Interessi moratori e tasso soglia: la parola fine (forse) non è ancora stata scritta. Rilievi critici alla pronuncia n. 19597/2020.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 6 dicembre 2021, n. 38555.

di Giovanni Lauro

 

SOMMARIO: Premessa. – 1. Le circostanze fattuali. – 2. Il (principale) motivo di ricorso. – 3. L’ordinanza della Cassazione -rilievi critici a Cass. SS.UU. 19597/20, la parola nuovamente agli ermellini.

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Premessa.

Con ordinanza interlocutoria n. 38555, del 6.12.2021, la Cassazione è tornata ad interessarsi della nota problematica relativa alla usurarietà degli interessi di mora convenuti (ed applicati) nel corso di un rapporto di mutuo ritenendo la questione meritevole di approfondimento in pubblica udienza, nonostante il recente intervento delle Sezioni Unite n. 19597/20 (cui si fa richiamo espresso nel provvedimento in commento).

Prima di entrare nel merito della vicenda in esame è opportuno ricostruire brevemente i fatti che hanno preceduto il ricorso innanzi la Corte di legittimità.

 

1. Le circostanze fattuali.

In particolare, nel caso di specie, la società mutuataria conveniva in giudizio l’istituto di credito mutuante lamentando, tra l’altro, la pattuizione e l’applicazione di interessi usurai e chiedendo, pertanto, la conversione del mutuo da oneroso a gratuito ex art. 1815 II° co. c.c.

Il Tribunale di Milano accoglieva parzialmente la domanda dichiarando la nullità degli interessi moratori in quanto pattuiti in misura (8,73%) superiore alla soglia (8,57%) prevista dal DM del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, del 19.9.2007, applicabile ratione temporis, e condannava la banca alla ripetizione delle somme a tale titolo versate.

La sentenza veniva impugnata innanzi la Corte di Appello di Milano che, accogliendo l’appello dell’istituto di credito, pur affermando la applicabilità della normativa antiusura anche agli interessi moratori, riteneva -tra l’altro- che nella fattispecie, non vi fosse stato il lamentato superamento della soglia usura in quanto doveva trovare applicazione “il tasso soglia desumibile dal DM 19.9.2007 con riferimento anche alla maggiorazione rilevata dall’indagine della Banca d’Italia (pertanto, n.d.r.), posto che tale tasso soglia per gli interessi moratori sarebbe individuato nella misura del 11,715%, pari cioè al 5,71% (tasso corrispettivo medio rilevato per i mutui a tasso variabile) maggiorato del 2.1% (maggiorazione media di mora), aumentato della metà (differenziale di usura), il tasso moratorio, concretamente pattuito dalle parti nel contratto del 5.10.2007 nella misura del 8,734% (pari al 6,734%, come individuato al momento della conclusione del contratto, aumentato della maggiorazione di mora, individuata nel 2%), è inferiore al limite.”

Di conseguenza la Corte di appello, non ritenendo ricorrenti nemmeno le condizioni di cui  all’art. 3 L. 108/96, riformava la sentenza di primo grado e condannava l’appellante alla refusione delle spese del doppio grado di giudizio.

 

2. Il (principale) motivo di ricorso.

Contro la sentenza della corte lombarda interponeva ricorso per Cassazione la società mutuataria denunziando, tra l’altro, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1, comma 2 e 4, 3, I. n. 108/96, per aver la Corte territoriale escluso che nella verifica dell’usura fossero applicabili agli interessi di mora i criteri fissati per gli interessi convenzionali, per cui l’unico accertamento da compiere doveva riguardare il superamento del tasso convenuto al tasso-soglia di cui alla I. n. 108, senza alcuna maggiorazione.

Il motivo veniva ritenuto manifestamente fondato dal relatore che pertanto formulava la relativa proposta ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ. nonostante, nelle more fosse intervenuta la sentenza a SS.UU. n. 19597 del 18.09.2020 che in buona sostanza, pur confermando l’assoggettabilità (anche) degli interessi di mora alla disciplina antiusura, legittimava, almeno per i contratti stipulati dalla pubblicazione del D.M. 25 marzo 2003 che, per la prima volta, dava conto dell’indagine statistica compiuta da Banca d’Italia nel 2001.

Successivamente la Corte, a seguito della camera di consiglio del 9.6.21, preso atto della proposta del Relatore ed in considerazione dell’arresto delle Sezioni Unite, riteneva la questione complessa e dunque meritevole di approfondimento in pubblica udienza.

 

3. L’ordinanza della Cassazione -rilievi critici a Cass. SS.UU. 19597/20, la parola nuovamente agli ermellini.

L’ordinanza interlocutoria merita approfondimento in quanto, per la prima volta dopo la più volte richiamata sentenza delle Sezioni Unite, la Corte di Cassazione ha ritenuto di non applicare de plano i princìpi sanciti dal Collegio nella sua massima espressione che, evidentemente, invece di comporre il contrasto, ha contribuito evidentemente a rendere la questione -per usare le parole dell’ordinanza interlocutoria- ancora più “complessa”.

A parere di chi scrive le criticità delle scelte ermeneutiche delle Sezioni Unite sono varie (come evidenziato anche da autorevole dottrina[1]) ma, in questa sede, si ritiene opportuno evidenziare l’aspetto più controverso, che sarà oggetto di valutazione in pubblica udienza, che riguarda la sostanziale legittimazione del cd. “tasso mora soglia” che, nemmeno due anni prima, gli stessi giudici di legittimità, non avevano esitato a definire “fantomatico”[2].

In particolare, la “manipolazione additiva” del 2,1% del tasso soglia usura, rinvenuta sulla base delle indagini svolte da Bankitalia per fini dichiaratamente estranei alle rilevazioni dei tassi medi riferibili alle singole categorie di operazioni soggette alla normativa antiusura, si pone in netto ed oggettivo contrasto con le prescrizioni contenute negli artt. 644, comma 4, cod. pen., art. 2, comma 4, L. n. 108 del 1996[3] e art. 1, comma 1, d.l. n. 394 del 2000, conv. dalla I. n. 24 del 2001.

Invero, dalla lettura delle citate norme, appare pacifico che il tasso soglia derivi dalla maggiorazione di un tasso medio (TEGM).

Orbene, i tassi medi (TEGM), secondo quanto stabilito dalla legge e secondo le stesse istruzioni della Banca d’Italia sono, tra l’altro, (ì) rilevati trimestralmente, (ii) calcolati sulla base dei tassi medi praticati dagli intermediari finanziari, (iii) riferiti a categorie omogenee di operazioni e (iv) suddivisi in classi d’importo.

Lo “spread di mora” che secondo le Sezioni Unite sarebbe necessario aggiungere al tasso soglia, ai fini della verifica dell’usurarietà del tasso di mora, invece: (i) non è un tasso medio (TEGM), (ii) non è stato rilevato periodicamente, (iii) non è riferito a categorie omogenee di operazioni.

L’origine dello “spread di mora” deriva, infatti, dalla nota metodologica allegata ai decreti ministeriali di rilevazione del TEGM, pubblicata, insieme ai tassi soglia, nella Gazzetta Ufficiale dall’anno 2003 dove si legge che: “nell’anno 2002 la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi hanno proceduto a una rilevazione statistica riguardante la misura media degli interessi di mora stabiliti contrattualmente. La rilevazione ha riguardato un campione di banche e di società finanziarie individuato sulla base della distribuzione territoriale e della ripartizione tra le categorie istituzionali. In relazione ai contratti accesi nel terzo trimestre del 2001 sono state verificate le condizioni previste contrattualmente; per le aperture di credito in conto corrente sono state rilevate le condizioni previste nei casi di revoca del fido per tutte le operazioni in essere. In relazione al complesso delle operazioni, il valore della maggiorazione percentuale media è stato posto a confronto con il tasso medio rilevato”.

Ne consegue che lo “spread di mora”, considerato (erroneamente) nella formula di calcolo “suggerita” dalle Sezioni Unite come un TEGM -ma oggetto di una rilevazione statistica una tantum avente ad oggetto unicamente le aperture di credito in conto corrente- non può mai generare un incremento del tasso soglia valido ed oggettivamente attendibile soprattutto ove si pretenda di utilizzarlo, indistintamente, per tutte le categorie di operazioni e per tutte le classi di importo.

In altri termini la Cassazione, nel distinguere il calcolo degli interessi di mora tra quelli convenuti nei contratti stipulati prima del marzo 2003 (per i quali, con buona pace della tanto decantata “omogeneità” -la cui esigenza, così avvertita dalla giurisprudenza (anche se con qualche recente eccezione[4]), non pare trovare, invero, alcun riscontro normativo- non si applicherebbe la maggiorazione del 2,1%) e quelli sottoscritti dopo tale data (per i quali sarebbe invece vincolante adottare la maggiorazione del 2,1%), ha operato una interpretazione additiva della norma amministrativa -che, benchè avallata dalle Sezioni Unite, non può vincolare il giudice ai sensi dell’art. 101 Cost.- creando una norma giuridica “nuova” ed un tasso soglia che semplicemente non esiste in quanto è indubitabile che la disciplina dell’usura trova fondamento nelle rilevazioni trimestrali e non può certo basarsi su indagini statistiche condotte a fini dichiaratamente conoscitivi da un organo amministrativo con funzione consultiva quale è, nella fattispecie, la Banca d’Italia.

Ad ulteriore conferma della tesi qui esposta si richiama la nota dell’ I.R.C.R.I. “Istituto di Ricerca Centrale della Repubblica Italiana”[5] che ha evidenziato come, “a far data dal terzo trimestre 2011, i tassi effettivi globali medi[6] relativi a ciascuna categoria di operazioni superiori al 5,5%, ove maggiorati di 2,1 punti percentuali, producono una differenza, rispetto al tasso soglia, “superiore a otto punti percentuali” [7] in spregio alle modifiche apportate dalla L. 12 luglio 2011, n. 106 – Art. 8 (Impresa e Credito) 5° co., lett. d) amente del quale “all’articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, le parole: “aumentato della meta’.” sono sostituite dalle seguenti: “aumentato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non puo’ essere superiore a otto punti percentuali.

In conclusione, a parare di chi scrive, si ritiene che la maggiorazione del 2,1% dei tegm non sia in alcun modo sostenibile né dal punto di vista normativo né (almeno in alcuni casi), come appena rilevato, dal punto di vista pratico con la conseguenza che appare davvero improbabile che la Cassazione possa dare continuità ad una metodologia di calcolo, quella del “tasso mora soglia”, fondata su parametri eterogenei frutto di una elaborazione giurisprudenziale che non trova riscontro nella legge ma, anzi, addirittura la contraddice.

Non ci resta che attendere auspicando un coraggioso “anticipatory overrulling” della Corte di legittimità che, stavolta nel rispetto della legge, risolva in maniera convincente una questione che ad oggi, nonostante gli sforzi motivazionali delle Sezioni Unite, resta ancora “complessa”.  

 

Qui l’ordinanza.


[1] COLOMBO, Interessi di mora e usura: la parola alle Sezioni Unite, in Corr. giur., 2020, 26 ss., p. 45 (nota a Cass.  22 ottobre 2019, n. 26946); DIDONE, Le Sezioni Unite e l'”usura degli interessi moratori”. Spunti critici, in Rivista di Diritto Bancario, fasc. I – anno 2021 | Sez. II^; GUIZZI, Usura e interessi di mora: e quindi uscimmo a riveder le stelle?, in Corr. giur., 2020, 1306.

[2] Cfr. Cass. n. 27442/18, relatore Rossetti.

[3] in particolare, la L. n. 108 del 1996 stabilisce, all’art. 2 che:

1. Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura.

I valori medi derivanti da tale rilevazione, corretti in ragione delle eventuali variazioni del tasso ufficiale di sconto successive al trimestre di riferimento, sono pubblicati senza ritardo nella Gazzetta Ufficiale.

2. La classificazione delle operazioni per categorie omogenee, tenuto conto della natura, dell’oggetto, dell’importo, della durata, dei rischi e delle garanzie è effettuata annualmente con decreto dei Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi e pubblicata senza ritardo nella Gazzetta Ufficiale.

4. Il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà.

[4] Cfr. Cass. 37058/21.

[5]Consultabile sul sito di Banca d’Italia al seguente link: https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/consultazioni/2015/istr-rilevazioni-tegm/commenti-consultazione/IRCRI.pdf.

[6] Contenuti nei decreti ministeriali pubblicati trimestralmente dal Dipartimento del Tesoro.

[7] Nella nota viene riportato il seguente “Esempio: Il tasso effettivo globale medio per le operazioni di leasing autoveicoli e aeronavali oltre 25.000 per il periodo aprile – giugno 2015 ammonta al 7,10%. Quest’ultimo aumentato di 2,1 punti percentuali produce un tasso medio pari al 9,20%. Sicché:

Tasso soglia = 9,20% + ¼*9,20% + 4% = 15,50%

Differenza tra Tasso Soglia e TEGM = 15,50% – 7,10 % = 8,40%”.

 

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