Mutuo fondiario e superamento del limite di finanziabilità: la via mediana del Tribunale di Livorno.



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Nota a Trib. Livorno, 16 dicembre 2021.

di Antonio Zurlo

 

Con la recente pronuncia in oggetto, il Tribunale livornese decide di tracciare una via mediana, tra la tesi della piena validità ed efficacia del negozio (con mantenimento della disciplina fondiaria) e quella della radicale e integrale nullità (salva eventuale riconversione nella diversa fattispecie di mutuo ipotecario ordinario, a richiesta e subordinata alla verifica della non consapevolezza del superamento del limite da parte della Banca).

Nello specifico, il giudice toscano ritiene di aderire alla soluzione intermedia, per cui la violazione del limite di finanziabilità comporta la “riqualificazione” del mutuo dichiarato come fondiario in ordinario mutuo ipotecario, per carenza dei requisiti normativi, con esclusione della disciplina speciale fondiaria e dei relativi privilegi, per il tramite di una “semplice e ragionevole” operazione di corretta sussunzione giuridica della concreta fattispecie negoziale, in relazione all’accertamento della sussistenza (o meno) dei presupposti legali per l’applicazione di una determinata disciplina, ma senza muovere da una radicale ed assoluta nullità “virtuale” dell’intero contratto, salvo riconversione con vaglio dei relativi requisiti.

Peraltro, a giudizio del Tribunale, non è condivisibile il presupposto dal quale muove la tesi della radicale nullità, ovvero l’autonomia tipologica del mutuo fondiario, per il quale (eccezionalmente e diversamente da ogni altro mutuo ipotecario) il limite quantitativo di finanziabilità costituirebbe «elemento interno, strutturale della fattispecie»; invero, l’art. 38 TUB non individua un’autonoma tipologia contrattuale, limitandosi, per converso, a riconoscere il carattere della “fondiarietà” a tutti i finanziamenti a medio e lungo termine, garantiti da ipoteca di primo grado su immobili e che rispettino l’ulteriore condizione dell’ammontare massimo in rapporto al valore dei beni ipotecati (limite da determinare, peraltro, in via amministrativa).

In altri termini, il mutuo fondiario ipotecario non è, quindi, una tipologia contrattuale autonoma, ma una species del genus mutuo ipotecario, nel quale, in correlazione al rispetto delle condizioni e dei requisiti ex art. 38 TUB, sono riconosciuti alcuni specifici privilegi (o benefici).

Del pari, il giudice livornese reputa non meritevole di condivisione anche la ricostruzione che collega alla violazione del limite di finanziabilità una nullità virtuale assoluta, per violazione di norma imperativa, non essendoci, nel panorama ordinamentale, alcun divieto, per gli Istituti di credito, di concedere finanziamenti a medio – lungo termine, anche in assenza di garanzia ipotecaria, ovvero con garanzia ipotecaria non di primo grado o, ancora, di primo grado, ma per un importo superiore al limite fissato ex art. 38, comma 2, TUB. Peraltro, più sistematicamente, il riconoscimento di nullità virtuali in assenza di espressa previsione normativa è ricollegabile in larga misura alla discrezionalità dell’interprete, sia nell’individuare la norma imperativa, sia nel determinare le conseguenze della violazione, con possibile riduzione della certezza del diritto. Nel caso di specie, la nullità virtuale sarebbe da collegarsi a «elementi non testuali, non ricavabili dall’atto e soggetti a valutazione ex post con ampi margini oggettivi di opinabilità».

In conclusione, la riscontrata carenza dei requisiti normativi di fondiarietà non determina la caducazione integrale del negozio, ma la semplice perdita della connotazione di “specialità” e dei correlati “benefici”. Trattasi di una classica operazione di qualificazione della concreta fattispecie contrattuale, che il giudice può condurre prescindendo dal nomen iuris utilizzato dalle parti.

 

Qui la sentenza.

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