Il legato di genere non ostacola l’accesso alla documentazione inerente ai rapporti intrattenuti tra il de cuius e l’istituto bancario.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 23 luglio 2019, n. 18115.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

La controversia, oggetto della presente nota, attiene a una richiesta di consegna della documentazione bancaria ai sensi dell’art. 119, comma 4 del T.U.B.[1]

In particolare, dopo essere stato istituito quale legatario in sostituzione di legittima da parte della defunta madre, per mezzo di testamento pubblico, parte ricorrente richiedeva all’intermediario la documentazione relativa ai rapporti bancari intrattenuti dalla de cuius – la quale deteneva una cassetta di sicurezza, un rapporto di conto corrente ed investimenti in titoli – al fine di avere piena contezza dell’asse ereditario.

Tuttavia, nonostante l’istante avesse presentato il certificato di morte, copia del verbale di registrazione del testamento e una richiesta ufficiale del proprio avvocato, sulla base del rilievo che solo gli eredi hanno diritto di ottenere copia della documentazione bancaria ex art. 119, comma 4, T.U.B., l’istituto di credito negava l’accesso a tale documentazione sull’assunto che il legato in sostituzione di legittima – attribuito dalla defunta madre al figlio, e consistente in una somma di denaro pari alla legittima stessa, senza alcun riferimento alle somme depositate presso la banca – “integra un legato di genere che non costituisce presupposto al subentro nei rapporti bancari intrattenuti dalla de cuius”.

Dopo aver fornito tale spiegazione – sia in sede di controdeduzioni che di risconto al reclamo – ad avviso della resistente, per ottenere la documentazione richiesta, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare di aver rinunciato al legato a favore della legittima, ex art. 551 comma 1 c.c.

Per giunta, l’intermediario asseriva che l’istante non aveva mai prodotto la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, in cui doveva essere dichiarato che il testamento in questione era l’unico conosciuto e che non era stato oggetto di impugnazione.

Infine, la resistente affermava che, in mancanza del consenso degli eredi istituiti, non sarebbe stato possibile dar seguito alla richiesta del ricorrente.

Tanto premesso, in sede di repliche, l’istante evidenziava come, contrariamente a quanto asserito nelle controdeduzioni dall’intermediario, il legatario doveva ritenersi a tutti gli effetti successore a titolo particolare. Inoltre, in merito alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, parte ricorrente affermava di aver presentato tale documentazione, e che la stessa non veniva accettata da parte dell’istituto bancario sull’assunto che al cliente non potesse essere riconosciuta la qualifica di successore a titolo particolare.

Dopo aver esaminato la documentazione versata in atti, il Collegio meneghino ha ritenuto il presente ricorso meritevole di accoglimento.

In primis, il presente Arbitro ha evidenziato l’identità di contenuto tra l’art. 119, comma 4 T.U.B. e le Disposizioni della Banca d’Italia del 29 luglio 2009, in tema di trasparenza e correttezza degli intermediari: in particolare, alla Sez. IV, par. 4 (“Richiesta di documentazione su singole operazioni”) è sancito che “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni dalla richiesta, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Gli intermediari indicano al cliente, al momento della richiesta, il presumibile importo delle relative spese”.

Quindi, alla luce del summenzionato quadro normativo, il Collegio ha asserito il diritto di accedere alla documentazione bancaria relativa a rapporti in essere tra il de cuius e l’istituto di credito, sia all’erede successore a titolo universale che al legatario successore a titolo particolare, precisando che, con riguardo al caso di specie, non rileva la circostanza per cui al ricorrente sia stato attribuito un legato in sostituzione di legittima e che lo stesso non vi abbia rinunciato.

 

 

Qui la decisione.


[1] L’art. 119 T.U.B., rubricato “Comunicazioni periodiche alla clientela”, al comma 4, prevede che “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni”.

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