Buoni fruttiferi postale e affidamento del sottoscrittore.



2 min read

Nota a ABF, Collegio di Milano, 16 febbraio 2021, n. 3887.

di Antonio Zurlo

 

Oggetto della presente controversia è un buono fruttifero postale appartenente alla serie “Q/P”, sì come risultante dal relativo timbro apposto sul retro del titolo, originariamente emesso sul modulo della (precedente) serie “P”.

Come noto, la possibilità di usare i moduli cartacei recanti le condizioni della precedente serie “P” anche per l’emissione di nuovi buoni fruttiferi, a condizioni diverse da quelle originariamente indicate, è espressamente prevista dall’art. 5 del D.M. 13.06.1986, ai sensi del quale «Sono, a tutti gli effetti, titoli della nuova serie ordinaria, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera Q, i cui moduli verranno forniti dal Poligrafico dello Stato, i buoni della precedente serie “P” emessi dal 1° luglio 1986. Per questi ultimi verranno apposti, a cura degli uffici postali, due timbri: uno sulla parte anteriore, con la dicitura “Serie Q/P”, l’altro, sulla parte posteriore, recante la misura dei nuovi tassi.».

Nel caso di specie, occorre osservare, tuttavia, che nella timbratura sovrapposta dall’Ufficio Postale manca l’indicazione specifica del tasso di interessi per il periodo dal 21° al 30° anno (laddove, la tabella ministeriale specificava il tasso di interessi anche per il periodo dal 21° al 31° anno). Dal punto di vista formale e letterale l’unico riferimento al rendimento del titolo per il periodo de quo rimane quello originario risultante dalla tabella stampata a tergo. Pertanto, il Collegio ritiene che, nonostante l’intervenuto decreto ministeriale, l’intermediario non abbia diligentemente incorporato nel testo cartolare le complete determinazioni ministeriali relative al rendimento del titolo (mancando la parte relativa al periodo dal 21° al 30° anno) e che tale comportamento abbia creato un falso affidamento nel ricorrente sottoscrittore dei titoli. Di conseguenza, in relazione al periodo indicato, non si può ritenere ammissibile la possibilità di eterointegrazione del contratto in base al regime speciale dei buoni in controversia, introdotto dal decreto ministeriale, e al ricorrente devono essere riconosciute le condizioni contrattualmente convenute e descritte sui titoli stessi. In altri termini, deve essere riconosciuto a vantaggio del ricorrente dal 21° al 30° anno il rendimento stampato originariamente a tergo del titolo, poiché non sussistono atti regolamentari successivi all’emissione che abbiano legittimamente modificato le condizioni di emissione[1]. In relazione a quanto precede questo Collegio riconosce il diritto del ricorrente a ottenere, come richiesto, l’applicazione delle condizioni riportate sul retro del Buono in questione per quanto riguarda gli interessi relativi al periodo dal 21° al 30° anno.

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di Coordinamento, 3 aprile 2020, n. 6142, già commentata in questa Rivista, con nota di A. Zurlo, Buoni fruttiferi postali: tra criterio della letteralità del titolo, modifica dei rendimenti e competenza dell’Arbitro Bancario Finanziario, 5 maggio 2020, https://www.dirittodelrisparmio.it/2020/05/05/buoni-fruttiferi-postali-tra-criterio-della-letteralita-del-titolo-modifica-dei-rendimenti-e-competenza-dellarbitro-bancario-finanziario/; ABF, Collegio di Milano, decisioni nn. 2987/2018, 5699/2015, 5108/2015 e 475/2013; ABF, Collegio di Roma, n. 226/2013.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap