I presupposti per l’obbligazione indennitaria dell’impresa assicuratrice.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 25 febbraio 2020, n. 5094.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Terza Sezione Civile evidenzia come l’obbligo dell’assicuratore di adoperarsi per tenere l’assicurato indenne da responsabilità civile, intervenendo anche con pagamento diretto al soggetto terzo, divenga concreto e attuale solo con la manifestazione, comunque verificatasi, dell’inequivoca intenzione del terzo stesso di ottenere il risarcimento del danno subito, non occorrendo che l’assicurato fornisca anche la prova di avere corrisposto al danneggiato la somma richiesta a titolo di risarcimento del danno[1].

A una conclusione non dissimile si giunge nel caso in cui l’assicurato abbia versato somme al preteso danneggiato o, come nel caso oggetto del ricorso, abbia allegato di dovere sostenere nuovi oneri e spese per eliminare vizi o ripristinare le opere andate perdute: invero, anche in siffatte circostanze, il diritto dell’assicurato a essere indennizzato, ai sensi dell’art. 1917 c.c., in base alla polizza RC, non richiede, per essere azionato, un accertamento (negoziale o giudiziale) della responsabilità dell’assicurato medesimo e dell’ammontare complessivo del risarcimento, ma, per contro, postula che il pagamento al terzo sia stato eseguito in base a un titolo che, per quanto non definitivo e non contenente il suddetto accertamento, sia idoneo ad attribuire al pagamento il carattere doveroso, ex art. 1917 c.c.[2].

Diversamente da quanto sostenuto dalla società assicuratrice, consegue che, se anche gli oneri e le spese sostenute dall’assicurato ai fini del ripristino del danno cagionato a terzi dalla distruzione della “res” o dai vizi dell’ “opus”, in quanto sostitutive della somma altrimenti richiesta per equivalente dal terzo a titolo di risarcimento danni, possono fare insorgere il diritto dell’assicurato a essere manlevato dal proprio assicuratore della responsabilità civile, permane, in ogni caso, la necessità:

  1. che il danno (o la spesa sostitutiva della “res” perduta) sia derivato da una condotta dell’assicurato a questo imputabile a titolo di responsabilità civile, occorrendo, quindi, la esistenza di un nesso eziologico tra condotta e danno, prima ancora dell’accertamento della colpa;
  2. che il terzo danneggiato manifesti, in qualsiasi modo, inequivocamente e oggettivamente nei confronti dell’assicurato, la pretesa di volere conseguire il ristoro del danno.

Di talché, la mera redazione della perizia tecnica, concernente la stima delle opere perdute e della spesa occorrente per la esecuzione delle nuove opere, non integra, di per sé, alcuna delle due condizioni sopra prospettate, affinché possa insorgere l’obbligazione indennitaria della società assicurativa.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 18 marzo 1971, n. 775; Cass. Civ., Sez. III, 7 maggio 1988, n. 3385, in dejure.it.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 1 aprile 1996, n. 3008, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. III, 30 dicembre 2011, n. 30795, in dejure.it.

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