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Nota a ABF, Collegio di Roma, 3 giugno 2022, n. 8734.

Il Collegio ABF di Roma si è pronunciato circa una controversia in materia di corretta indicazione e calcolo del TAEG relativo ad un finanziamento, con opzione revolving e utilizzabile mediante una carta di credito, stipulato dal ricorrente in data 28.8.2012.

In particolare, il ricorrente lamentava la mancata corrispondenza tra il TAEG indicato in contratto e il maggiore TAEG effettivo correttamente calcolato ai sensi delle disposizioni applicabili, con conseguente nullità parziale delle pertinenti clausole contrattuali e loro sostituzione ai sensi dell’art. 125-bis, commi 6 e 7, del TUB.

Detta difformità dipenderebbe, secondo il ricorrente, essenzialmente dalle diverse modalità di applicazione e conteggio delle spese relative alla “imposta di bollo” e delle “spese di tenuta conto” (espressione con cui il ricorrente intende presumibilmente fare riferimento, considerata anche l’identità d’importo, alla “spesa mensile di gestione pratica”) e dal fatto che il piano di ammortamento teorico da utilizzarsi, in questo caso, per il calcolo del TAEG deve essere sviluppato ipotizzando un rimborso del finanziamento in 12 rate.

Quanto al merito della controversia risulta che il motivo di contrasto tra le posizioni delle parti deriva essenzialmente dalle diverse concrete modalità calcolo del TAEG del finanziamento in questione per effetto della diversa interpretazione dalla parte delle stesse della normativa applicabile, fermo restano che in linea di principio non è invece controversa la necessità d’includere nel calcolo stesso, seppure con diverse modalità, le “spese di tenuta conto” (rectius la “spesa mensile di gestione pratica”) e l’importo dell’imposta di bollo.

In particolare, emerge che secondo il ricorrente il TAEG debba essere calcolato  ipotizzando che il credito sia concesso per 12 mesi, che sia integralmente e immediatamente utilizzato, e che lo stesso venga restituito in 12 rate mensili (di parti importo in caso di ammortamento alla francese o d’importo decrescente in caso d’ammortamento all’italiana), per ciascuna rata siano applicate le spese di tenuta conto (rectius la “spesa mensile di gestione pratica”) previste in contratto (pari ad euro 1,25) e l’imposta di bollo (pari ad euro 1,81). Di converso, secondo la società resistente, sarebbe da assumere a base del calcolo del TAEG l’integrale e immediato utilizzo del credito e il suo rimborso in 44 rate mensili di pari importo, l’applicazione su base mensile della voce di costo relativa alle spese di tenuta conto (pari ad euro 1,25) e, al primo utilizzo e poi una volta l’anno, l’imposta di bollo (pari ad euro 1,81). Il Collegio Abf di Roma ha rilevato che: “ 6) Orbene considerato che il contratto oggetto di contesa è stato stipulato il 28.08.2012, le disposizioni di trasparenza vigenti ratione temporis prevedevano, al par. 4.2.4., che “Il TAEG è comprensivo degli interessi e di tutti i costi, inclusi gli eventuali compensi di intermediari del credito, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza, escluse le spese notarili. Nel TAEG sono inclusi i costi, di cui il finanziatore è a conoscenza, relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito e obbligatori per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni offerte”. 7) Inoltre, le regole di dettaglio applicabili per il calcolo del TAEG risultano essere erano quelle specificate all’allegato 5C alle “Disposizioni di Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari […]” (successivamente sostituito dal nuovo allegato 5B, introdotto con provvedimento del Governatore del 28.03.2013), introdotto con provvedimento del Governatore del 09.02.2011, il quale prevedeva – al relativo punto II, lett. d) – che ai fini del calcolo del TAEG “se non è stabilito un calendario per il rimborso si presume che: i) il credito sia fornito per un periodo di un anno; ii) il credito, comprensivo di capitale e interessi, sarà rimborsato in dodici rate mensili di uguale importo”. Specifiche precisazioni in merito sono state fornite dalla stessa Banca d’Italia in risposta alle “Domande frequenti sul provvedimento del 29 luglio 2009 e successive integrazioni”, nella relativa Sez. 10.3.3, lett. i), è indicato infatti che “Il TAEG relativo alle carte di credito revolving – per le quali non sia predeterminabile né la durata del credito, né l’importo dei singoli rimborsi, essendo solamente prestabilita la periodicità con cui il cliente dovrà versare le rate minime – va calcolato secondo l’ipotesi di cui alla lett. d) dell’allegato 5C alle Disposizioni” suddette. 8) Proprio tali circostanze risultano ricorrere anche nel caso di specie, in cui le parti hanno infatti stipulato un contratto di “apertura di credito revolving a tempo indeterminato”, secondo cui il credito erogato deve essere rimborsato in rate mensili di cui è stabilito l’importo minimo (Euro 33,00), ma il cui importo effettivo può variare in funzione della misura e frequenza degli utilizzi e nel caso di utilizzi d’importo superiore ad Euro 77,47, da cui consegue l’applicazione dell’imposta di bollo su ogni estratto conto mensile. 9) Con riguardo all’applicazione dell’imposta di bollo nel calcolo del TAEG, vale innanzitutto ricordare che ai sensi del D.P.R. n. 642 del 26.10.1972 (art. 13, co. 2, della Tariffa allegata) erano soggetti all’imposta di bollo (pari a L. 2500) a “Estratti di conti, nonché lettere ed altri documenti di addebitamento o di accreditamento di somme, portanti o meno la causale dell’accreditamento o dell’addebitamento e relativi benestari quando la somma supera L. 150.000 per ogni esemplare”. 10) Ciò posto, come pure indicato dalla Banca d’Italia nelle suddette risposte alle “Domande frequenti sul provvedimento del 29 luglio 2009 e successive integrazioni”, con riguardo all’inclusione nel calcolo del TAEG di costi relativi a imposte nel caso di carte di credito revolving deve osservarsi il principio che “nell’impossibilità di prevedere in fase precontrattuale quanto verrà utilizzata la carta dal consumatore, si ritiene applicabile il medesimo criterio [… ivi …] descritto per il calcolo del TAEG negli annunci pubblicitari”, pertanto deve prendersi in considerazione “il dato medio degli oneri applicati dal finanziatore in relazione alla carta revolving o un altro dato che sia rappresentativo, fermo restando l’obbligo di illustrare con chiarezza nell’annuncio le ipotesi di calcolo impiegate e di adottare le procedure organizzative ai sensi della sezione XI che assicurino la correttezza del calcolo. Perché un dato possa essere considerato rappresentativo va valutato se esso riflette la modalità di invio che è stata scelta o, in caso di prodotti nuovi, che verrà presumibilmente scelta dalla maggior parte dei clienti, in modo da far ragionevolmente ritenere che la clientela cui è rivolto l’annuncio sceglierà la medesima modalità di invio”.

Il Collegio ha rilevato quindi che, in corretta applicazione delle indicazioni di cui alla lett. d) dell’All. 5C delle citate “Disposizioni di trasparenza” della Banca d’Italia, e segnatamente sviluppando un piano di ammortamento su 12 rate, applicando la “spesa mensile di gestione pratica” e l’imposta di bollo su base annuale, il TAEG effettivo del contratto in questione risulterebbe pari a 18,32% a fronte, come detto, di un TAEG indicato in contratto pari a 17,85%.

In particolare ha evidenziato che, tale differenza rispetto al TEAG calcolato dalla resistente e indicato in contrato non deriverebbe da diverse modalità di computo della “spesa mensile di gestione pratica” e dell’imposta di bollo – risultando infatti valida, in quanto aderente al dettato normativo, l’impostazione seguita al riguardo dalla resistente), bensì dal fatto che un piano d’ammortamento di 12 rate mensili di pari importo in grado di rimborsare l’importo finanziato non può avere una rata di importo di Euro 33,00 (come indicato in contratto e come presente nella simulazione prodotta dalla resistente che ha erroneamente si sviluppa su 44 rate mensili) bensì di Euro 98,77, pari a quanto sostenuto dal ricorrente.

Al fine del computo del suddetto TAEG del 18,32% è stata altresì inserita due volte la voce relativa all’imposta annua, per ricomprendere anche la prima comunicazione periodica. La risultate differenza tra il TAEG indicato in contratto, pari al 17,85%, e quello come sopra calcolato , pari al 18,32%, è quindi pari a 0,47 punti percentuali e pertanto superiore alla soglia massima dello 0,20% degli eventuali scostamenti tra TAEG contrattuale e TAEG effettivo individuata come tollerabile – a prescindere dalle cause che vi abbiano dato luogo – secondo i consolidati orientamenti formulati dai Collegi di questo Arbitro in coerenza con una “interpretazione in chiave sostanzialistica della normativa di trasparenza contenuta nel t.u.b., alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE[1]

In ragione della rilevata sostanziale e non trascurabilmente difformità tra il TAEG indicato nel contratto in questione e il relativo TAEG effettivo come sopra calcolato, il Collegio ha ritenuto che la domanda del ricorrente è meritevole di accoglimento. Il Collegio, pertanto ha accertato la nullità della clausola relativa al TAEG e dispone che l’intermediario ridetermini il piano di ammortamento – ai sensi della disciplina vigente all’epoca della stipula del contratto – e restituisca alla parte ricorrente l’eccedenza percepita, maggiorata degli interessi legali da calcolarsi con riferimento alle date dei singoli incassi.

 

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[1] cfr. Corte di Giustizia UE, Sez. III, 9 novembre 2016, in causa C-42/15)” (in tal senso cfr. ABF, Collegio di Roma, decisioni n. 13791/2019, n. 2203/2019, n. 1396/2019 e n. 7312/2018).

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