Il termine prescrizionale dell’assegno circolare: la posizione del richiedente e del beneficiario.



Nota a Cass. Civ., Sez. III, 14 novembre 2019, n. 29507.

di Antonio Zurlo

 

Con la sentenza annotata, la Terza Sezione Civile, senza soluzione di continuità con il pregresso orientamento espresso in seno alla giurisprudenza di legittimità[1], per cui, decorso il termine triennale, il possessore di un assegno circolare non possa più ottenerne il pagamento, essendo solo il richiedente l’assegno legittimato a poter ripetere la provvista, entro il dies a quo di prescrizione decennale, decorrente dal termine ultimo per l’esercizio dell’azione cartolare.

Siffatta conclusione è suffragata dalla lettura combinata:

  • della disciplina relativa ai conti dormienti, contenuta nella l. n. 266/2005 (costitutiva di un Fondo per l’indennizzo delle vittime di frodi finanziarie, alimentato, tra l’altro, dall’importo dei conti correnti e dei rapporti bancari cc.dd. “dormienti”;
  • dell’art. 1, comma 345ter, della predetta legge, che precisa che gli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto, di cui all’art. 84, secondo comma, R.D. n. 1736/1933, debbano essere versati al suindicato Fondo, entro il 31 maggio dell’anno successivo a quello in cui scade il termine di prescrizione;
  • della seconda parte della norma evocata, ove viene specificato che resta impregiudicato il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo;
  • delle caratteristiche proprie dell’assegno circolare, in cui il rapporto tra il titolare del titolo e l’Istituto bancario è assimilabile al mandato[2].

L’assegno per cui è causa, emesso nel 2004, era stato portato all’incasso nel 2010, in data, quindi, abbondantemente successiva al prefato termine di prescrizione triennale.

In relazione al diritto della richiedente l’assegno, è d’uopo evidenziare come quest’ultima avrebbe senz’altro potuto agire direttamente nei confronti della Banca, per chiedere la restituzione della provvista[3]; la ricorrente, per converso, non aveva provato, né mai allegato, di aver chiesto l’emissione dell’assegno, essendosi sin dal primo grado di giudizio qualificata unicamente come beneficiaria del titolo e, in quanto tale, non poteva correttamente ritenersi beneficiaria del termine prescrizionale decennale.

Addivenendo alla prescrizione dei diritti di entrambi i ricorrenti, il giudice di merito reputava tanto irrilevante l’accertamento della circostanza dell’effettivo versamento, da parte della Banca resistente, della somma contestata al Fondo istituito presso il MEF, quanto, parimenti, la possibile qualificazione dell’assegno circolare alla stregua di una promessa di pagamento, con conseguente astrazione processuale della causa.

A tal riguardo, la Terza Sezione coglie l’occasione per rassegnare puntualmente le differenze intercorrenti tra l’assegno circolare e quello bancario, con il primo che rappresenta “una promessa a pagamento a vista”, essendo presupposto per la sua emissione la sussistenza di somme disponibili presso l’Istituto autorizzato all’emissione (in misura corrispondente all’importo dell’assegno): il richiedente, per ottenere il rilascio di un assegno circolare, deve, quindi, versare preventivamente l’importo all’emittente in contanti[4], oppure autorizzare quest’ultimo al prelievo della provvista dal deposito o da un conto esistente, o, ancora, rilasciare assegno di conto corrente (assegno che viene subito incassato ed estinto per l’opportunità del trattario di verificare contestualmente l’esistenza della provvista).

Con l’assegno bancario, viceversa, il traente ordina alla Banca di pagare al portatore legittimo del titolo la somma di denaro incorporatavi: la trattaria è, quindi, obbligata a pagare solo ove la provvista sia sufficiente, dal momento che, in questo caso, non vi è una verifica preventiva (al momento dell’emissione) della copertura del titolo.

In caso di prescrizione dell’azione cambiaria, l’utilizzo del titolo di credito quale promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 c.c., implica pur sempre da parte del creditore l’esercizio dell’azione causale, fondata sul rapporto sottostante all’emissione o alla trasmissione del titolo[5].

In altri termini, laddove la parte intenda giovarsi del valore del titolo di credito, quale promessa di pagamento, unitamente alla conseguente astrazione processuale che ne deriva in termini probatori[6], è tenuta a indicare quale sia il rapporto causale azionato. La promessa di pagamento ha, infatti, effetto meramente conservativo di un preesistente rapporto fondamentale, non essendole attribuibile efficacia costitutiva di nuovi diritti ed obblighi; l’unico effetto è l’inversione dell’onere della prova, in deroga ai principi generali; al contempo, l’astrazione meramente processuale di cui all’art. 1988 c.c. opera esclusivamente nei rapporti diretti tra traente e prenditore, ovvero tra girante e immediato giratario[7], ma non nei confronti di colui che si atteggi quale mero possessore del titolo[8].

Da ultimo, con la girata si trasferiscono (dal girante al giratario) solo i diritti inerenti al titolo (cambiale o assegno) e non anche quelli nati dal rapporto sostanziale sottostante e il possesso di titolo privo di valore cartolare non costituisce prova neppure implicita del credito o della sua cessione[9].

Nel caso di specie, i ricorrenti si sono limitati a dedurre che l’inutilizzabilità dell’assegno circolare, dal punto di vista cartolare, per effetto della prescrizione, non avrebbe comunque potuto precluderne l’impiego quale ricognizione di debito o promessa di pagamento (dispensandoli, di conseguenza, dall’onere di provare il rapporto fondamentale), non provvedendo, pur tuttavia, ad allegare alcuna circostanza, riferita al credito vantato, che potesse concorrere a farli ritenere parti del rapporto cartolare e del rapporto sottostante[10].

 

Qui il testo integrale della sentenza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 12 marzo 2018, n. 5889; Cass. Civ., Sez. VI, 30 aprile 2019, n. 11387, con nota di G. Satta, Errato applicare all’assegno circolare la disciplina dell’assegno bancario, in Diritto & Giustizia, fasc. 78, 2019, 3.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 29 agosto 2003, n. 11961, con nota di E. Severini, In tema di pagamento di assegni muniti di clausola di non trasferibilità., in Giustizia Civile, fasc. 12, 2004, 3033.

[3] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 19 marzo 2009, n. 6653, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. III, 1° dicembre 2003, n. 18311, in dejure.it.

[4] Unicamente in contanti per il vaglia cambiario della Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 89 L. Ass. Banc.

[5] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 26 novembre 1999, n. 13170, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. III, 1° dicembre 2003, n.18311, in dejure.it.

[6] V. Cass. Civ., Sez. II, 29 marzo 2006, n. 7262, in dejure.it.

[7] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 16 settembre 2013, n. 21098, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. II, 29 marzo 2006, n. 7262, in dejure.it.

[8] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 18 gennaio 2005, n. 948, con nota di L. Furgiuele, Dichiarazione cambiaria, promessa di pagamento e limiti all’inversione dell’onere della prova., in Banca borsa tit. cred., fasc. 4, 2006, 461; Cass. Civ., Sez. I, 16 ottobre 2001, n. 12582, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 26 novembre 1999, n. 13170, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. , 24 maggio 1996, n. 4801.

[9] V. Cass. Civ., Sez. I, 26 novembre 1999, n. 13170, in dejure.it.

[10] V. Cass. Civ., Sez. I, 11 settembre 1997, n. 8990, in dejure.it.

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