Segnalazione in CAI e regole interpretative di Banca d’Italia.



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Nota a Trib. Pisa, 24 gennaio 2020.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Il Tribunale di Pisa, con l’ordinanza in oggetto, si è espresso sulla vincolatività per gli operatori bancari delle regole interpretative stabilite dall’Autorità di vigilanza (Banca d’Italia), stabilendo l’inesigibilità di una condotta inosservante di queste ultime, anche con riferimento alla materia delle segnalazioni (e cancellazioni) in Centrale Allarme Interbancaria.

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Il ricorrente presentava, innanzi al Tribunale di Pisa, ricorso ex art. 700 c.p.c., al fine di ottenere la cancellazione della segnalazione in Centrale Allarme Interbancaria, effettuata dalla Banca resistente, in conseguenza dell’avvenuta emissione di un assegno in presenza di altra segnalazione alla Centrale. Nello specifico, deduceva di aver comunicato tempestivamente all’Istituto la cessazione della condizione che aveva determinato tale precedente segnalazione (a seguito di emissione di un assegno in carenza di provvista; controversia, poi, transatta); l’Istituto resistente, per contro, aveva negato di poter procedere alla cancellazione, in difetto di un ordine dell’autorità giudiziaria, ponendo in essere una condotta asseritamente contraria all’art. 3 del D.M. n. 458/2001.

La resistente replicava di aver agito in ossequio alla normativa settoriale, sì come interpretata da Banca d’Italia: non era consentito, difatti, operare discrezionalmente cancellazioni o rettifiche, inerenti a segnalazioni già effettuate. La disposizione richiamata dal ricorrente, peraltro, non era applicabile al caso di specie, disciplinando la diversa ipotesi di rettifica di dati errati (e non, viceversa, di dati originariamente corretti).

Decorsi sei mesi, la segnalazione risultava cancellata, circostanza che le parti deducevano in udienza. L’Istituto resistente si dichiarava disponibile alla compensazione delle spese; il ricorrente, contrariamente, insisteva per la condanna alle spese.

In via preliminare, il Tribunale dichiara la cessazione della materia del contendere.

In ordine alla soccombenza virtuale, dopo puntuale analisi della normativa settoriale, il giudice evidenzia come, dalla letteralità delle disposizioni, non sia chiaramente evincibile la necessità o meno di un provvedimento dell’Autorità (Giudiziaria o Amministrativa), per procedere all’aggiornamento dell’archivio. A tal riguardo, il prefato art. 3, riferibile anche ai dati originariamente corretti e divenuti errati in un momento successivo, per sopravvenienze, non richiede alcun tipo di ordine o, comunque, alcun adempimento da parte del soggetto interessato. In maniera antitetica, l’interpretazione addotta da Banca d’Italia, sì come contenuta nei Quaderni di studio, presuppone un ordine giudiziale o amministrativo, per qualsivoglia correzione.

In tal guisa, il Tribunale conclude che, sebbene l’interpretazione di Banca d’Italia non sia vincolante per l’applicazione della normativa, l’inesigibilità di una condotta inosservante delle regole stabilite dalla propria Autorità di vigilanza, da parte dei singoli operatori, sia principio già ragionevolmente affermato, con riferimento a tematiche contigue a quella attenzionata (per esempio, sul metodo di calcolo del TAEG).

Non sussistendo, quindi, i presupposti per la soccombenza dell’Istituto, si dichiara la compensazione integrale delle spese di lite.

 

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza. 

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