Responsabilità civile dei magistrati: questione di legittimità costituzionale.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 3 novembre 2021, n. 31321.

di Laura Fatano

 

Si segnala la questione di legittimità costituzionale sollevata con ordinanza interlocutoria n. 31321, del 3 novembre 2021, dalla Corte di Cassazione relativa ad un aspetto peculiare della responsabilità civile dei magistrati: il regime intertemporale della disciplina del risarcimento del danno non patrimoniale applicabile ai fatti verificatisi prima dell’entrata in vigore della modifica introdotta con la legge n. 18/2015.

La legge n. 18/2015 è intervenuta integralmente sulla normativa del risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio della funzione giudiziaria, a seguito della procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia per violazione dei principi comunitari. La riforma ha avuto una portata dirompente, sebbene quella del magistrato sia rimasta una forma di responsabilità indiretta e il diritto di rivalsa dello Stato, nei confronti del soggetto che abbia cagionato il danno, sia limitato entro soglie quantitative.

Tra le modifiche apportate dalla novella legislativa vi è il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno non patrimoniale senza alcuna condizione (salva, ovviamente, la prova dei presupposti della responsabilità). Invece, nella formulazione originaria, l’art. 2, co.1, l. n. 117/1988 riconosce il pieno risarcimento del danno patrimoniale e limita il risarcimento di quello non patrimoniale alle sole ipotesi in cui l’errore giudiziario si risolva in una limitazione della libertà personale.

Una simile disposizione riflette lo scetticismo del legislatore dell’epoca con riferimento al danno non patrimoniale, retaggio della disposizione generale del codice civile che ammette il risarcimento del danno non patrimoniale nei soli casi previsti dalla legge (art. 2059 cc). Pertanto il bilanciamento tra opposte esigenze – l’indipendenza della magistratura, da una parte, e la garanzia delle libertà fondamentali dell’individuo, dall’altra – è stato individuato dalla l. n. 117/1988 nel diritto alla riparazione dei danni non patrimoniali conseguenti alla lesione più grave che potesse configurarsi ovvero la privazione della libertà personale.      

Il problema oggi riscontrato dalla Corte di Cassazione è nella mancanza di disposizioni transitorie nella l. n. 18/2015. Pertanto, in virtù della natura generalmente irretroattiva della legge (art. 11 preleggi), la vecchia formulazione dell’art. 2, co. 1, l. n. 117/1988 continua ad applicarsi ai fatti verificatisi anteriormente all’entrata in vigore della disciplina, ma che siano ancora sub iudice

Qui si riscontra il vulnus sia della disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati (lg. 117/1988), sia della legge 18/2015 per la sospetta violazione degli artt. 2, 3 e 32 Cost.

La Corte di Cassazione dubita della ragionevolezza del bilanciamento operato all’epoca dalla legge 117/1988 «a fronte di una normativa che riconosce(va) l’idoneità delle condotte individuate dall’art. 2 (…) a determinare danni sia patrimoniali che non patrimoniali», lasciando in tal modo priva di conseguenze l’attività giudiziaria illecita che si risolva in gravi lesioni delle libertà fondamentali dell’individuo, diverse dalla limitazione della libertà personale.

Inoltre forti dubbi di ragionevolezza si riscontrano nell’ammissibilità dell’applicazione della formulazione originaria dell’art. 2, co. 1, lg. 117/1988 alle situazioni che siano ancora giustiziabili, poiché viene negato «il principio di globalità risarcitoria» nell’attuale contesto ordinamentale che «riconosce massima espansione ai diritti della persona e alla tutela dei suoi valori».

 

Qui l’ordinanza.

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