Contraffazione di assegno: responsabilità della banca negoziatrice e concorso di colpa.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 4 maggio 2020, n. 8107.

di Donato Giovenzana

 

La questione sottoposta al Collegio pugliese attiene all’accertamento di eventuali profili di responsabilità della banca negoziatrice in relazione ad un assegno postale vidimato, rivelatosi falso.   Nel merito del ricorso, il Collegio osserva che il procedimento arbitrale verte sull’accertamento della responsabilità dell’intermediario per violazione di doveri suoi propri; in proposito, in più occasioni, l’Arbitro ha ricordato che la diligenza della banca nel controllare la genuinità di un assegno va valutata ai sensi del comma 2 dell’art. 1176 c.c., dovendo quindi essere commisurata a quella particolarmente qualificata dell’accorto banchiere (tra le altre, Coll. di Bari, dec. n. 16716/17; Coll. di Milano, dec. n. 521/17).   In particolare, nella decisione n. 7763/2018, il Collegio di Bari ha affermato che “in ordine alla negoziazione di titoli contraffatti, si ritiene che la diligenza professionale del banchiere comprenda anche un esame del titolo a vista, ma sicuramente non superficiale; di conseguenza, la responsabilità della banca può essere dichiarata solamente laddove questa abbia pagato un assegno le cui alterazioni erano rilevabili ictu oculi.” Ciò vale anche nei casi in cui la negoziazione sia avvenuta tramite procedura di Check Image Truncation (CIT), che è la procedura che, secondo la banca negoziatrice, è stata adottata nel caso di specie.   L’assegno de quo è stato emesso il 15/06/2018, quindi dopo l’entrata in vigore del Regolamento della Banca d’Italia del 2016, che ha disciplinato la presentazione al pagamento degli assegni (bancari, circolari e postali) in forma elettronica prevedendo, tra l’altro, l’invio dalla negoziatrice all’emittente dell’immagine del titolo e, in particolare, successivamente al 1° luglio 2016, data dalla quale è operativo l’obbligo per gli intermediari di consegnare ai clienti assegni rispondenti ai nuovi standard, che richiedono l’apposizione del codice QR bidimensionale, necessario nell’ambito della nuova procedura interbancaria denominata Check Image Truncation (oltre che dopo il 29 gennaio 2018, ossia la data definita per dare attuazione alla normativa citata sul pagamento in forma elettronica).   Dalla verifica documentale in atti, il Collegio osserva che il ricorrente ha versato copia fotostatica dell’assegno postale vidimato in oggetto, mentre l’intermediario ha allegato una schermata della “procedura giornale di fondo” e la ricevuta ATM di introito dell’assegno. Il Collegio osserva ancora che, dall’esame della copia fotostatica del titolo, emerge ictu oculi la presenza sul fronte del suddetto QR code “Data Matrix” (ossia del codice bidimensionale il cui contenuto è leggibile in fase di acquisizione dell’immagine). Inoltre, il Collegio osserva che sulla copia sono visibili due errori ortografici (sul fronte del titolo), ossia “esegibile” anziché “esigibile” nonché – seppur con una visibilità più ridotta a causa della presenza, in atti, della sola copia fotostatica del titolo – “casuale” anziché “causale”.   Tutto ciò osservato, con riferimento, alla adeguatezza della richiesta di bene-emissione via telefono, da parte della banca negoziatrice, il Collegio richiama il proprio orientamento (Coll. di Bari, dec. n. 23345/19):  

  • in tema di responsabilità della banca in ordine alla negoziazione di titoli alterati o contraffatti, secondo il costante orientamento della Corte di Cassazione (v. Cass. civ. n. 12806/2016; Cass. n. 6513/2014; Cass., n. 20292/2011; Cass., n. 15066/2005), la stessa deve utilizzare un grado di diligenza tecnica o specifica ai sensi dell’ art. 1176, comma 2, c.c., particolarmente elevata, ovvero quella del c.d. “bonus argentarius” o dell’accorto banchiere. Grava, infatti, sull’istituto di credito, un obbligo istituzionale e professionale di protezione di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, dovendo garantire che il titolo di credito venga introdotto (e circoli) nel circuito bancario nel pieno rispetto delle regole legali che ne disciplinano la circolazione e l’incasso. I Collegi ABF, conformemente alla riferita elaborazione giurisprudenziale, hanno affermato, in ordine alla negoziazione dei titoli contraffatti, che la diligenza professionale del banchiere comprende anche un esame del titolo a vista, ma sicuramente non superficiale; di conseguenza, la responsabilità della banca può essere dichiarata solamente laddove questa abbia pagato un assegno le cui alterazioni erano rilevabili ictu oculi. (cfr., in tal senso, Collegio di Torino, decisione n. 13038/18; Collegio di Napoli, decisioni nn. 5500/19, 1186/ 2017, 3807/2017, 4842/16; Collegio di Milano, decisioni n. 7538/2016, n. 8928/17 e n. 521/17; Collegio di Bari, decisioni n. 7763/2018 e n. 16716/2017). Ciò vale anche nei casi in cui la negoziazione sia avvenuta tramite procedura di Check Image Truncation (CIT) […]”.

Alla luce delle considerazioni sin qui svolte, il Collegio ritiene sussistente la negligenza dell’intermediario nella negoziazione dell’assegno.   Per altro verso, circa la condotta del ricorrente, la disciplina di legge e, in particolare, la necessità di accantonare provvista corrispondente all’importo portato dal titolo prima dell’emissione del medesimo (arg. ex art. 82 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1739: cfr. riferimenti normativi infra riportati), conducono a ritenere che l’assegno circolare (o anche quello postale vidimato) sia un «mezzo di pagamento particolarmente qualificato» che presenta marcati di profili di contiguità rispetto alla moneta moneta (cfr. al riguardo M. Pistritto, sub art. 82, in L. Salomone – P. Spada, Commentario breve al diritto delle cambiali, degli assegni e di altri strumenti di credito e mezzi di pagamento, Padova, 2014, p. 580). Pertanto, il cliente che abbia ricevuto dalla propria banca la bene emissione, prima di versare/negoziare il titolo, parrebbe portatore di un affidamento particolarmente qualificato in ordine al fruttuoso accredito delle somme portate dall’assegno. Va infatti ricordato che, il Collegio di Coordinamento (dec. n. 7283/18) ha ritenuto sul punto che: “in caso di assegno circolare, la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore sia sufficiente a ingenerare nel cliente un legittimo affidamento rispetto alla bontà dell’assegno”.   Tuttavia, l’orientamento più recente e attualmente maggioritario dei Collegi territoriali, conseguentemente, esclude un concorso di colpa del portatore del titolo in presenza di bene emissione, salvo che non si incorra in una palese negligenza del cliente.   Nel caso in specie, dalla ricostruzione dei fatti di causa, il Collegio rileva un atteggiamento incauto del ricorrente, ove abbia inteso consegnare l’auto a terzi conosciuti virtualmente tramite un sito di vendita di auto usate e, di persona, il giorno stesso della compravendita della vettura.   Il Collegio ritiene quindi che vi siano i presupposti per un concorso di colpa, in considerazione degli aspetti di negligenza da ambo le parti, e ritiene equo ripartire fra le parti, nella misura del 50%, le conseguenze pregiudizievoli dell’evento dannoso.

 

 

Qui la decisione.

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