Riscossione dei Buoni Fruttiferi Postali e lo stato emergenziale da covid-19.



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 15 ottobre 2020, n. 17940.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Le circostanze fattuali.

Parte ricorrente affermava di aver rinvenuto un buono fruttifero postale, dell’importo di £ 1.000.000, cointestato con altro soggetto deceduto. Trattandosi di giorno festivo, si era recata il giorno successivo il rinvenimento presso l’Ufficio emittente, per la riscossione del titolo. In tale sede, l’addetto le aveva riferito di non avere le “schede di riscontro” indispensabili per effettuare l’operazione e, al contempo, consigliato di ritornare la settimana successiva, per procedere all’incasso.

Recatasi presso il medesimo ufficio, nel giorno prefissato, per ottenere la liquidazione del titolo, alla ricorrente le veniva opposta l’intervenuta prescrizione. Di talché, la cliente lamentava, in particolare, la mancata consegna del foglio informativo, delle informazioni attinenti alla scadenza del titolo e alla sua prescrizione (che, come riportato a tergo del buono, dovrebbe decorrere dal “1° gennaio successivo all’anno in cui cessa la fruttuosità”, ovverosia dal 1° gennaio 2021). Da ultimo, insoddisfatta dell’interlocuzione avuta con l’intermediario, presentava ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (d’ora innanzi, ABF).

L’intermediario, nelle controdeduzioni, precisava che il buono de quo: appartenesse alla serie a termine “CC”, collocata nel periodo compreso tra il 21/12/1999 e il 04/03/2000; che potesse essere liquidato in linea capitale e interessi al termine del sesto o del decimo anno successivo a quello di emissione riconoscendo all’avente diritto unitamente al capitale, un interesse lordo pari rispettivamente al 25% o al 50% del capitale sottoscritto; che i titoli diventassero infruttiferi e il credito incorporato prescritto decorso il successivo decennio. In particolare, il buono oggetto del ricorso, essendo stato sottoscritto il 9 febbraio 2000 e avendo una durata massima di dieci anni (la sua scadenza era prevista il 9 febbraio 2010) avrebbe dovuto ritenersi prescritto dal 10 febbraio 2020. Parte ricorrente, per converso, ne aveva richiesto la liquidazione solo in una data successiva a tale ultimo termine prescrizionale. Con precipuo riferimento a quest’ultimo, originariamente quinquennale, il D.M. 19 dicembre 2000 prevede testualmente, all’art. 8, primo comma, che «i diritti dei titolari dei Buoni Fruttiferi Postali si prescrivono a favore dell’emittente, trascorsi dieci anni dalla data di scadenza del titolo», ove emessi e non prescritti alla data di entrata in vigore del richiamato decreto ministeriale. Al secondo comma, riservava alla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) la facoltà di disporre in ordine all’eventuale rimborso dei crediti prescritti a favore dei titolari dei buoni che presentavano richiesta di rimborso oltre il termine prescrizionale previsto. Il DM del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), del 5 dicembre 2003, aveva previsto il passaggio allo stesso MEF di tutti i buoni emessi fino al 13 aprile 2001, lasciando i successivi in capo a CDP. I buoni trasferiti nella titolarità del Ministero sono equiparati a tutti gli effetti ai titoli del debito pubblico e, dunque, disciplinati alle norme di cui al D.P.R. 30 dicembre 2003, n. 298. Peraltro, l’orientamento del MEF è di non dar corso al rimborso dei titoli per i quali sia spirato il termine di prescrizione. Ciò dedotto, l’intermediario evidenziava come la liquidazione del titolo in contestazione fosse stata negata nel pieno rispetto della legge. Lo stesso resistente precisava, inoltre, che il titolo non presentasse errori di emissione e risultasse chiaramente indicato che trattavasi di buono “a termine” e che tutte le comunicazioni relative ai buoni in questione fossero state effettuate mediante inserzioni sulla Gazzetta Ufficiale e sul sito della CDP.

Nelle repliche alle controdeduzioni, parte ricorrente reiterava quanto già affermato nel ricorso, circa il fatto di essersi recata in tempo utile all’ufficio per l’incasso, ovverosia il 10 febbraio 2020, essendo il giorno precedente festivo. La responsabilità del mancato pagamento, quindi, sarebbe stata da attribuire alla mancanza delle schede di riscontro, non disponibili presso gli Uffici della convenuta.

 

La decisione del Collegio.

In virtù di quanto rappresentato in narrativa, parte ricorrente afferma il proprio diritto a ottenere il rimborso del buono fruttifero postale, serie “CC”, emesso nell’anno 2000; l’intermediario, per contro, eccepisce l’intervenuta prescrizione.

Il buono è stato emesso il 9 febbraio 2000, così come risulta documentalmente dal retro; inoltre, il frontespizio reca la dicitura “A Termine”. I predetti buoni sono stati emessi sulla base del D.M. 16 dicembre 1999, il quale, all’art. 4, stabilisce testualmente che: «I buoni fruttiferi postali della nuova serie speciale “CC” hanno la durata di sei o dieci anni e, alla scadenza, verrà riconosciuto unitamente al capitale, un interesse lordo pari rispettivamente al 25% o al 50% del capitale sottoscritto».

Con riferimento alla prescrizione, l’art. 8 del D. M. del 19 dicembre 2000 ha modificato l’originario termine quinquennale, estendendone, come rilevato, la durata a quella ordinaria (rendendola, quindi, decennale). Secondo quanto sostenuto dall’intermediario, il buono si sarebbe prescritto, in quanto il diritto alla riscossione è elasso in data 9 febbraio 2020. Il reclamo proposto dalla ricorrente, sempre secondo la tesi dell’intermediario, sarebbe, del pari, tardivo, essendo stato proposto in data 17 febbraio 2020.

Del tutto simmetricamente, la ricorrente sostiene di essersi recati presso gli Uffici del resistente il primo giorno utile, ovverosia il 10 febbraio 2020 (essendo il 9 febbraio domenica).

Agli atti non vi è nessuna evidenza in merito. Tra la documentazione depositata, però, vi è il reclamo del 17 febbraio 2020, richiamato anche dall’intermediario.

A giudizio del Collegio, il diritto della ricorrente non è prescritto e la domanda è, consequenzialmente, meritevole di accoglimento.

È premura dell’ABF evidenziare come il D. L. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio), all’art. 34, terzo comma 3, dispone che: «I buoni fruttiferi postali il cui termine di prescrizione cade nel periodo di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020 sono esigibili dai sottoscrittori o dagli aventi causa entro due mesi successivi al termine del predetto stato di emergenza». La legge 17 luglio 2020, n. 77, di conversione del Decreto Rilancio, conferma il contenuto e la portata dell’art. 34 sopra riportato.

Lo stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri decorre dal 31 gennaio 2020 al 31 luglio 2020. Secondo la previsione normativa sopra richiamata il risparmiatore, a partire dal 31 luglio 2020, ha altri due mesi per poter riscuotere il buono senza che sia maturata la prescrizione. In tal guisa, la richiesta di rimborso risulta essere assolutamente tempestiva, essendo stata presentata il 17 febbraio 2020. Per di più, la relativa domanda risulta essere idonea a interrompere i termini prescrizionali.

Con precipuo riferimento alla violazione degli obblighi informativi, il Collegio campano ripropone quanto recentemente statuito dal Collegio di Coordinamento[1], in tema di mancata consegna del foglio informativo; segnatamente: «[…] occorre […] considerare, sia sotto il profilo del necessario nesso causale, sia sotto quello del divieto di “venire contra factum proprium” che, da un lato, al di là delle mere affermazioni del ricorrente, occorrerebbero elementi fattuali utili a dimostrare che effettivamente la protratta inattività del medesimo è dipesa dalla mancata consegna del Foglio Informativo e, dall’altro lato, non può andare esente da critiche il comportamento della stessa parte ricorrente. Infatti, per quante censure possano essere mosse all’intermediario, è indubbio che, nel momento dell’acquisto dei buoni, il buon investitore avrebbe dovuto necessariamente informarsi di un elemento fondamentale quale la durata dell’investimento. Le stesse sue argomentazioni dimostrano, invece, che egli non si è informato né all’epoca, né successivamente.».

L’inerzia dell’investitore assume una rilevanza assorbente in punto di determinazione del danno risarcibile, nonché in termini della interruzione del nesso causale, ai sensi dell’art. 1227, primo comma, c.c.

Inoltre, in tema di riparto dell’onere della prova, ai sensi dell’art. 2697 c.c., l’onere di comprovare i fatti costitutivi del diritto grava sempre su colui che si affermi titolare del diritto stesso e, quindi, intenda farlo valere, ancorché sia convenuto in giudizio di accertamento negativo[2]. Nel caso di specie, la parte ricorrente non ha fornito nessun elemento probatorio a fondamento della propria pretesa.

In ogni caso, si evidenzia come la questione debba essere circoscritta al comportamento tenuto dall’intermediario al momento della sottoscrizione dei titoli (ovverosia, nell’anno 2000), in un’epoca anteriore al limite di competenza ratione temporis dell’ABF.

In relazione all’omessa consegna del foglio informativo parte ricorrente non avanza nessuna domanda risarcitoria, mentre, in parziale accoglimento della domanda, deve esserle riconosciuto il diritto a ottenere la liquidazione del buono fruttifero postale, comprensivo degli interessi maturati.

 

 

Qui la decisione.


[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, 18 luglio 2019, n. 17814, già annotata in questa Rivista, con nota di D. Giovenzana, Violazione dell’obbligo di consegna dell’FI ed operatività dell’eccezione di prescrizione per il rimborso di buoni postali fruttiferi, 9 dicembre 2019, Violazione dell’obbligo di consegna del FI ed operatività dell’eccezione di prescrizione per il rimborso di buoni postali fruttiferi | Diritto del risparmio.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. VI, 4 ottobre 2012, n. 16917, in dejure.it.

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