“Per quanto tempo è per sempre?”A volte, solo per 10 anni. La richiesta di documentazione bancaria al vaglio della Corte d’Appello meneghina.



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Nota a App. Milano, Sez. I, 19 novembre 2021, n. 3398.

di Antonio Zurlo

 

Con la recente sentenza in oggetto, la Prima Sezione della Corte d’Appello meneghina ha riepilogato la fisiognomica del diritto di accesso alla documentazione bancaria, indagando la relazionalità tra richiesta stragiudiziale e ordine di esibizione.

Nello specifico, i giudici milanesi hanno evidenziato che, in tema di rapporti bancari, la limitazione dell’obbligo di conservazione della documentazione bancaria, per un periodo decennale, ai sensi dell’art. 119, comma 4, TUB, corrisponda a un principio generale (ex art. 2220 c.c.) e, al contempo, che l’espresso riferimento alla documentazione contabile non possa implicare un obbligo di conservazione a tempo indefinito (o per un termine decorrente da un dies a quo indeterminato), non potendo tale obbligo fondarsi se non sulla disposizione in esame. D’altronde, il cliente è ampiamente tutelato tanto dalla possibilità di pretendere la consegna di copia della documentazione contrattuale, al momento della stipula, quanto dalla quella di esercitare il diritto di ottenere il medesimo documento in un lasso di tempo notevolmente ampio (segnatamente, dieci anni), in funzione del quale è costruito essenzialmente l’obbligo di conservazione della banca.

Nel caso di specie, la censura formulata avverso la decisione del giudice di prime cure, cui è imputato di aver male interpretato e disapplicato l’art. 119 TUB, dispensando la Banca dall’obbligo di consegnare al correntista i documenti contrattuali e contabili inerenti al conto corrente litigioso per il periodo anteriore al 10.3.2006 (decorrenza decennale dall’instaurazione della lite), risulta destituita di fondamento, essendo stata accolta la richiesta ex art. 210 c.p.c. (successiva all’inottemperanza dell’istituto di credito alla previa richiesta, ex art. 119 TUB), nei limiti temporali stabiliti dalla citata disposizione speciale.

Inoltre, non può, in alcun modo, ritenersi sussistente né un obbligo di conservazione e consegna oltre l’indicato limite temporale, né, tantomeno, la possibilità di superare l’indicato limite per il tramite dell’art. 210 c.p.c., norma che, invero, consente l’intervento del giudice al fine di permettere alla parte di ottenere quei documenti che essa non possa procurarsi da sé.  Difatti, da un lato, l’art. 119 TUB costituisce «normativa tesa alla trasparenza bancaria, che non immuta il riparto degli oneri probatori né interferisce con la disciplina processuale recata dal codice di rito»; dall’altro lato, «grava sulla parte che invochi l’intervento officioso del giudice l’onere di allegare e provare l’esistenza di una situazione eccezionale che legittimi l’utilizzo di tali poteri, ovvero l’impossibilità o particolare difficoltà di assolvere altrimenti all’onere probatorio[1]. In ogni caso, l’ordine di esibizione di un documento non può essere disposto allorquando l’interessato può di propria iniziativa acquisirne una copia e produrla in causa[2]».

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. 30 dicembre 2009, n. 28047.

[2] Cfr. Cass. 6 ottobre 2005, n. 19475. Conf. Cass. Civ., Sez. I, 13 settembre 2021, n. 24641.

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