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Nota a App. Cagliari (Sez. Sassari), 18 gennaio 2024, n. 41.

di Monica Mandico

Mandico & Partners

Nel caso di specie, l’appellante, con plurime censure – relative al difetto di oggettività, affidabilità e determinatezza del tasso Euribor, nonché alla nullità della sua quotazione per il periodo 29.09.2005/30.05.2008 – ha indicato e motivato le parti del provvedimento impugnato di cui chiedeva modifica; di conseguenza, la parte appellata è stata posta in condizione di potersi difendere.

Inoltre, la fondatezza dell’appello è stata ulteriormente confermata dal comportamento della parte appellante che, sin dall’inizio dell’atto introduttivo del giudizio, ha dedotto la censura relativa alla nullità dei tassi Euribor per il periodo 29.09.2005/30.05.2008, come accertato dalle decisioni della Commissione Europea[1].

Ebbene, il richiamo di tale parametro per stabilire per relationem le condizioni regolanti il contratto bancario è astrattamente ammissibile, non essendo vietato, in modo assoluto, dall’art. 117 TUB, il rinvio a elementi esterni al documento contrattuale obiettivamente identificabili (bensì, il rinvio a usi o, comunque, a parametri non determinabili preventivamente da parte del cliente in quanto rimessi alla decisione unilaterale e arbitraria della banca)[2]. Il profilo di nullità dedotto in giudizio si fonda, per converso, sulla illegittimità “a monte” della fissazione del tasso EURIBOR, nel periodo settembre 2005 – maggio 2008, in quanto oggetto di manipolazione da parte di un gruppo di banche all’atto della comunicazione dei dati, sì come accertato dalla Commissione Antitrust Europea con decisione del 4.12.2013. In particolare, la Commissione aveva sanzionato la condotta delle banche che avevano costituito un cartello allo scopo di alterare il procedimento di fissazione del prezzo di alcuni componenti dei derivati e quindi il rendimento medio EURIBOR, condotta consistita nell’aver comunicato e/o ricevuto preferenze per un settaggio a valore costante in dipendenza delle proprie posizioni commerciali o esposizioni, nell’essersi scambiate informazioni non di dominio pubblico sulle intenzioni per l’invio di futuri dati per l’EURIBOR, nell’aver allineato i dati da comunicare alle informazioni confidenziali ricevute, nell’essersi uniformati ad un livello specifico nella comunicazione dei dati, nell’aver comunicato alle altre banche la quotazione appena inoltrata all’EBF o ancora prima di inviarla. Detta manipolazione aveva inciso sul normale andamento del mercato degli EIRD, attraverso un innalzamento dell’EURIBOR per favorire la circolazione dei prodotti derivati a un prezzo falsato e ridurre anticipatamente il fattore di incertezza che sarebbe altrimenti stato presente nel mercato circa il comportamento futuro degli altri competitor, lucrandone un forte guadagno una volta tornato l’EURIBOR a valori più bassi, così attuando una violazione del principio di libera concorrenza sancito dall’art. 101 TFUE[3].

Trattasi di disposizione di ordine pubblico vincolante per gli stati dell’Unione Europea, che trova riscontro nell’art. 2 della legge n. 287/90, norma finalizzata a perseguire l’obiettivo di tutelare il libero svolgimento del mercato, proibendo qualsiasi distorsione della concorrenza anche mediante comportamenti non negoziali.

La decisione della Commissione Europea è prova idonea a supportare la domanda volta alla declaratoria di nullità dei tassi “manipolati” ed alla rideterminazione degli interessi nel periodo coinvolto dalla manipolazione[4], in quanto emerge inequivocabilmente la prova dell’intesa sulla trasmissione di dati alterati[5].

In questi termini, la condotta accertata non consiste in un mero scambio di informazioni, essendo proveniente dai soggetti appositamente intervistati sui valori delle quotazioni utilizzate per confezionare il parametro EURIBOR. La diretta incidenza della comunicazione dei dati da parte dalle banche del panel sul procedimento di determinazione del parametro è innegabile e la manipolazione non è certamente superata dalla successiva operazione di eliminazione del 15% delle quotazioni più basse e del 15% delle quotazioni più alte da parte della Reuters, poiché comunque l’effetto dell’alterazione si è comunque ripercosso su tutti i dati.

In ossequio a quanto argomentato, non può convenirsi con l’affermazione del primo giudice laddove riteneva che «il tipo di procedimento utilizzato per la formazione dell’euribor non rende il tasso contrattuale interminato o indeterminabile…… deve considerarsi valida una clausola che rimetta la determinazione del quantum della prestazione ad un indice, quale quello euribor, anche ove fosse formato, secondo l’assunto di parte attrice, sulla base di mere valutazioni di terzi. Infatti, se anche i dati comunicati dagli istituti di credito e concorrenti a formare l’euribor fossero frutto del loro mero arbitrio, non potrebbe affermarsi la nullità del contratto o l’invalidità della relativa clausola, avendo l’ordinamento espressamente consentito il rinvio addirittura all’arbitrio del terzo».

La nullità del tasso EURIBOR nel periodo settembre 2005 – maggio 2008 per violazione dell’art. 101 TFUE e dell’art. 2 legge antitrust è, invece, utilmente invocabile da parte del cliente di un finanziamento bancario indicizzato sull’EURIBOR, legittimato a ottenere il ripristino delle condizioni legali anche se il soggetto mutuante non abbia preso parte all’intesa vietata. Invero, la nullità dell’intesa antitrust “a monte” (recepita per determinare il tasso nel contratto “a valle”) comporta la nullità per violazione di norme imperative ex art. 1418 c.c. della convenzione di interessi e la conseguente applicazione del tasso legale in luogo del tasso contrattuale parametrato all’EURIBOR. Il primo comma dell’art. 1418 c.c. ha concepito un sistema aperto di nullità per violazione di norme imperative, in cui rientra qualsiasi assetto contrattuale che si ponga in contrasto con precetti inderogabili, quale è certamente la disciplina posta a tutela della libera concorrenza. Inoltre, la nullità parziale del contratto di mutuo non travolge l’intero contratto, secondo il principio utile per inutile non vitiatur, non essendo dedotta in causa la volontà negoziale di stipulare il mutuo soltanto a quelle condizioni, e prescinde dall’elemento psicologico in capo al mutuante all’atto della stipulazione del contratto[6].

In applicazione della regola generale di cui all’art. 1284 c.c., gli interessi corrispettivi del mutuo andranno dunque sostituiti dal tasso legale nel periodo in cui il tasso contrattuale è affetto da nullità.

Nel caso di specie, il tasso di interesse variabile determinato nell’allegato “A – lettera di concessione di mutuo” di cui al contratto in data 13.10.2006, deve essere sostituito dal tasso legale vigente nel periodo 29.09.05/30.05.08, con una differenza di euro 9.423,12 rispetto all’ammontare degli interessi pagati dalla mutuataria (v. elaborazione dei dati svolta dal c.t.u. nominato nel presente grado). La sostituzione del tasso, infatti, deve essere integrale e non solo relativa al tasso Euribor, posto che, seppure il tasso Euribor rappresenti la quota variabile cui si aggiunge una quota fissa, il tasso contrattuale non è frazionabile arbitrariamente dall’interprete salvando la quota fissa, verosimilmente determinata anche in ragione della quota variabile, e pertanto il tasso va sostituito nella sua interezza.

 

 

 

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[1] Cfr. Commissione Europea, 04.12.2013 e 07.12.2016.

[2] Cfr. Cass. n. 17110/2019.

[3] Nella parte in cui dispone che «Sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra stati membri e che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza ed in particolare quelli consistenti nel: a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni della transazione … Gli accordi o decisioni, vietati in virtù del presente articolo, sono nulli di pieno diritto».

[4] Sulla vincolatività delle decisioni della Commissione v. art. 16 Reg. CE n. 1/03.

[5] In particolare, nell’identificare le condotte vietate la Commissione faceva riferimento: a) allo scambio di preferenze per un settaggio a valore costante, basso o alto di certi valori Euribor; queste preferenze andavano a dipendere dalle proprie posizioni commerciali o esposizioni; b) allo scambio di informazioni dettagliate non di dominio pubblico sulle posizioni commerciali o sulle intenzioni per futuri invii di dati per l’Euribor; c) all’accordo per allineare le proprie posizioni sui derivati sulla base delle condotte sopra descritte; d) all’accordo per allineare gli invii futuri di dati per l’Euribor sulla base delle informazioni ottenute attraverso le condotte precedenti; e) all’invio di dati Euribor che seguisse una determinata direzione o un livello specifico; f) all’anticipata diffusione tra i traders dei dati da comunicare all’agente calcolatore dell’Euribor. L’autorità Antitrust concludeva poi che «i valori di riferimento che vengono riflessi nei pressi EIRD si applicano a tutti i partecipanti a quel mercato e che i tassi pregiudizievoli hanno un’importanza fondamentale per l’armonizzazione delle condizioni finanziarie del mercato comune e per le attività bancarie degli stati membri».

[6] Cfr da ultimo Cass. n. 34889/2023.

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