Segnalazione di “rischi a revoca”.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 25 agosto 2020, n. 14752.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Nella recente decisione in oggetto, l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), in via preliminare, evidenzia come la segnalazione di “rischi a revoca” presenti una natura oggettiva (rectius, fattuale), esente da valutazioni discrezionali sulla solvibilità del soggetto segnalato.

Ciò premesso, è premura del Collegio sottolineare che, diversamente da quanto asserito, nel caso di specie, dall’intermediario convenuto, quella contestata appartiene a una tipologia di iscrizione contraddistinta da una valenza non neutra, bensì negativa, non solo per il fatto di indicare l’importo del debito da interessi (nell’ambito della categoria di censimento “rischi a revoca”), nella sola classe dati “utilizzato”, ma anche perché suscettibile di preludere, nell’ipotesi di mancato pagamento del dovuto per un periodo superiore a 90 giorni, all’ulteriore e più grave segnalazione di “inadempimento persistente” (per la quale è pacificamente necessaria la preventiva informazione, come da Circolare n. 139 della Banca d’Italia).

Ne discende che, pur in difetto di una specifica previsione, appare configurabile, in ossequio alla clausola generale di buona fede e correttezza, in capo all’intermediario un obbligo di informazione preventiva verso il cliente, perlomeno con riferimento alla natura e ai correlati effetti della segnalazione in oggetto. A tal riguardo, devesi considerare anche la recente formulazione dell’attuale art. 120, secondo comma, TUB, e la complessità del regime ivi introdotto. In tale prospettiva, sembra da escludere che la mera indicazione nell’estratto conto dell’ammontare degli interessi dovuti possa soddisfare quanto sarebbe stato esigibile in termini di compiuta trasparenza.

Peraltro, indipendentemente dall’aspetto procedimentale, è da notarsi come, nel caso di specie, la segnalazione contestata sia da considerare infondata anche nel merito, per difetto del presupposto sostanziale. In effetti, l’ammontare degli interessi maturati nell’anno precedente si rivela a tal punto irrisorio da doversi stimare irrilevante, ovverosia tamquam non esset, nella prospettiva dell’attivazione degli obblighi di censimento, pur previsti da Banca d’Italia.

In altri termini, è proprio la sproporzione tra l’entità più che modesta dell’importo reclamato dalla Banca e la gravità delle conseguenze correlate a una segnalazione per “rischi a revoca” a far ritenere irragionevole l’invio di quest’ultima.

 

 

Qui la decisione.

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