La vendita di un c.d. “prodotto abbinato”: tra la disciplina anticoncorrenziale e la nullità civilistica.



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La vendita di un c.d. “prodotto abbinato”: tra la disciplina anticoncorrenziale e la nullità civilistica.*

 

di Antonio Zurlo**

 


The present review aims at examining the cross-selling of a banking product together with a financial or insurance product. The analysis starts from the national and European legislation to investigate when a cross-selling commercial practice has to be considered unfair and describes the sanctions provided by both the civil law and the anti-competitive disciplines, with an analysis of the jurisprudence and arbitration cases.

 

*Contributo approvato dai referee.

** Abilitato all’esercizio della professione forense e Cultore della materia di Diritto Privato e Diritto del Risparmio presso l’Università del Salento

 

Rivista di Diritto del Risparmio 01/2020

 

Sommario: Premessa: la vendita di un prodotto abbinato, tra consumerismo e anticoncorrenzialità. – 1. Il quadro normativo di riferimento: l’inferenza comunitaria e la normativa nazionale. – 2. La giurisprudenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: il recente caso delle Banche venete. – 3. Le operazioni baciate al vaglio della giurisprudenza di merito: la vicenda dei cc.dd. “mutui soci”. – 4. La vendita abbinata “eterologa”: l’accessorietà necessaria della polizza al finanziamento.

 

Premessa

La vendita di un prodotto abbinato, tra consumerismo e anticoncorrenzialità

«È noto che le leggi hanno la loro importanza, ma che assai più importante è il modo in cui esse vengono osservate, cioè l’effettivo operare degli uomini». La riproposizione testuale del pensiero di Benedetto Croce pare essere illuminante rispetto alla tematica, multiforme nella sua complessità, che ci si propone, senza pretesa alcuna di esaustività, di approfondire nel presente contributo, nel tentativo di chiarificare, per quanto possibile, le criticità della disciplina normativa e le conflittualità, anche potenziali, dettate dalla coesistenza di due ordini tutelari distinti, ma contigui, quali il diritto privato e quello, pubblicistico, della concorrenza.

Nell’architettura consumeristica, scissa nelle cc.dd. azioni ingannevoli e in quelle cc.dd. aggressive, non può che trovare sicura cittadinanza il c.d. tying, ovverosia la pratica di vendere in maniera abbinata due prodotti, assoggettando alla sottoscrizione dell’uno la concessione dell’altro, con la creazione di una sorta di sodalizio sinallagmatico, nella prospettiva (solitamente mendace) del conseguimento di una qualche utilità complessiva per il sottoscrittore.

Nel suo fattivo estrinsecarsi, la vendita di un prodotto “abbinato” può, difatti, essere intesa come una sorta di sottocategoria del più ampio segmento ordinamentale dedicato alle pratiche commerciali scorrette, ricomprensivo di tutte quelle condotte, poste in essere dalla parte asseritamente avvantaggiata sul piano della forza contrattuale, finalizzate, genericamente, all’ottenimento di un vantaggio in maniera surrettizia, anche per il tramite di una sapiente elusione del dato regolamentare, a scapito della controparte debole. Si assiste, in altri termini, a uno sdoppiamento dell’attività contrattuale, tra una prima fase “a monte”, di esclusiva pertinenza dell’operatore lato sensu professionale (o, comunque, di un più o meno ampio novero di questi), decisoria, nella sostanza, delle dinamiche proprie del secondo e ultimo momento, più operativo, “a valle”, di trasmissione della concettualità elusiva nella contrattazione con la clientela.

 

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