Sull’obbligo di informazione post-contrattuale da parte dell’intermediario.



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Nota a ACF, 7 settembre 2020, n. 2863.

di Donato Giovenzana

 

Secondo il Collegio arbitrale va respinta la doglianza di omessa informativa successiva all’acquisto delle azioni, circa il fatto che le azioni stavano registrando una significativa perdita di valore.

In argomento, infatti,  il Collegio ha avuto più volte modo di osservare che l’esistenza di un obbligo in capo all’intermediario di informazione circa le vicende e l’andamento del titolo successivamente al suo acquisto non può essere desunta, sic et sempliciter, dalla previsione dell’art. 21 TUF.

La previsione di un obbligo di informazione post-contrattuale, collocato cioè nella fase esecutiva del rapporto, può sussistere solo nell’ambito del contratto di gestione di portafogli e del servizio di consulenza in materia di investimenti, laddove previsto nel contratto, trovando in questi casi giustificazione nelle specificità proprie di tali servizi.

Ebbene, nel caso di specie, il contratto quadro stipulato dalla Ricorrente non può dirsi contemplante a carico dell’Intermediario un obbligo di monitoraggio continuo sull’andamento degli strumenti finanziari presenti nel portafoglio della cliente.

 

 

Qui la decisione.

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