Negli obblighi informativi rientra la comunicazione di tutti gli aspetti incompatibili con la tipologia di investimento



Commento a ACF, decisione 29 settembre 2017, n. 59.

di Antonio Zurlo


Ricostruzione del fatto.

Il ricorrente adiva l’ACF, chiedendo il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della violazione, posta in essere dalla resistente, degli obblighi di corretta e trasparente informazione, dal momento che quest’ultima, nel proporre la sottoscrizione di un servizio di investimento nella forma di gestione patrimoniale, aveva omesso di comunicare “notizie rilevanti”, ovverosia la probabile cessazione dell’attività di intermediazione in un arco temporale incompatibile con quello ottimale per l’investimento proposto.

Parte resistente eccepiva la legittimità del recesso senza giusta causa, poiché facoltà specificamente previsto nel contratto.

La risoluzione in diritto.

Il Collegio, lungi dall’inquadrare la doglianza del ricorrente su di un piano strettamente contrattualistico, evidenzia che il motivo centrale del ricorso sia da individuarsi nell’asserita violazione di quel dovere di informazione specifica e puntuale, assorbente anche della circostanza relativa all’orizzonte temporale fattivamente prevedibile per l’esecuzione della prestazione (rectius, del servizio di intermediazione).

Disattendendo ampiamente la linea difensiva proposta dalla resistente, l’ACF evidenzia come debba reputarsi senz’altro rientrante nel perimetro degli obblighi ulteriori cui l’intermediario è tenuto, in forza del più generale dovere di comportarsi in buona fede, ai sensi degli artt. 1337 – 1338 c.c.[1], la puntuale comunicazione individualizzata di una circostanza difficilmente conoscibile per il soggetto privato (nel caso di specie, desumibile solo dalla consultazione della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea) e che è destinata indiscutibilmente ad avere rilievo nel processo formativo della decisione di quest’ultimo. In tal senso, pare doversi necessariamente affermare che, in ossequio della buona fede, l’obbligo gravante sull’intermediario debba ritenersi perlomeno comprensivo di un’informativa al cliente – investitore, al momento della sottoscrizione, sull’imminente cessazione dell’attività (nel caso de quo, sull’avvio della procedura ordinaria di liquidazione), nonché su tutte le ipotizzabili implicazioni che questa avrebbe, almeno astrattamente, potuto determinare sull’operazione in via di conclusione, in modo da preservare l’autonomia volitiva del cliente e la sua consapevolezza decisionale, mediante una completa ed esaustiva prospettazione dei rischi sottesi all’investimento.

L’omessa comunicazione dell’evidente incompatibilità tra l’orizzonte temporale asseritamente ottimale ai fini dello svolgimento del servizio di gestione patrimoniale e l’incombente conclusione della procedura di liquidazione concorre a definire una grave violazione dell’onere di diligenza, correttezza e trasparenza, puntualmente disciplinati dall’art. 21 TUF, con consequenziale riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni, per inadempimento contrattuale.

Da ultimo, in punto di determinazione del quantum della pretesa risarcitoria, il Collegio esclude l’operatività del concorso colposo del creditore, ai sensi dell’art. 1227 c.c., rilevato dall’intermediario, dal momento che, essendo il vizio del consenso intervenuto nella fase precontrattuale, funzione del risarcimento è reintegratoria, riportando il ricorrente – danneggiato nella situazione in cui si sarebbe trovato se non avesse compiuto l’investimento (ovverosia, poter disporre del capitale iniziale, senza minusvalenze) e tenendolo, consequenzialmente, indenne dal verificarsi di un rischio non preventivato: in tal senso, non può neppure reputarsi esigibile, poiché ultroneo la l’ordinaria diligenza, l’attivarsi, disponendo nuovi e ulteriori investimenti, per limitare le perdite

[1] Sul punto, Cass. Civ., Sez. Un., 19 dicembre 2007, n. 26725, con nota di F. Greco, Intermediazione finanziaria: violazione di regole comportamentali e tutela secondo le Sezioni Unite, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 3, 2008, 556.

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