Sulla natura e la prescrizione delle rimesse in conto corrente.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 11 marzo 2020, n. 7013.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Terza Sezione Civile, senza soluzione di continuità con l’orientamento consolidato in seno alla giurisprudenza di legittimità, statuisce che non sia onere gravante sulla Banca quello di allegare e provare la natura solutoria dei versamenti, ma, per contro, spetti all’attore in ripetizione la dimostrazione della natura indebita dei versamenti: a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione formulata dall’Istituto, è il correntista a dover dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e, quindi, a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto[1].

Proposta l’eccezione di prescrizione, la Banca non era onerata di eccepire anche la finalità solutoria dei versamenti, dal momento che «l’eccezione di prescrizione è validamente proposta quando la parte ne abbia allegato il fatto costitutivo, e cioè l’inerzia del titolare, e manifestato la volontà di avvalersene»[2], senza che sia necessario «che la banca indichi specificamente le rimesse prescritte [o] il relativo “dies a quo”, emergendo la natura ripristinatoria o solutoria dei singoli versamenti dagli estratti-conto, della cui produzione in giudizio è onerato il cliente, sicché la prova degli elementi utili ai fini dell’applicazione della prescrizione è nella disponibilità del giudice che deve decidere la questione»[3].


[1] In tal senso, Cass. Civ., Sez. I, 30 ottobre 2018, n. 27704, con nota di R. Bencini, A chi spetta provare l’affidamento in conto corrente?, in Diritto & Giustizia, fasc. 192, 2018, 7.

[2] V. Cass. Civ., Sez. VI, 22 febbraio 2018, n. 4372, con nota di G. Satta, Eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie: l’onere probatorio non incombe alla Banca, in Diritto & Giustizia, fasc. 35, 2018, 6.

[3] V. Cass. Civ., Sez. I, 10 luglio 2018, n. 18144, in dejure.it.

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