Nullità Euribor: esclusa la responsabilità della Banca.



Nota a Trib. Padova, Sez. II, 3 dicembre 2019, n. 2089.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la pronuncia in oggetto, il Tribunale di Padova ha escluso la responsabilità dell’Istituto di Credito, ove questo fosse estraneo all’intesa illecita e, al contempo, ha evidenziato come l’eventuale guadagno dalla manipolazione Euribor non sia nell’indice in quanto tale, ma nello spread applicato all’indice di riferimento.

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Le circostanze fattuali.

Gli attori convivano in giudizio l’Istituto di credito con cui avevano stipulato un mutuo ipotecario, deducendo l’applicazione di interessi usurari, l’occulto effetto anatocistico, l’errata indicazione dell’ISC e i danni conseguenti dalla manipolazione dell’Euribor (per come accertato nel 2013 dalla Commissione Europea).

Costituendosi in giudizio, la Banca convenuta chiedeva il rigetto delle domande attoree.

 

La decisione del Tribunale.

Oltre a rilevare l’insussistenza di alcun problema di usurarietà, con riferimento agli interessi corrispettivi, l’erroneità del raffronto tra tassi compiuto dagli attori, per comprovare il presunto sforamento della soglia da parte di quelli moratori e l’infondatezza della doglianza inerente al presunto effetto anatocistico “occulto ed illegittimo” del piano di ammortamento c.d. “alla francese”, il giudice di prime cure non giudica meritevole di accoglimento neppure la doglianza formulata con riferimento alla manipolazione Euribor.

In tal guisa, nella pronuncia qui annotata, si rileva, in via preliminare, come la Banca convenuta non appartenesse al gruppo di Istituti sanzionati per aver concorso a manipolare il prefato indice interbancario, essendosi, per contro, limitata a inserire, nella propria contrattualistica, quale indice di riferimento a cui ancorare l’andamento del mutuo, un indice sul quale ella non poteva incidere in alcun modo: ne deriva che, anche ove si volesse conferire un qualche rilievo al fenomeno della c.d. manipolazione dell’Euribor, nessun rimprovero potrebbe essere scientemente mosso nei confronti della medesima, che non ha concorso alla commissione dell’illecito, né, tantomeno, ha tratto alcun profitto. A tale ultimo riguardo, devesi, infatti, tenere in debita considerazione la circostanza per cui il guadagno ricavabile dalle operazioni di finanziamento sia collegato al c.d. spread, applicato all’indice di riferimento, non apparendo l’indice in quanto tale un guadagno per la banca, ma semmai un costo così che, in ultima analisi, un indice più basso avrebbe consentito alla banca erogatrice di vendere il prodotto ad un costo più basso per la clientela e quindi più competitivo sul mercato.

Da ultimo, il fatto che alcuni Istituti di credito terzi (anche stranieri) si siano dichiarati colpevoli di aver posto effettivamente in essere tali condotte non implica alcuna concreta inferenza sul rapporto degli attori, dal momento che non si pone un problema di trasparenza del tasso, che, viceversa, era chiaramente predeterminato e ben definito, proprio in forza del rimando all’indice Euribor, sì come pubblicizzato.

In definitiva, il Tribunale giudica manifestamente infondata la domanda attorea, rigettandola.

 

 

Qui il testo integrale della sentenza.

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