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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 18 gennaio 2023, n. 1387.

Massima redazionale

Nella specie, la Corte territoriale aveva acclarato che «le banche concedendo prestito a breve, nuovi mutui e mantenendo gli affidi nonostante rilevanti scoperti per periodi medio-lunghi, hanno violato il principio generale richiamato dal citato art. 5 TUB e la normativa speciale del settore creditizio, in particolare le Istruzioni di Vigilanza della Banca d’Italia di cui alla circolare n. 229 del 21.4.09 e l’Accordo di Basilea 2 sul rating»; a tale approdo, il Collegio era pervenuto in esito all’esame delle risultanze istruttorie acquisite e, in particolare, sulla base dei dati contabili emergenti dalla consulenza tecnica d’ufficio disposta nel corso del giudizio, nel quale erano state rilevate: «una situazione deficitaria dal 2002 in poi, con perdite costanti per anni e un sempre maggiore indebitamento con le banche», «la discordanza tra i bilanci di esercizio e le dichiarazioni dei redditi e Irap tra il 1998 ed il 2006», l’assenza di merito creditizio già alla data del 31 dicembre 2004, debiti bancari, dal 2003 in poi, pari a un terzo dei ricavi e superiori all’importo dei ricavi negli anni 2006, 2007 e 2008. A fronte di tale stato di squilibrio, la società aveva continuato a ottenere disponibilità creditizia, nonostante importanti e durevoli sconfinamenti e sebbene l’acquisizione del ramo d’azienda avesse notevolmente aggravato l’esposizione bancaria di oltre tre milioni di euro; ciò a causa della condotta omissiva delle Banche che, disattendendo le Istruzioni di Vigilanza, hanno trascurato di acquisire la documentazione reddituale che avrebbe consentito di avere una rappresentazione più veritiera della situazione economica rispetto al documento di esercizio e di valutare la situazione patrimoniale della società.

La Corte d’Appello fiorentina ha, pertanto, correttamente, concluso che con tale condotta le banche hanno violato «gli obblighi specifici sottesi al principio di sana e prudente gestione del credito e della normativa settoriale di vigilanza», perché, con la concessione abusiva del credito, hanno ritardato il fallimento della società, aggravando il passivo fallimentare. A giudizio della Terza Sezione Civile, siffatta ricostruzione fattuale appare esaustiva e scevra da vizi logici, non potendo, al contempo, essere minimamente scalfita dalle contestazioni sollevate dalle ricorrenti, finalizzate a ottenere un inammissibile nuovo apprezzamento delle stesse circostanze già esaminate e adeguatamente valutate dal giudice di appello.

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Giovedì 23 febbraio 2023, ore 15 (Zoom)