L’ “adempimento” dell’art. 43 L.A., in presenza di procura extracartolare.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 1 ottobre 2019, n. 22147.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio milanese osserva che l’intermediario resistente si è difeso sostenendo che l’avvocato aveva legittimamente incassato gli assegni di cui trattasi esercitando il potere di rappresentanza conferitogli in forza delle “procure a latere dei ricorsi per decreto ingiuntivo presentati a suo tempo nell’interesse dello stesso ricorrente”, che lo abilitavano a “riscuotere e incassare somme, rilasciandone quietanza”, per il che si tratta di valutare se l’intermediario resistente poteva far affidamento su una procura extracartolare al fine di consentire il pagamento al soggetto portatore di tale procure di assegni non trasferibili intestati al ricorrente.   Il Collegio meneghino è ben consapevole dei differenti orientamenti espressi al riguardo:  

  • chi sostiene l’opinione negativa fonda la propria posizione sul disposto dell’’art. 43 L.A. e, quindi, sull’intrasferibilità del titolo, anche nelle forme del diritto comune, sul divieto di girata procuratoria ad un banchiere e sul divieto fatto al banchiere giratario per l’incasso di girare ulteriormente il titolo anche per l’incasso. Secondo tale opinione negativa, la legge ha inteso restringere la possibilità di sostituzione del beneficiario nella fase di riscossione al solo banchiere giratario per l’incasso;

  • la tesi positiva si basa invece sui seguenti argomenti: il divieto contenuto nel comma 2 dell’art. 43 L.A. deve leggersi nel senso che è liberatorio il pagamento a chiunque si legittimi come prenditore; il rilascio di procura non realizza un negozio di trasferimento del titolo; la prestazione non viene eseguita dal trattario in favore di un soggetto diverso dal beneficiario del titolo, poiché il procuratore incassa l’importo del titolo in nome proprio e per conto dello stesso e, quindi, il principio dell’intrasferibilità del titolo non viene eluso.

  Ciò premesso, il Collegio di Milano ritiene che l’intermediario resistente abbia consentito l’incasso dell’assegno ad un soggetto non legittimato e, pertanto, sia tenuto a tenere indenne il ricorrente dal pregiudizio subito. Occorre anzitutto considerare a tal proposito che le decisioni della giurisprudenza togata e dell’ABF che hanno escluso la responsabilità della banca che abbia pagato l’assegno non trasferibile al procuratore speciale del prenditore lo hanno fatto in casi nei quali la procura speciale prevedeva espressamente il potere di incassare il titolo (cfr. Cass. Civ., 14/09/1991, n. 9607, ripresa da Coll. Milano, decisione n. 14748/2017). Nel caso in esame, invece, le procure esibite dall’avvocato del ricorrente erano state rilasciate ai fini del radicamento di alcuni procedimenti monitori e prevedevano solo in via incidentale e in modo del tutto generico la facoltà di incassare somme e rilasciare quietanze in nome e per conto del rappresentato. Ma anche volendo prescindere da questo rilievo resta il fatto che una procura extracartolare non può comportare il trasferimento dell’assegno (il quale, se all’ordine, è trasferibile solo mediante girata, come previsto dall’art. 17 l.ass.), ma al più il conferimento del potere di presentare l’assegno per il pagamento in nome e per conto del beneficiario, facendo sì che il ricavato dell’incasso gli sia rimesso, se del caso mediante accreditamento sul suo conto corrente.   Nella fattispecie in argomento, invece, i tre assegni di cui trattasi sono stati accreditati sul conto corrente dell’avvocato del ricorrente e, quindi, ad un soggetto diverso dal beneficiario, con ciò realizzandosi una vicenda traslativa del diritto cartolare incompatibile con la clausola di non trasferibilità e con il disposto del citato art. 43 L.A. Quest’ultimo stabilisce, com’è noto, che

  • l’assegno emesso con la clausola non trasferibile non può essere pagato se non al prenditore, o, a richiesta di costui, accreditato nel suo conto corrente;
  • che il prenditore non può girare l’assegno se non ad un banchiere per l’incasso, il quale non può ulteriormente girarlo;
  • le girate apposte nonostante il divieto si hanno per non scritte;
  • colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso risponde del pagamento.

Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. Civ., n. 22816/2010), l’art. 43 disciplina in modo autonomo l’adempimento dell’assegno non trasferibile “derogando sia alla disciplina generale sul pagamento dei titoli di credito a legittimazione variabile, sia alla disciplina di diritto comune racchiusa nell’art. 1189 cod. civ. a norma del quale il debitore che esegua il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche, è liberato se prova di essere stato in buona fede”. Dunque la banca che paghi a persona diversa dal legittimato non è liberata dalla propria obbligazione, finché non ripeta il pagamento al prenditore esattamente individuato.   Per il che, l’Abf lombardo afferma la responsabilità dell’intermediario resistente per aver effettuato il pagamento degli assegni non trasferibili intestati al ricorrente in favore di un soggetto diverso dall’effettivo beneficiario, con conseguente diritto del ricorrente ad ottenere il risarcimento del danno patrimoniale subito.

 

 

Qui il testo della decisione.

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