Contratto bancario monofirma, consegna della copia e comportamenti concludenti dell’Istituto bancario.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 2 aprile 2021, n. 9196.

di Antonio Zurlo

Con il primo motivo, parte ricorrente deduce la violazione degli artt. 1284 c.c. e 117 TUB. Più nello specifico, si evidenzia come il decidente abbia ritenuto validamente concluso il patto in tema di interessi ultralegali sebbene, pur in difetto di formale comunicazione della banca, per l’obbligo della forma scritta dei contratti bancari, «il patto scritto relativo alla misura degli interessi potesse dirsi validamente concluso solo ove fosse stato comunicato per iscritto al cliente che la banca aveva, con Delibera del proprio CdA, accettato la domanda di concessione del fido al tasso indicato nella stessa domanda.»
A giudizio della Prima Sezione Civile, il motivo, sì come formulato è infondato.

Invero, nel proprio iter argomentativo – motivazionale, la Corte territoriale si era premurata di rimarcare che la prescrizione della forma scritta, cui sono assoggettati i contratti bancari ai sensi di quanto testualmente disposto dall’art. 117, primo comma, TUB, sia posta a presidio del contraente debole, in quanto precipuamente finalizzata al soddisfacimento dell’esigenza di certezza dell’impegno giuridico assunto con la sottoscrizione del contratto. Tale considerazione è, peraltro, a fondamento della premura che ha condotto la giurisprudenza di legittimità ad affermare, risolvendo una lunga e protratta querelle afferente alla validità in materia di intermediazione finanziaria del contratto monofirma (ovverosia, del contratto recante la sola sottoscrizione del cliente e, quindi, privo della sottoscrizione dell’intermediario), che «il requisito della forma scritta del contratto-quadro, posto a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) dal D.lgs. n. 58 del 1998, art. 23, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale, avuto riguardo alla finalità di protezione dell’investitore assunta dalla norma, sicché tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, e non anche quella dell’intermediario, il cui consenso ben può desumersi alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti»[1].

Le finalità sottese all’adozione della forma scritta prescritta a pena di nullità per i contratti regolati dal TUF valorizzate nell’occasione (volte, segnatamente, ad assicurare al cliente la piena cognizione degli specifici servizi forniti, della durata e delle modalità di rinnovo del contratto e di modifica dello stesso, delle modalità proprie con cui si svolgeranno le singole operazioni, della periodicità, contenuti e documentazione da fornire in sede di rendicontazione) si rinvengono anche in relazione ai contratti bancari, sicché la medesima prescrizione che per essi trova riconoscimento nell’art. 117, comma 3, TUB, secondo cui anche questi contratti debbano essere stipulati in forma scritta a pena di nullità, ha (non dissimilmente a quella accordata dalle Sezioni Unite al contratto di intermediazione) natura funzionale e non strutturale.

In tal modo, si riconosce che la mancata sottoscrizione del documento contrattuale, da parte dell’Istituto bancario, non determini la nullità per difetto della forma scritta, essendo, per converso, sufficiente che il contratto sia redatto per iscritto, ne sia consegnata una copia al cliente e vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo; ne deriva che il consenso della Banca possa essere desunto alla stregua di comportamenti concludenti[2] (quali, nella specie, l’avvenuta apertura del conto e l’invio dei relativi estratti periodici).

In ossequio a quanto rappresentato, il Collegio disattende la doglianza.

 

 


[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., 16 gennaio 2018, n. 898, già annotata in questa Rivista, con commento di A. Zurlo, Il contratto–quadro sottoscritto solo dall’investitore è valido, 17 gennaio 2018, Il contratto – quadro sottoscritto solo dall’investitore è valido | Diritto del risparmio.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 6 settembre 2019, n. 22385; Cass. Civ., Sez. I, 18 giugno 2018, n. 16070; Cass. Civ., Sez. I, 6 giugno 2018, n. 14646.

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