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Nota a ABF, Collegio di Roma, 23 giugno 2022, n. 9699.

Massima redazionale

 

Nella specie, la controversia è incentrata sull’eventuale sussistenza di un diritto dei ricorrenti (e del corrispondente obbligo in capo alla banca) alla rinegoziazione delle condizioni economiche di due contratti di mutuo, con particolare riferimento alla previsione di tassi di interesse più favorevoli per i mutuatari. Al riguardo, alla stregua dei principi generali sulla libertà negoziale, la possibilità di riesaminare le condizioni contrattuali rientra (fatte salve limitate eccezioni normativamente stabilite) nella più ampia autonomia delle parti di definire e modificare il regolamento dei propri interessi, anche successivamente alla conclusione del contratto. In questa prospettiva, la modifica delle condizioni economiche, in cui può farsi rientrare tanto la temporanea sospensione dei termini di rimborso delle rate di un mutuo, quanto la modifica dei tassi di interesse, traducendosi in una facoltà concessa a entrambe le parti, e non a un diritto stabilito dal legislatore a favore del mutuatario, non può essere imposta e, pertanto, la rinegoziazione risulta possibile in presenza di un accordo tra banca e cliente in ordine alle variazioni da apportare al contratto.

A diversa conclusione può giungersi solo ove ricorra una delle ipotesi eccezionali per le quali il legislatore (con la precipua finalità di tutelare preminenti interessi di carattere generale) preveda specifici diritti a favore di una delle parti, in deroga alla suddetta autonomia negoziale (circostanza non ravvisabile nel caso in esame).

Con riguardo alla disciplina di settore si evidenzia, altresì, che lo statuto delle imprese bancarie non è compatibile con un obbligo generale di far credito né, tantomeno, con un obbligo generale a rinegoziare le condizioni di un credito già concesso, tenuto conto non solo della libertà negoziale e dell’autonomia gestionale proprie di ogni impresa di diritto comune, ma, anche e soprattutto, delle caratteristiche dell’attività bancaria che deve costantemente orientarsi ai canoni di “sana e prudente gestione”, avendo riguardo “alla stabilità complessiva, all’efficienza e competitività del sistema finanziario”[1]. Detta autonomia negoziale non esclude, pur tuttavia, il dovere dell’intermediario bancario e finanziario di tenere una condotta ispirata ai principi di buona fede e correttezza nelle relazioni negoziali, che si traduce, nel caso de quo, nell’onere di riscontrare tempestivamente le istanze dei clienti fornendo un celere responso adeguatamente motivato[2].

Nella fattispecie, parte ricorrente si duole del fatto che la banca abbia ignorato le istanze di rinegoziazione e sospensione dei mutui de quo. Tuttavia, dalla documentazione prodotta agli atti del procedimento non è possibile risalire al momento preciso in cui i ricorrenti avrebbero formalmente avanzato tali richieste alla controparte. Dalla documentazione versata in atti, può dedursi come la banca non abbia ignorato le richieste dei ricorrenti, rappresentando loro che, ai fini dell’eventuale rinegoziazione dei tassi di interesse, sarebbe stata necessaria un’attività istruttoria per valutare la sussistenza di “redditi mensili sufficienti a coprire le rate di mutuo e il sostentamento” familiare; dal canto loro i mutuatari hanno affermato che a quella data non erano nelle condizioni di fornire alla banca mutuante le garanzie richieste per l’accoglimento dell’istanza di rinegoziazione. Sicché, la condotta della resistente non appare censurabile.

Da ultimo, la banca ha comunicato la concessione della sospensione dei mutui e, al tempo stesso, il diniego della domanda di rinegoziazione, per mancanza dei presupposti, riservandosi di riesaminare la questione al termine del periodo di moratoria. Pertanto, deve concludersi che, nell’ambito della propria autonomia negoziale, la resistente abbia riscontrato in tempi congrui le istanze avanzate dalla parte ricorrente, rappresentando i motivi del diniego.

 

 

Qui la decisione.

[1] Cfr. ABF, Collegio di Roma, n. 2923/2012.

[2] Cfr. ABF, Collegio di Roma, n. 9132/2021.

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