Sull’inclusione del costo della polizza assicurativa nel calcolo del TAEG dedotto nel contratto di finanziamento.



2 min read

Nota a ABF, Collegio di Napoli, 26 gennaio 2021, n. 2046.

di Lucio Casalini

 

 

 

 

Con la decisione in epigrafe, il Collegio di Napoli dell’Arbitro Bancario e Finanziario rigetta il ricorso proposto da parte istante che, riferendosi a un contratto di prestito personale, lamenta la mancata inclusione del costo della polizza assicurativa “CPI” associata al finanziamento nell’ambito del TAEG dedotto in contratto. Segnatamente, l’istante rileva la difformità tra il TAEG indicato in contratto e quello applicato, ovvero un vizio genetico del rapporto di credito (indeterminatezza del TAEG con conseguente ricalcolo degli interessi nella misura legale), chiedendo conseguentemente l’applicazione del tasso sostitutivo ex art. 125bis TUB.

L’intermediario resistente eccepisce, nel merito, la piena legittimità del proprio comportamento, attesa la natura facoltativa della copertura assicurativa sottoscritta dalla parte ricorrente e considerato il pieno rispetto della normativa vigente al momento della stipula del contratto.

La questione sottoposta all’Arbitro riguarda, dunque, la mancata inclusione nel calcolo del TAEG contrattualmente indicato degli importi addebitati al cliente relativamente alla polizza assicurativa “CPI”, formalmente facoltativa.

Anzitutto, l’Arbitro individua il punto controverso della questione nella qualificazione del servizio accessorio come “facoltativo” ovvero “obbligatorio” o comunque necessario ai fini dell’ottenimento del prestito alle condizioni pattuite. A questo riguardo, sottolinea che l’ABF ha chiarito ripetutamente che la verifica sulla facoltatività delle polizze non deve essere svolta alla luce del solo dato formale della qualifica offerta in contratto, ma sulla base di indici sintomatici dai quali dedurre il carattere obbligatorio delle polizze. E aggiunge che non può ritenersi risolutiva la circostanza che dalla documentazione contrattuale fornita in sede di ricorso emerga che la polizza assicurativa fosse definita come facoltativa e quindi formalmente non indispensabile ai fini della stipulazione del contratto di finanziamento, dovendosi verificare, nell’ottica di quanto previsto dall’art. 121 comma 2 del TUB, se la conclusione del contratto avente ad oggetto il servizio assicurativo fosse di fatto un requisito per ottenere il credito anche in contrasto con la qualifica contrattuale.

Successivamente, richiamando i principi già espressi a più riprese dal Collegio di Coordinamento in tema di onere della prova[1], l’Arbitro rileva, nel caso di specie, esserci stato l’inserimento nel modulo c.d. SECCI in atti del costo complessivo del credito sia in presenza di polizza, sia in assenza di polizza. Pertanto, l’Intermediario ha fornito gli elementi di prova di segno contrario come delineati dal Collegio di Coordinamento, con particolare riferimento all’aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza[2].

In conclusione, l’Arbitro ritiene opportuno precisare che l’indicazione comparativa riportata in termini assoluti (in relazione agli importi) e non percentuali (in relazione al TAEG) è stata comunque ritenuta valida, ai fini di trasparenza, dai più recenti orientamenti dei Collegi[3].

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. Collegio di Coordinamento nn. 10617/2017, 10620/2017, 10621/2017, 11870/2017, 11871/2017, 1331620/17 e 11879/2017.

[2] Cfr. Collegio di Milano n. 14907/2018.

[3] Cfr. Collegio di Napoli n. 14834/2019 e Collegio Palermo n. 11681/2020.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap