposizioni va rilevato che la banca ha impiegato circa un mese per rappresentare al ricorrente che il documento trasmesso il 13 gennaio 2020 (istruzioni impartite dal ricorrente e firmate per presa visione dagli altri eredi) non era idoneo, essendo invece necessario che la volontà dispositiva fosse espressa da tutti gli eredi.

Alla luce di questi fatti – secondo l’Abf capitolino – può essere accertata la responsabilità dell’intermediario per la condotta contraddittoria e poco trasparente tenuta nella gestione della pratica successoria che ha determinato ritardi nella liquidazione del patrimonio ereditario. Ai fini della liquidazione dei danni il Collegio ritiene di poter far ricorso al criterio equitativo e condanna l’intermediario resistente al pagamento dell’importo di 70.000,00 euro che viene determinato anche sulla base dell’andamento dei titoli nel periodo in cui non sono state fornite al ricorrente indicazioni chiare e tempestive sulla documentazione da produrre.

 

 

Qui la decisione.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap