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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 19 settembre 2022, n. 27389.

Massima redazionale

Il danno consistente nella necessità di noleggiare un veicolo sostitutivo deve essere comprovato, non essendo, per contro, in re ipsa; del pari, non si deve confondere il danno in re ipsa con quello presunto. Invero, quando si dice che dal fermo del veicolo derivano danni (come il deprezzamento del veicolo, il bollo da pagare comunque, senza fare uso della vettura, e così il premio assicurativo, il cui costo è sopportato pur senza godimento del bene assicurato), si indicano dei danni presunti, non già in re ipsa: si tratta, difatti, di conseguenze del fatto lesivo che si ritengono essere pregiudizievoli per il danneggiato, in forza di alcune presunzioni (dal fatto che il veicolo non possa essere utilizzato si induce che alcuni costi normalmente sostenuti per il godimento del bene, diventano pregiudizievoli per il proprietario e dunque costituiscono danni).

Il fermo del veicolo è indice del fatto che quei costi siano un danno per il proprietario, non avendo, per il periodo del fermo, una contropartita nel godimento o nell’utilizzo del bene. Atteso che il danno debba essere provato, è il danneggiato a dover dimostrare di avere sostenuto una spesa per il noleggio in conseguenza del fermo del suo veicolo. Nella decisione impugnata si dà atto che la spesa è stata sostenuta, ma si afferma che il danneggiante «non ha affatto fornito la prova che il costo dell’autonoleggio sia conseguenza immediata e diretta dell’illecito di cui è causa». Che il danneggiato non debba limitarsi a dimostrare di aver subito il fermo del veicolo, ovverosia a dimostrare la mera indisponibilità del mezzo dì trasporto, è pacifico[1]: egli deve dimostrare di aver sostenuto la spesa per il noleggio quale conseguenza del danneggiamento del suo veicolo. Questa dimostrazione è, però, sufficiente a provare il danno, poiché la relazione causale tra il fermo ed il noleggio è presumibile, ossia è inducibile secondo le normali regole del ragionamento presuntivo.

Dire che la spesa sostenuta per il noleggio è, presuntivamente, danno conseguente al fermo tecnico, non significa ammettere un danno in re ipsa, ma ammettere un danno presunto: dal fermo tecnico della vettura si induce, secondo regole di comune esperienza, che il danneggiato abbia noleggiato altra vettura per rimediare al fermo tecnico della propria. La differenza tra il danno in re ipsa e quello presunto è che il primo prescinda dalle conseguenze: è fatto consistere nella mera lesione dell’interesse protetto, ossia coincide con la lesione medesima[2]. Con la conseguenza che, nel caso di specie, la prova che le spese per il noleggio (che, si badi, la decisione impugnata ammette come effettivamente sostenute) siano state dovute al fermo tecnico, non consiste nella dimostrazione che il proprietario «avesse davvero necessità di servirsene», ossia nella dimostrazione dell’uso della vettura sostitutiva, ma nella dimostrazione che quelle spese sono state rese necessarie dal danneggiamento del proprio veicolo, e questa dimostrazione può essere offerta per presunzioni, non necessariamente per “esplicita prova”.

 

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[1] Cfr. Cass. n. 20620/2015; Cass. n. 124/2016; Cass. n. 9348/2019; Cass. n. 17897/2020.

[2] V. Cass. n. 3123372018.

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