Responsabilità della Banca per prelievi abusivi effettuati tramite bancomat.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 26 maggio 2020, n. 9721.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte smentisce recisamente “l’impianto” della sentenza impugnata, la cui ratio si è fondata

  • sul presupposto che l’onere di dimostrare di non aver dato causa al furto, clonazione o smarrimento della carta, ossia l’onere di dimostrare la diligente custodia gravava sui ricorrenti, detentori del bancomat, i quali, tuttavia, non vi avevano assolto;
  • sulla circostanza che la banca risponde dei prelievi indebiti, non autorizzati, solo dopo il blocco della carta, e non per quelli anteriori,
  • e ciò  in applicazione delle condizioni generali di contratto.

Secondo la tesi dei Giudici di merito grava sui ricorrenti, correntisti, l’onere di dimostrare la diligente custodia del bancomat, cosi come gravava sui correntisti l’onere di tempestiva denuncia dell’indebito prelievo a loro danno.   Gli Ermellini  richiamano, di converso, i principi espressi in casi simili, di ritenuta responsabilità della banca per l’indebito uso del bancomat da parte di soggetti diversi dal correntista:   “in tema di responsabilità della banca in caso di operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, anche al fine di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema (il che rappresenta interesse degli stessi operatori), è del tutto ragionevole ricondurre nell’area del rischio professionale del prestatore dei servizi di pagamento, prevedibile ed evitabile con appropriate misure destinate a verificare la riconducibilità delle operazioni alla volontà del cliente, la possibilità di una utilizzazione dei codici di accesso al sistema da parte dei terzi, non attribuibile al dolo del titolare o a comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo. Ne consegue che, anche prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 11 del 2010, attuativo della direttiva n. 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, la banca, cui è richiesta una diligenza di natura tecnica, da valutarsi con il parametro dell’accorto banchiere, è tenuta a fornire la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente” ( Cass. N. 2950 / 2017).   La banca deve pertanto fornire la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente. Questa regola, dettata per i casi anteriori, è stata confermata dal D.Ivo n. 11 del 2010, secondo cui l’onere di dimostrare che l’operazione, posta in essere illecitamente dal terzo, è stata comunque effettuata correttamente e che non v’è stata anomalia che abbia consentito la fraudolenta operazione, grava, per l’appunto sulla banca (articolo 10, primo comma, I. n. 11 del 2010).   Infine, postulando pur sempre la natura contrattuale del rapporto tra banca e correntista e dunque un certo rilievo dell’articolo 1176 c.c. in tema di diligenza delle parti del rapporto di conto, si è osservato che la responsabilità della banca per operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, con particolare riguardo alla verifica della loro riconducibilità alla volontà del cliente mediante il controllo dell’utilizzazione illecita dei relativi codici da parte di terzi, ha natura contrattuale e, quindi, va esclusa se ricorre una situazione di colpa grave dell’utente, configurabile nel caso di protratta mancata attivazione di una qualsiasi forma di controllo degli estratti conto (Cass. N. 18045/ 2019). In sostanza, da un lato, grava sulla banca l’onere di diligenza di impedire prelievi abusivi, per altro verso grava sempre sulla banca l’onere di dimostrare che il prelievo non è opera di terzi, ma è riconducibile comunque alla volontà del cliente.Infine, quest’ultimo subisce le conseguenze della perdita se, per colpa grave, ha dato adito o ha aggravato il prelievo illegittimo.

 

 

Qui il testo dell’ordinanza.

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