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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 19 aprile 2022, n. 12480.

Massima redazionale

 

Occorre distinguere tra il mutuo, la cui struttura contrattuale implica l’effettiva traditio delle somme di denaro e che, «per quanto possa essere realizzata anche a mezzo di forme assai rarefatte, comunque deve, per essere tale, realizzare il passaggio delle somme dal mutuante al mutuatario», e il “ripianamento” di un debito a mezzo di nuovo credito, «che la banca già creditrice realizzi mediante accredito della somma su un conto corrente gravato di debito a carico del cliente», trattandosi, in questo secondo caso, solo di «un’operazione di natura contabile», poiché «la posta compiuta “in dare” sul conto comporta, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1852 c.c., un’automatica e immediata modifica del saldo ex art. 1852 c.c., così precludendo ogni possibile ed eventuale sua utilizzabilità da parte del cliente, ma non eliminando la sostanza del debito»[1].

In relazione allo specifico fenomeno della c.d. “contestualizzazione dell’ipoteca per debiti pregressi”, la giurisprudenza di legittimità ha statuito che l’utilizzo di somme da parte di un Istituto di credito, per ripianare la pregressa esposizione debitoria del correntista, con contestuale costituzione in favore della Banca di una garanzia reale, costituisce un’operazione meramente contabile in “dare” ed “avere” sul conto corrente, non inquadrabile nel mutuo ipotecario, proprio perché, mentre quest’ultimo presuppone sempre l’avvenuta consegna del denaro dal mutuante al mutuatario, l’operazione sopra descritta determina, di regola, gli effetti del “pactum de non petendo ad tempus“, restando modificato soltanto il termine per l’adempimento, senza alcuna novazione dell’originaria obbligazione del correntista.

Nel caso di specie, è pacifica l’estraneità del tema della c.d. contestualizzazione dell’ipoteca per debiti pregressi, sia perché il credito originario e quello derivante da finanziamento erano e sono rimasti chirografari, sia perché, in concreto, né il curatore né (entro i limiti in cui ciò sia possibile) il giudice delegato risultano aver sollevato alcuna questione di invalidità o inefficacia del finanziamento medesimo. Invero, lo stesso tribunale dà espressamente atto che, in assenza di specifici «motivi di nullità», «la rinegoziazione del debito con trasformazione dello stesso da debito a breve a debito a medio-lungo termine», sia «del tutto lecita». Anche l’erogazione effettiva del finanziamento de quo non è stata mai messa in discussione nel corso del giudizio, avendo il tribunale espressamente affermato che «la somma erogata per il mutuo è andata a ripianare quasi del tutto il saldo negativo di conto corrente».

 

 

Qui l’ordinanza.

[1] V. Cass. n. 1517/2021; Cass. n. 7740/2020; Cass. n. 20896/2019.

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