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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 14 febbraio 2022, n. 4751.

di Antonio Zurlo (segnalazione dell’Avv. Biagio Campagna)

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, che fa da pendant alla poco precedente n. 4384, la Prima Sezione Civile, nel richiamare la decisione delle Sezioni Unite del 2007, il successivo pronunciamento del massimo consesso del 2019 ha testualmente osservato che «le Sezioni Unite non hanno affatto affermato … la prevalenza in ogni caso del dato testuale portato dai titoli rispetto alle prescrizioni ministeriali intervenute successivamente alla emissione e … anzi hanno esplicitamente negato, a fronte all’inequivoco dato testuale dell’art. 173 del codice postale che prevedeva un meccanismo di integrazione contrattuale, riferibile alla disposizione dell’art. 1339 del codice civile e destinato ad operare, nei termini sopra descritti, per effetto della modifica, da parte della pubblica amministrazione, del tasso di interesse vigente al momento della sottoscrizione del titolo».

Il prefato art. 173 deve essere correttamente collocato nel solco dell’operatività dell’articolo 1339 c.c., laddove afferma che: «Le variazioni del saggio d’interesse … hanno effetto per i buoni di nuova serie … e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie». Invero, tale ultima disposizione codicistica prevede un duplice congegno di inserzione automatica di clausole, tanto per via di integrazione del contratto, quanto per via di sostituzione delle clausole difformi; come evidente, trattasi di fenomeni alquanto diversi: 1) nel primo caso, le parti si astengono dal disciplinare il profilo oggetto della norma legale, sicché si determina un’integrazione legale a mezzo dell’inserzione automatica di clausole (secondo un congegno assimilabile a quello operante tramite l’inserimento nel rapporto contrattuale, in via suppletiva, delle regole dispositive non derogate dalle parti, seppure astrattamente derogabili; 2) nel secondo caso, in cui le parti decidono per via contrattuale di regolare il rapporto in difformità da una norma imperativa conformativa, il contratto è parzialmente nullo, ai sensi dell’articolo 1419, comma 2, c.c., e la lacuna generatasi viene consequenzialmente colmata dalla norma cogente. Ne discende che il fenomeno dell’integrazione soccorre l’autonomia negoziale delle parti contraenti; per converso, quello della sostituzione la sacrifica al massimo grado, poiché lascia sopravvivere una pattuizione difforme da quella voluta.

Il congegno cui rinvia all’articolo 173 del codice postale è quello della sostituzione, non certo dell’integrazione, giacché integrare un contratto significa completarne il regolamento attraverso l’introduzione di previsioni ulteriori rispetto a quelle espressamente volute dalle parti. Nel caso dei buoni postali, l’intervento del decreto, ab externo, porta, invece, a sostituire la misura degli interessi pattuita dalle parti.

Ciò premesso, il fenomeno della sostituzione presuppone una norma cogente e nell’ottica della summenzionata decisione delle Sezioni Unite del 2019, è l’art. 173 a essere considerato tale, con conseguente operatività del meccanismo sostitutivo dell’art. 1339 c.c. Cogenza giustificata in precipua considerazione della peculiare e complessiva disciplina dei buoni postali fruttiferi, quali strumenti, nella sostanza, del debito pubblico. Né, in senso contrario, rileva in alcun modo che il congegno sostitutivo operi per effetto di un provvedimento ministeriale, dal momento che questo si limita a riproporre l’autorità dalla primaria fonte normativa.

D’altro canto, posto che il contratto ha forza di legge tra le parti, ai sensi dell’articolo 1372 c.c., il già completo regolamento negoziale da queste voluto e formalizzato non potrebbe mutare per effetto della successiva inserzione automatica di una clausola concernente la misura degli interessi, se la disposizione che fissa detta misura non fosse cogente. In definitiva, il Collegio si pone senza soluzione di continuità con l’orientamento delle Sezioni Unite, che, in ambedue le precedenti occasioni, ha attribuito efficacia cogente all’articolo 173 (e, in dipendenza di questo, al decreto ministeriale).

 

Qui l’ordinanza.

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