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Nota a ABF, Collegio di Palermo, 30 maggio 2022, n. 8407.

di Matteo Muci

 

La decisione del Collegio di Palermo affronta la questione del computo del TAEG in relazione al costo delle polizze assicurative accessorie al finanziamento, a seconda della qualificazione delle stesse come obbligatorie o facoltative, in un contratto di prestito personale.

Il problema in esame è stato più volte affrontato dal Collegio di coordinamento (v. decisioni n. 10617/17, n. 10620/17 e n. 10621/17), che ha chiarito che una polizza assicurativa collegata ad un contratto di finanziamento possa considerarsi obbligatoria qualora ricorrano presunzioni gravi, precise e concordanti desumibili dal concorso delle seguenti circostanze: funzione di copertura del credito, contestualità e identità di durata del contratto di prestito e del contratto assicurativo, parametrazione dell’indennizzo al debito residuo.

Sempre il Collegio di coordinamento ha però precisato che «Per contrastare il valore probatorio di tali presunzioni, ancor più rilevanti quando contraente e beneficiario sia stato lo stesso intermediario e a questo sia stata attribuita una significativa remunerazione per il collocamento della polizza, la resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa:

– di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti

l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza;

– ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio;

– ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento».

Nel caso in esame, la parte ricorrente ha sottoscritto un pacchetto assicurativo per il caso di decesso, invalidità permanente, inabilità temporanea e un’ulteriore polizza per indennità da ricovero in caso d’intervento chirurgico, assistenza medica domiciliare e partecipazione ad un programma di medical advice.

Il Collegio ha rilevato che, per il primo pacchetto di polizze, si possano ritenere sussistenti le circostanze al ricorrere delle quali è provata l’obbligatorietà della copertura assicurativa; al contrario, per la polizza medica ulteriore, non risulta invece provata l’obbligatorietà, non avendo questa né funzione di copertura del credito, né durata corrispondente al finanziamento.

L’intermediario, tuttavia, ha prodotto il testo di altri contratti di prestito personale concessi a soggetti con il medesimo merito creditizio del ricorrente e caratterizzati da condizioni analoghe a quelle del finanziamento in esame, ma senza la copertura assicurativa, precludendo in tal modo la qualificazione del contratto assicurativo come obbligatorio.

L’esclusione del costo della copertura assicurativa dal computo del TAEG operata dall’intermediario non è dunque censurabile, qualificandosi la stessa come facoltativa.

Il ricorrente muoveva inoltre doglianze in ordine alla violazione delle disposizioni Banca d’Italia in materia di trasparenza, asserendo che l’importo totale del credito non dovrebbe ricomprendere i costi assicurativi.  Sul punto, il Collegio richiama il disposto dall’art. 121 TUB, in forza del quale per importo totale del finanziamento deve intendersi “il limite massimo o la somma totale degli importi messi a disposizione del consumatore in virtù di un contratto di credito”, nonché le Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari e correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti adottate con provvedimento Banca d’Italia del 29 luglio 2009 e successive integrazioni, nonché dalle relative FAQ pubblicate il 27/07/2010, nella parte in cui si afferma che “Conformemente a quanto previsto dalle linee guida della Commissione Europea sull’applicazione della direttiva relativa ai contratti di credito ai consumatori (direttiva 2008/48/CE, come modificata dalla direttiva 2011/90/UE), si ritiene che l’importo totale del credito sia la somma di denaro messa a disposizione del consumatore; esso, pertanto, non include le somme trattenute quale costo del credito, sebbene anch’esse siano oggetto di finanziamento. L’importo totale del credito (…) coincide, quindi, con l’importo erogato al cliente al netto degli interessi e dei costi finanziati”.

Sebbene, dunque, il costo del credito ricomprenda tutti i costi, compresi interessi, commissioni, imposte e altre spese, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il creditore è a conoscenza, «inclusi i costi relativi ai servizi accessori, ivi compresi quelli di assicurazione, connessi con il contratto di credito, qualora la conclusione del contratto avente ad oggetto il servizio accessorio sia obbligatoria per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni contrattuali offerte» (Disposizioni in materia di Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari in materia di credito ai consumatori, sez. VII, art. 2) – come argomentato dal Collegio – ciò non implica che il TAEG contrattuale sia stato determinato in modo non corretto.

Il Collegio ha pertanto rilevato che l’intermediario abbia correttamente escluso i costi (anche provvigionali) legati alle polizze assicurative facoltative dal computo del TAEG, rigettando così il ricorso.

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